MG 8073(ASI) Perugia. Al palco principale di Umbria Jazz si celebra Quincy Jones che a marzo ha compiuto 85 anni. Quincy Jones ha una carriera varia e di grande successo: strumentista, autore e soprattutto produttore musicale, perlustrando i più svariati generi musicali. Praticamente infinito l’elenco completo dei musicisti che ha lanciato e prodotto, tra i quali è inevitabile ricordare Michael Jackson, se non altro perché con lui ha prodotto i dischi più venduti di tutti i tempi e naturalmente il monumento musicale We Are The World.


Diciamo subito che lo “spettacolo” e si faccia attenzione non il “concerto”, è stato uno tra i più belli che si siano mai visti a Perugia nei molti anni di storia della manifestazione di Umbria Jazz. Davvero un omaggio straordinario, durato tre ore e mezzo, con decine di musicisti e una trentina di brani. Un evento pesato con equilibrio, che non è mai risultato gravoso, malgrado una durata veramente maxi. Quincy Jones entra sulla scena e si accomoda su una poltrona laterale, mentre due suoi amici, uno in italiano (Nick the Nightfly), l’altro in inglese, gli fanno domande e presentano i brani. Immaginate allora di essere davanti al computer, di andare sulla nota enciclopedia virtuale Wikipedia e di divertirvi a cliccare su qualcuno dei nomi che sono legati alla sua straordinaria carriera. Lo spettacolo potrebbe quindi essere spiegato così. …Apre l’orchestra di Umbria Jazz diretta da John Clayton, composta da almeno trenta elementi con molti fiati e archi, che ben si presta ai brani orchestrali di Quincy, specie alle sue tante colonne sonore tra cui citiamo The colour purple. Tra i brani invece la bellissima I can’t stop loving you. Da qui, un continuo ricambio di grandi artisti, che ruotano e si mescolano in genere ogni due o tre canzoni. Arriva poi il gruppo vocale (…e che gruppo) Take 6, che coinvolgono ma senza emozionare. E’ allora la volta di Ivan Lins, re della bossanova, voce e tastiera, conosciuto decenni orsono da Quincy, che esegue insieme a Nanni Zedda regista dell’evento. E qui la serata si impenna. Dopo questo splendido omaggio al Brasile, entra Noa, con il suo compagno d’arte Gil Dor, i quali si avventurano in un inatteso quanto splendido omaggio a Joan Sebastian Bach di ben tre brani, per voce (virtuosa, ma non c’è nemmeno da dirlo) e chitarra. Noa sorprende ancora di più con un bel brano di tradizione ebraica, in cui si esibisce anche come percussionista. Quindi è la volta di Dee Dee Bridgewater, cara e storica musicista di Umbria Jazz anche per essere stata presente alla prima edizione di UJ. La sua voce calda e perfetta è forse l’emozione più grande della serata. Lei interpreta due canzoni, tra cui Misty, di Errol Garner cantata da Sarah Vaughan, per l’occasione qui accompagnata da Quincy Jones. Viene raggiunto davvero il cuore di ogni singolo spettatore. Dopo questo vero godimento dell’anima (mi permetto di dire che qualche anno fa la cantante non ci aveva affatto impressionato) arrivano due giovani artisti cubani, il pianista Alfonso Rodriguez incontrato da Quincy Jones al festival di Montreaux (Jones ci assicura che lui si esercita per più della metà del giorno), che suona due originali pezzi con l’altro artista e suo amico, Pedro Martines. Entra in scena a questo punto Patty Austin, grandissima cantante americana, la quale interpreta I am beginning to see the light di Duke Ellington. Per il brano My Ship, scritto per Miles Davis, giunge sul palco il nostro Palo Fresu, eseguendo meravigliosamente alla tromba e arricchendo addirittura la versione originale.
Gli artisti entrano ed escono ad ogni pezzo, incrociandosi più volte per una decina di canzoni, tra cui si riconoscono Love Dance, Setembro ed uno di Marvin Gaye, in cui tutti i musicisti sono presenti. Tony Renis ed il patron di Umbria Jazz, Giancarlo Pagnotta, salgono allora per la consegna di un premio a Quincy. Si termina con Noa, in Life is Beautiful (cioè la versione inglese della canzone legata al film di Benigni) con un altro pieno di emozioni. Ciò a testimoniare anche il legame tra Jones e la musica italiana. Un ultimo brano che vede, finalmente, Quincy Jones alzarsi ed andare a dirigere l’orchestra, prima dell’immancabile bis. Oltre tre ore di grande “spettacolo”, forse davvero il più bello visto ad Umbria Jazz, utile per rendersi conto di come più povera sarebbe stata la musica se di essa non si fosse occupato Quincy Jones. Il produttore e musicista ha tenuto infine a ricordare che non di sola musica è vissuto, riportando un accorato ricordo della esperienza per la riduzione del debito dei paesi del terzo mondo fatta con Bono, Bob Geldof e persino con l’amato Papa Giovanni Paolo II ( a proposito del quale racconta anche un episodio di vita privata); ma soprattutto con Martin Luther King e Nelson Mandela, suoi amici. Uno spettacolo che, ad onta della inconsueta durata è stato scorrevole quanto intenso e che ci auguriamo sia ripreso dai media televisivi al fine di fare comprendere come la musica non solo sia importante per la cultura e la società ma sia “vita”.

Ospite per ASI: Carlo Ambrogi

 

 

 

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