(ASI) Perugia – Per Agenzia Stampa Italia ci troviamo a Perugia, presso il Palazzo della Penna, per la presentazione del libro La via del Sol Levante. Un viaggio giapponese delle “Edizioni Idrovolante”.

Qui con noi è presente l’autore del libro, Mario Vattani. Diplomatico italiano, Vattani dal 1995 ha ricoperto molteplici incarichi istituzionali in diverse ambasciate italiane, tra cui quella di Washington, poi in Egitto, per essere nominato nel 2011 Console Generale in Giappone. Vattani per il Giappone nutre un amore particolare, il quale è sfociato nella pubblicazione, nel 2016, del suo primo romanzo Doromizu. Acqua torbida, una storia ambientata in una Tokio tenebrosa e tentacolare di inizio millennio. Per poi riconfermarsi, tale amore per il Giappone, nella pubblicazione proprio de La via del Sol Levante, il quale si rivela essere un romanzo autobiografico.

Dottor Vattani, ci spieghi brevemente la sua storia narrata ne La via del Sol Levante.

Mario Vattani: «Io ho voluto raccontare un viaggio che è un viaggio vero. Un viaggio reale che ho fatto in motocicletta in Giappone: era una cosa che avevo sempre sognato di fare. Con la mia carriera sono stato anche negli Stati Uniti d’America, però in Giappone ho passato molti anni ed era una cosa che volevo fare. L’idea di fare un viaggio in moto lì era per me molto speciale: era quasi una “fuga”. Ma perché questo libro diventa una storia che, in qualche modo, vale la pena di raccontare? Perché non è solo un diario di viaggio, ma attraverso questo viaggio io scopro delle cose che mi portano a trasformare questo percorso con la moto in qualcosa di più. Diventa un’indagine. Un’indagine in quella che è la storia d’Italia e Giappone, due Paesi che sono nati come Stati moderni nello stesso periodo, e poi hanno fatto un percorso che vale la pena di raccontare.»

In esso cerca di riportare alla conoscenza i rapporti tra Italia e Giappone che, aldilà di quello che si crede comunemente, sono molto profondi. Giusto?

Mario Vattani: «Sono profondi e oltretutto hanno un’origine antica, perché i primi contatti che ci sono stati tra Italia e Giappone risalgono addirittura al Rinascimento. Pero la cosa che io voglio raccontare attraverso questo percorso, che descrive un’Italia e un Giappone che cambiano, crescono insieme, è la cifra di questo rapporto. La cifra è una considerazione e un rispetto che vi sono stati da sempre da parte italiana verso il Giappone.»

Il viaggio che attua alla scoperta di questo “Giappone profondo”, si rivela essere la ricerca della parte antica e originale della Nazione Nipponica, rappresentata dal mito del “Samurai”. In qualche modo, si può dire che tale ricerca si traduce nella riscoperta personale-interiore della via guerriera? E se “si”, nell’odierno mondo della società tecnologica, del consumismo assunto a valore fondante, e della progressiva perdita di ogni radice e legame tradizionale, culturale, nazionale, che senso assume questa ricerca?

Mario Vattani: «Noi il Giappone lo conosciamo in Occidente attraverso, soprattutto, delle immagini. Prima lo conoscevamo attraverso, appunto, queste stampe che arrivavano dal periodo del ‘600, poi dopo la fotografia giapponese, il cinema giapponese, i manga, gli anime: insomma il Giappone lo conosciamo in diverse forme. Quella de “La via del Guerriero” è sicuramente una delle immagini che abbiamo del Giappone – non è l’unica. Però è chiaro che in questo libro, siccome la mia storia – quella del “motociclista” – è attuale, la storia da cui partiamo invece è proprio quella del periodo della modernizzazione del Giappone, cioè della guerra civile che è quella che ha opposto quel vecchio modo di essere con un modo nuovo di trasformarsi. Ecco è interessante dire che cosa rimane di quei valori nel mondo moderno. C’è una ricerca? Valgono ancora alcuni di quei modi di concepire la vita? Si, senz’altro. Sono forse le cose che in qualche modo hanno più charme per noi osservatori esterni. Quindi c’è un valore in questa ricerca perché in essa comunque ci si migliora.»

Ha dei prossimi lavori in “cantiere”?

Mario Vattani: «E’ stato citato prima il libro Doromizu che fu pubblicato da “Mondadori” l’anno scorso. Finiva in un modo molto giapponese e dal pubblico, certe volte, sento la voglia di saperne di più, di continuare questo percorso. Forse la prossima cosa che farò potrebbe anche non essere in Giappone: non si sa. Ma insomma un romanzo, una storia con dei personaggi che abbiano una vitalità, che è quella che mi piace raccontare, forse potrebbe esserci.»

Federico Pulcinelli – Agenzia Stampa Italia

 

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