Berruti

2001: odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey, film del 1968)

Lo sconosciuto mondo del Rating

Conoscere le regole per scongiurare il pericolo di non accesso al credito

Premessa

Il termine “rating” per i non addetti ai lavori è sicuramente incomprensibile e può provocare una vera e propria idiosincrasia, cioè profonda avversione a tutto ciò che è nuovo e sconosciuto come, appunto, viene evidenziato nel titolo “Lo sconosciuto mondo del Rating”.

E’ d’obbligo, allora, ricordare che l’origine della parola è anglosassone e deriva dalla radice “to rate” che significa: valutare, quotare; la sua prima applicazione nel mercato statunitense risale addirittura al 1890.

In altri termini la parola “rating” sta ad indicare le procedure analitiche (effettuate con l’ausilio di indici di natura economico-finanziaria-patrimoniale) dirette a fornire un “giudizio” dell’azienda, rappresentato dalla sua solvibilità, cioè dalla capacità di far fronte agli impegni finanziari assunti o ancor meglio dalla capacità di rimborsare il prestito ottenuto. Nelle conclusioni viene evidenziato un “vademecum” riassuntivo.

Quindi il rating può essere definito come una valutazione sulla “salute finanziaria” dell’azienda [1] la quale è assimilabile ad un corpo umano: come in questo vi sono legami fra i vari organi, così in quella vi sono strette correlazioni fra le varie funzioni.  

Ad esempio un mal di testa potrebbe essere causato da un cattivo funzionamento del fegato e, quindi, prendere un anti-dolorifico non risolverà assolutamente il problema. Per un mal di denti non si va dal “fabbro”, né tantomeno da un “odontecnico”, ma da un “odontoiatra” che è autorizzato e sa dove mettere le mani risolvendo immediatamente il problema, con il minor costo possibile.

Come una persona che tenga al proprio stato di salute si controlla periodicamente, attraverso specifiche analisi per verificare che i valori di salute si muovano entro determinati range, lo stesso principio vale per le aziende. Perciò è fondamentale che l’imprenditore verifichi, ad intervalli regolari, l’equilibrio delle varie componenti della propria gestione.

Perché e come nascono gli accordi di Basilea e l’introduzione del rating nella valutazione del merito creditizio

Molti possono rammentare il fallimento della Lehman Brothers uno dei più importanti nella storia finanziaria degli Stati Uniti, avvenuto il 15 settembre del 2008, poco dopo l’una di notte. Ma questo disastro era prevedibile poiché, da molti, era partito l’allarme che i prezzi degli immobili non avrebbero potuto continuare a crescere all’infinito. Il coinvolgimento della prestigiosa banca d’affari deriva dal fatto che la stessa aveva promosso un sistema del rifinanziamento dei mutui “subprime”, basato appunto sulla crescita dei prezzi delle case.

Allora per le motivazioni su esposte si potrà comprendere il motivo per cui le banche siano state costrette ad adottare le necessarie contromisure, i cui riflessi hanno provocato una maggior difficoltà di accesso al credito (capital rationing cioè compressione della capacità di indebitamento).

A Basilea (cittadina della Svizzera) venne siglato l’accordo fra oltre settecento gruppi bancari mondiali, fissando le regole che tutti gli aderenti dovranno rispettare per evitare, appunto, il ripetersi delle grandi crisi finanziarie che hanno, in passato, devastato i mercati.

L’imperativo d’obbligo per il sistema creditizio era, appunto, quello di dotarsi di una quantità di patrimonio minimo a tutela dei loro stessi clienti; in altri termini una patrimonializzazione a garanzia delle operazioni di raccolta, finanziamento ed investimento, poste in essere con la clientela.

Per completezza si allega una figura di sintesi che illustra le varie classi nelle quali si suddivide il rating che valuta la capacità sia di pagare gli interessi del prestito che del rimborso dello stesso.

 

Indicatori sui quali si basa il rating

A causa di una elevata tecnicità dell’argomento è consigliabile non entrare nello specifico mentre, invece, si ritiene utile fornire un sintetico vademecum (molto più intellegibile) estratto dal documento originale in lingua inglese di Basilea 2 (pag.53).

 

la lettura dello stesso servirà ad individuare i fattori che influiscono sul livello del proprio rating onde poter valutare la possibilità e, nel contempo, migliorare l’accesso al credito.

  1. Capacità di creare cash - flow

 

Si inizia evidenziando la differenza fra utile e cash flow in quanto il secondo può essere superiore e/o inferiore al primo a causa di movimenti di natura non monetaria (ad esempio la quota TFR e gli ammortamenti), oppure per una maggiore/minore dilazione nei tempi di incasso/pagamento, velocità di rotazione del magazzino, etc.

