(ASI) Tratto dall’omonimo romanzo di Eiko Kadono del 1985, Kiki, letteralmente MaJo no takkyūbin, “le consegne espresse della strega” è il capolavoro d’animazione del Maestro Miyazaki, risalente al 1989, prodotto dallo studio Ghibli.

Ne è stata presentata, al Festival Internazionale del film di Roma 2010, una versione sottotitolata col nome di “Il servizio consegne della strega”, proprio per essere più fedele all’originale, da Gualtiero Cannarsi, traduttore, adattatore e dialoghista, il quale ha curato anche l’edizione 2013 del film, ridoppiata appositamente in Italiano per essere distribuito dalla Lucky Red.

Kiki è una “streghetta” di 13 anni che intraprende un viaggio di un anno, accompagnata dal suo fedele gatto parlante Jiji, a cavallo della propria scopa.

Questa partenza è considerata come rito di iniziazione per tutte le streghe, come la tradizione giapponese vuole, per esercitare i propri poteri; ma in realtà non è che la dimostrazione del “sapersela cavare” da sola, nel trasferimento dalla casa dei genitori ad una nuova città.

È una favola delicata, che narra quanto sia complesso il passaggio dall’infanzia, all’adolescenza e poi all’età adulta, capace di offrire buoni consigli ai più piccoli, senza troppo snaturare, appesantendo, la propria natura d’animazione.

Ne è dimostrazione la filosofia stessa del regista che mostra la sua dote di sintesi tra romanticismo, umanesimo e sapore epico, condendo il tutto con grandiosa poesia e fantasia.

Questo film, come “Il mio vicino Totoro” si distacca dal Miyazachi degli inizi, dove la figura del “cattivo” era sempre presente, come per esempio in “Lupin III” o in “Laputa” facendo guadagnare spazio a rapporti meno definiti nel binomio degli antagonisti bene-male.

I suoi personaggi sono sempre dotati di grande dinamicità e mutevolezza, ed anche la figura del “cattivo”, se presente, ha pur sempre un fondo di bontà.

Tratto comune in tutte le sue opere è sicuramente l’educazione e la sensibilizzazione verso valori universali ed ecologici, ma pur sempre capaci di risvegliare negli adulti, il bambino addormentato, ma pur sempre presente in qualsiasi uomo.

La grandezza del regista, in effetti, si bilancia proprio nel pubblico a cui si rivolge: è adatto a tutti.

Il linguaggio immediato e sfumato di delicatezza, non presenterà difficoltà nel parlare anche ai più piccoli, alla loro sensibilità di intuire emozioni e sentimenti.

L’autore da sempre ha dimostrato una capacità più unica che rara: quella di saper toccare corde dolenti dell’animo, mantenendo una discrezione assoluta; quasi chiedesse agli spettatori il permesso di emozionarli.

Questa abilità, rende perciò tutti i suoi film, opere assolutamente imperdibili.

 

VOTO: 5/5

 

Gloria Panfili – Agenzia Stampa Italia

 

 

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