messi copy(ASI) Buenos Aires- «Stop all'amichevole, la Nazionale non può correre rischi, è nostro compito preservare l'incolumità dei calciatori». La decisione presa dalla federazione di calcio argentina infiamma la diplomazia israeliana, dopo che lo sport è stato sommerso dalla politica.

 

Messi e compagni non hanno giocato in Israele sabato 9 giugno e la cancellazione dell'evento ha incrinato il rapporto con Tel Aviv. La retromarcia dei sudamericani, appena prima dell'inizio dei Mondiali in Russia, è stata motivata dal rischio di trasferta in Terra Santa, ben al dì là dei malumori del commissario tecnico Jorge Sampaoli, per via del lungo viaggio che dovevano affrontare i suoi giocatori.

Nel corso della settimana, le minacce dei palestinesi per una partita di calcio che «potesse nascondere le violazioni dei diritti umani» e le proteste sulla Striscia di Gaza hanno avuto la meglio sull'organizzazione dell'amichevole che si sarebbe dovuta svolgere a Gerusalemme, città già al centro del dibattito politico. La telefonata di Benjamin Netanyahu a Mauricio Macri (appassionato di calcio ed ex presidente del Boca Juniors) non è servita a ribaltare la decisione e Lionel Messi non tornerà al Muro del Pianto, come fece nel 2013 con il Barcellona.

«Un boicottaggio non solo inutile, ma anche sbagliato», ha detto Ofer Sachs, ambasciatore di Israele in Italia. «La politica non deve prevalere sullo sport, questa scelta ha penalizzato l'Argentina come nazionale di spessore nel mondo del calcio e gli appassionati che in Israele erano pronti ad accogliere eroi sportivi come Messi. Hanno perso l'occasione che a maggio colse benissimo il ciclismo italiano con il Giro di Italia, facendo partire la nuova edizione nel nostro Paese».

Il passo indietro ha spezzato anche una tradizione che veniva tramandata dal 1986, quando Maradona e compagni vinsero il Mondiale dopo aver giocato l'ultima amichevole del torneo proprio contro Israele, un rito ripetuto anche nel 1990, nel 1994 e nel 1998. Stavolta in Argentina non hanno voluto correre rischi, vedendo in televisione manifestanti palestinesi dare fuoco a magliette della selección dopo averle viste imbrattate col sangue. Lo stesso Messi ha ricevuto delle minacce di morte, per lui e la sua famiglia.

Nel frattempo i palestinesi continuano a morire lungo la Striscia. Fra le ultime quattro vittime, oltre i 600 feriti negli scontri, un ragazzo di 15 anni che si trovava vicino alla frontiera. In ospedale anche il fotografo internazionale di Afp Mohammed Abed al-Baba. Per mercoledì 13 giugno è stata convocata una riunione d'emergenza all'Assemblea Generale dell'Onu, che metta ai voti e condanni il comportamento di Israele. La stessa risoluzione era stata bloccata dagli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza ma, mentre all'Assemblea non esistono veti, solo le decisioni prese dal Consiglio sono vincolanti per gli Stati coinvolti.

Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa Italia

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