L’innovazione introdotta consiste nel fatto che la valutazione non può più essere solo storica (cioè quale è stato il livello del cash flow in passato), misurabile attraverso gli indicatori di bilancio e, nella fattispecie, mediante il modello sintetico del Net Cash Flow che consente di valutare le risorse nette interne nette disponibili per nuovi investimenti e/o rimborso di prestiti.

Viene richiesta invece una analisi prospettica, cioè futura, che si può individuare solo con il Budget di Cassa; ma in proposito si apre una parentesi dolorosa perché la maggior parte delle PMI non sa minimamente di cosa si parli.[2] Al giorno d’oggi la sopravvivenza delle aziende dipende esclusivamente dalla capacità di una corretta gestione dei flussi di cassa e non da un più alto reddito.

  1. Struttura patrimoniale

 

Onde evitare il verificarsi della P.D. (probability of default); si pensi alla rischiosità di una Srl con un capitale sociale di appena € 10.000, i cui margini di manovra risultano pertanto inesistenti.

Per questo sarà necessaria una brevissima nota sulle grandezze che vengono utilizzate per  determinare appunto i  predetti “margini di manovra” e la conseguente “Crescita sostenibile”, cioè:

  • Ricavi Vendite
  • Capitale Proprio
  • Utili reinvestiti
  • Indicatore della liquidità corrente (Current test ratio)
  • Rapporto fra indebitamento finanziario netto/Capitale proprio (Net gearing)
  • Rapporto Utili netti/Ricavi Vendite
  • Velocità di rotazione del capitale circolante (sales working capital ratio)
  • Rapporto Utili /Capitale Proprio
  • R.O.E.

 

 

  1. Analisi del C.Economico a Valore aggiunto

Per conoscere la qualità dei ricavi e la validità delle strategie adottate.

Il rating non è interessato al volume del fatturato bensì al suo “valore aggiunto” che rappresenta l’incremento di valore che si ottiene dalla produzione, ossia alla capacità dell’impresa di creare ricchezza, pari alla differenza fra i ricavi operativi e i costi sostenuti per l’acquisizione di risorse esterne.

Quindi, poichè ogni azienda acquista beni e servizi necessari a produrre altri beni e servizi, per valore aggiunto (V.A.) allora si intende la differenza tra:

 

 + valore finale beni/servizi prodotti

 – valore beni/servizi acquistati ed impiegati nel processo produttivo.

Il modello da utilizzare è quello previsto dalla CE-BI (centrale dei bilanci) universalmente adottato dal sistema bancario, nel quale i valori sono esposti per migliaia di € (per facilità di lettura) secondo la figura che segue

 

CONTO ECONOMICO anni

x

FATTURATO

3.900

 + D Rimanenze semilav.e prodotti

10

 + Costi capitalizzati

0

 + Contributi in c/esercizio

0

VDP (Valore della produzione)

3.910

 - Acquisti

1.900

 + D Rimanenze MP e sussidiarie

0

 - Acq. serv. e altri oneri esterni

1.200

 = VALORE AGGIUNTO

810

 - Costo totale personale

400

 - quota TFR

20

 = M.O.L. (Margine di contribuzione)  EBITDA

390

 - Ammortamenti materiali

100

 - Svalutazioni e Accantonamenti vari  (1)

0

 = M.O.N. (REDDITO OPERATIVO)  EBITA

290

 + Saldo gestione extra caratteristica

60

 - Ammortamenti immateriali

20

 = U.C.A.G.F. (Utile corr. ante gest. finanz.)

210

 + Proventi finanziari

10

 = U.C.A.O.F. (Utile corr.ante oneri finanz.)  EBIT

220

 - Oneri finanziari (2)

50

 = UTILE CORRENTE

160

 + Saldo gestione straordinaria

60

 = N.O.PRE T. (Risultato Lordo)    EBT

100

 - Oneri tributari

50

 = N.O.P.A.T.  (Risultato netto)

50

 

Da questo modello si continua con altre due specifiche analisi e cioè quella della:

  1. Gestione Operativa
  2. Valore Aggiunto

attraverso le quali si determinano la congruità o meno del V.A. e gli indicatori di efficienza dei dipendenti, degli acquisti di magazzino, etc.

  1. Aggiornamento frequente delle analisi

 

Recita una regola fondamentale che “si può gestire solo ciò che si può controllare e misurare”.

