(ASI) L’ultima ondata anomala di calore autunnale spinge il 2018 al record dell’anno più bollente da oltre due secoli con un temperatura media superiore di 1,77 gradi rispetto al valore di riferimento (1961-1990) che ha stravolto i cicli naturali con le foglie che non cadono dalle piante e mosche, zanzare e cimici ancora presenti alla vigilia dell’inverno.

E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati controllati ed elaborati dall’Ispra nei primi dieci mesi dell’anno, nonostante la serie di eventi meteorologici estremi che hanno investito ultimamente tutta l’Italia e che hanno determinato gravi conseguenze per la popolazione, l’ambiente e il territorio del nostro Paese. Nelle campagne gli effetti delle alte temperature si fanno sentire anche – sottolinea la Coldiretti – per i parassiti delle piante che con le temperature miti sono rimasti attivi e attaccano più facilmente le colture come la cimice asiatica che ha invaso città e campi coltivati dove sta facendo strage di frutta, cereali e soia. A preoccupare in questa fase – continua la Coldiretti – è l’annunciato arrivo del maltempo con un forte abbassamento delle temperature che troverebbe le piante impreparate a difendersi. Le condizioni meteorologiche quasi estive nel pieno dell’autunno, la cosiddetta estate di San Martino, non sono – precisa la Coldiretti – un fenomeno raro, ma quest’anno si inseriscono in una quadro generale che conferma la tendenza al surriscaldamento. Nella classifica degli anni interi più caldi da oltre due secoli si concentra infatti nell’ultimo periodo e comprende nell’ordine – precisa la Coldiretti – anche il 2015, il 2014, il 2003, il 2016, il 2007, il 2017, il 2012, il 2001 e poi il 1994. Il cambiamento climatico si manifesta con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. Gli effetti – conclude la Coldiretti – sono stati gelo, nubifragi, trombe d’aria, bombe d’acqua, grandinate e siccità che si sono succeduti colpendo a macchia di leopardo durante l’anno lungo tutta la Penisola e provocando oltre un miliardo e mezzo di euro di danni alle coltivazioni.

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