(ASI) I Paesi inseriti nel nuovo decreto interministeriale che prevede di accorciare i tempi per i rimpatri dei migranti sono Algeria, Marocco, Tunisia, Albania, Bosnia, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Senegal, Serbia e Ucraina. Lo ha detto il ministro degli Esteri e capo del M5s Luigi Di Maio presentando alla Farnesina il nuovo decreto interministeriale sui migranti.

 

Sui circa 7.000 arrivi di quest’anno, ha spiegato Di Maio, “oltre un terzo appartengono a uno di questi Paesi. Per molte di queste persone dobbiamo attendere due anni ora per oltre un terzo degli arrivi acceleriamo le procedure”.

“E’ stato un lavoro di squadra: ringrazio il ministro Bonafede, il presidente Conte e la ministra Lamorgese perchè noi stamattina firmiamo il decreto ministeriale che ci permette di portare le misure per stabilire se un migrante può stare in Italia da due anni a 4 mesi”.

 “I Paesi che sono in questo decreto sono i Paesi che abbiamo individuato dopo il lavoro dei nostri ministeri”, ha aggiunto spiegando che con alcuni di essi, come il Marocco, ci sono già accordi in essere ma che finora non sono stati implementati.

“E’ solo il primo step – ha ribadito – la lista potrà essere aggiornata in seguito con altri Paesi”. Per completare gli accordi, ha detto ancora, sarà fondamentale il ruolo della cooperazione allo sviluppo. Nelle prossime settimane “farò vari viaggi in alcuni di questi Paesi per riuscire ad accelerare le procedure di rimpatrio”.

“Anche negli ultimi quattordici mesi è stato tutto fermo sui rimpatri, siamo ancora all’anno zero. Non credo  che la redistribuzione sia la soluzione definitiva” ma “lo step importante è fermare le partenze”.

“Il fondo rimpatri, che può arrivare fino a 50 milioni di euro, non è il fondo che ci serve per pagare le spese di rimpatrio ma il fondo che ci permette di implementare gli accordi attraverso i progetti di cooperazione allo sviluppo”, ha aggiunto  precisando che “oggi il fondo dispone di cifre irrisorie, 2-4 milioni di euro, ma può arrivare fino a 50 milioni”.

“Non ci sono oneri di spesa per la semplice ragione che questo tipo di decreto inverte l’onere della prova. E’ chiaro che questo è un primo step”.

Maria Conti  - Agenzia Stampa Italia

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