Ma il controllo deve essere operato professionalmente e non più “a spanne”, come si era soliti fare, in quanto i margini si sono così assottigliati che, il più delle volte, si perde con la convinzione invece di guadagnare.

Inoltre, questo controllo non deve più essere operato “a posteriori” secondo una prassi ahimè consolidata, ricorrendo ai ripari solo dopo che l’evento si è verificato, bensì “a priori”, con una corretta previsione in modo da evitare il danno con sollecitudine.

Allora risulta indispensabile un attento monitoraggio sull’andamento del business, attraverso specifici “Bilanci verifica infrannuali” la cui analisi ottimale dovrebbe avere cadenza mensile.

Questo consentirà anche di attuare il successivo “step” per formulare proiezioni attendibili del proprio business.

 

 

  1. Proiezioni del business

 

Non si deve attendere la fine dell’esercizio per verificare il risultato onde evitare…….Artemona serra bene la stalla altrimenti i bovi escon dalla stalla” [3] ma i bovi ahime! sono da tempo fuggiti dalla stalla.

Perciò si dovranno attuare due distinte attività:

  • la prima conosciuta come Budgeting che vuol dire: quali sono gli obiettivi da realizzare

Si tratta di una attività preventiva, in quanto il titolare della azienda determina gli obiettivi da raggiungere (fatturato, riduzione costi, ottimizzazione dell’utile, consolidamento patrimoniale, etc.), per poterli poi confrontare (attraverso il reporting), sia con i dati finali dell’anno in corso che con quelli degli anni precedenti.

Esempio: un marinaio per raggiungere un porto con una barca a vela, deve necessariamente tracciare una rotta altrimenti rischia di naufragare nel mare aperto.

 

  • la seconda di Reporting che vuol dire: quali sono gli obiettivi realizzati

Si parla allora di una attività successiva attraverso la quale, lo stesso imprenditore, utilizzando i dati consuntivi mensili analizza la gestione dell’anno in corso; così può effettuare il confronto con quanto previsto (budget), rilevando gli eventuali scostamenti (delta). Questo consentirà di mettere in atto con tempestività le necessarie azioni correttive.

Esempio: lo stesso marinaio verifica se sta uscendo fuori rotta oppure no; nella prima ipotesi dovrà correggere la rotta.

 

I due precedenti punti 5 e 6 rappresentano il solo ed efficace modello operativo per affrontare la crisi

 

Per inciso un brevissimo richiamo al fatto che, sulla scorta dei delta verificatisi in itinere, applicando il principio della “intelligenza artificiale”, da considerare come una vera rivoluzione nell’analisi del processo gestionale aziendale, si riuscirà a prevedere come potrà svolgersi il business fino a fine anno.

Questa azione molto utile, ai fini previsionali, è conosciuta come “rolling budget” ovverosia budget flessibilizzato, per rispondere alla necessità di un costante orientamento al futuro, in quanto si tiene conto delle componenti straordinarie e dell’andamento della gestione mantenendo aperto l'orizzonte temporale.

Per concludere il punto cruciale ed innovativo è dato dalla raccomandazione ad applicare la

 

  1. Strategy implementation

 

cioè la volontà e la capacità del management ad attuare e gestire il cambiamento.

E le modalità di cambiamento sono appunto quelle illustrate nei punti di cui sopra

 

 

Lo stato di salute attraverso il rating. Punti di forza e debolezza

Con l’inserimento dei dati degli ultimi 3 bilanci, si determina lo stato di salute (rating) della azienda, attraverso un cruscotto aziendale in grado di far comprendere, anche ai non addetti ai lavori, l’evoluzione del business. Nella figura che segue sono illustrate due diverse situazioni: rating pessimo – rating ottimo.

Rating (stato di salute) pessimo

Rating (stato di salute) ottimo

Un ulteriore documento molto più comprensibile è quello di tradurre il rating in punti di “forza-neutralità – debolezza”. Si veda in proposito la figura che segue

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[1] non solo ma anche degli Stati e delle istituzioni pubbliche che emettono un’obbligazione

[2] Potrà essere argomento di uno specifico articolo

[3] E ci fu, à tempi del Re Pipino, un certo villanzone chiamato Libano – recita il testo – il quale aveva la smania di tenere il più bel par di buoi che si potessero vedere in tutti que’ contorni, e li soggiornava, e li puliva, e li lisciava, come se fossero stati figliuoli.

Per gli anglofoni “close the stable door when the horse has bolted”

Dr. Maurizio Berruti per Agenzia Stampa Italia

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