(ASI) Gli africani che si trasferiscono in Europa, con meta privilegiata l’Italia, sono un problema gigantesco, immenso. Ma le mezzecalzette che ci governano fanno finta di niente, giustificano tutto con il dovere (sic!) dell’accoglienza e con le leggi del mare, richiamate in ogni intervista e in ogni trasmissione televisiva.

La verità amara è che sembra che a loro importa solo gestire - ed è facile immaginare come - i soldi che arrivano in parte dall’Europa; il resto sembra non conta. Dietro la solidarietà, viene il dubbio, che ci sia solo un volgarissimo, intollerabile business. 

Gli sbarchi sulle nostre coste sono aumentati negli ultimi mesi del 51% nonostante gli accordi che ci avevano raccontato di aver stipulato con la Libia per arginare in qualche modo il fenomeno. Le solite menzogne. Ora arriva, sulla questione, l’intervento del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro che sta indagando su questi soccorsi in mare e dichiara che “alcune Ong (Organizzazioni non governative) potrebbero essere finanziate dai trafficanti, e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga. Forse la cosa potrebbe essere più inquietante. Si perseguono da parte di alcune Ong finalità diverse: destabilizzare l’economa italiana per trarne dei vantaggia”. In qualsiasi paese al mondo dichiarazioni di questo tenore farebbero saltare sulla sedia tutte le autorità, dando atto, nel contempo, al magistrato inquirente del lavoro che sta svolgendo. In Italia, invece, è scoppiato un putiferio. I ministri degli Interni, Marco Minniti e della Giustizia, Andrea Orlando, invece di mobilitare i propri apparati per verificare prima possibile se l’allarme di Zuccaro fosse vero, e in caso positivo intervenire rapidamente per evitare ulteriori danni al paese, hanno subito invitato il magistrato a “non trarre conclusioni affrettate e a parlare con gli atti”. Ma che ne sanno i ministri se le conclusioni erano affrettate, che poi tali non erano, si capiva, anche facilmente, che erano “ipotesi di lavoro” come è stato poi costretto a precisare lo stesso Zuccaro. C’è un detto cinese che dice: quando il dito punta la Luna, l’imbecille guarda il dito. Qui non sono affatto imbecilli e non guardano il dito, guardano al business che immagino sia gigantesco e “rende di più di quello della droga”. Zuccaro, con la sua inchiesta, rischia di intralciare gli affari, meglio che vada piano, anzi pianissimo, mi aspetto che lo trasferiscano a Belluno. Tutto veramente sconcertante oltre che demoralizzante. Anche perché, purtroppo per noi, le “ipotesi di lavoro” che arrivano da Catania appaiono maledettamente verosimili. Le valanghe di indignate precisazioni per chiarire che non tutte le Ong sono finanziate dagli scafisti sono state del tutto inutili, perché già Zuccaro aveva detto che solo “alcune” erano coinvolte in questo traffico. Che ci sia qualcosa di incomprensibile, però, è abbastanza evidente. Intanto l’aumento degli sbarchi, come già detto del 51%, grazie al fatto che queste navi, peraltro aumentate eccessivamente (7 nel 2015 e il doppio, 14, nel 2016) vanno a prendere i migranti a poche miglia dalle coste libiche, ed è questa, secondo i rapporti della polizia, “una concausa” dell’aumento degli sbarchi. Tra l’altro “la presenza di queste Ong - ha spiegato il procuratore Zuccaro nel corso di una audizione in Parlamento - provoca, nell’attività di contrasto al fenomeno degli organizzatori del traffico, una sorta di scacco”. Infatti non ci sono più i trafficanti da arrestare e processare perché gli scafisti caricano i gommoni di migranti, visto che devono fare solo poche ore (o addirittura pochi minuti) di navigazione, e dopo poche miglia li affidano alle navi di soccorso. Gli affari per loro si moltiplicano senza nemmeno il rischio di qualche incontro sgradevole con la polizia italiana. Tutto questo porta ad una facile previsione: l’esodo sarà continuo e sempre più numeroso, inarrestabile vista la facilità di come avviene. La cosa è un’autentica follia. L’allarme di Zuccaro sulla “possibile destabilizzazione dell’economia italiana” rappresenta una naturale, quasi ovvia conseguenza di questa oggettiva situazione. Un Paese come l’Italia con un’economia già disastrosa, sull’orlo della bancarotta, come certificano giorno dopo giorno le società di rating, non solo per l’enorme debito ma anche per l’altissima disoccupazione (in Calabria, dove peraltro avvengono gli sbarchi maggiori di emigranti, nel 2016 quella giovanile è stata del 58,7 %) come fa a mantenere centinaia di migliaia di uomini, donne, bambini senza provocare traumi irreparabili? Queste mezzecalzette che si trastullano in Parlamento e a palazzo Chigi trovano il tempo, qualche volta, di pensarci? Temo di no. S’indignano solo quando qualcuno ha il coraggio di dire la verità con la speranza di far aprire gli occhi prima che sia troppo tardi. Pensate che sulle dichiarazioni del procuratore di Catania, con una rapidità degna di miglior causa, si è già mobilitato anche il Csm, il cui vicepresidente, Giovanni Legnini ha detto che sottoporrà il caso al comitato di presidenza già il 3 maggio prossimo. Non c’è alcuna speranza di poterci salvare, stiamo andando a fondo come il Titanic.

Fortunato Vinci –Agenzia Stampa Italia

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