(ASI) “Sono sfuggita ai missili israeliani e americani che mi passavano sopra la testa a Baghdad e ho dovuto correre nei bunker in piena notte a Beirut. Sono crescita a Beirut. Lì ho i miei ricordi d’infanzia.

Eppure in quella stessa città ho visto morire degli uomini tra le mie braccia. A Gaza ho visto crollare interi edifici sotto i miei occhi. In Siria ho visto donne e bambini piangere disperati. A rendere tutto ancora più difficile è il fatto che non so quante altre guerre sono ancora destinata a vivere in Medio Oriente”.

È riassunta in queste poche righe la travagliata vita di Reem al-Nimer, attivista palestinese e autrice del libro “La maledizione dell’Achille Lauro – la storia di Abu al-Abbas” pubblicato da Zambon editore. Il volume è decisamente interessante ed offre tre diverse chiavi di letture: da un lato infatti l’autrice narra la sua vita di attivista palestinese, dall’altro racconta la vita di Abu al-Abbas, leggendario leader del Fronte per la liberazione della Palestina (Flp) marito dell’autrice e organizzatore dell’operazione Achille Lauro ed infine offre anche una storia molto attenta e precisa del conflitto arabo-israeliano e delle guerre che hanno insanguinato il Medio Oriente negli ultimi 70 anni.

Centrale nella narrazione, come si evince anche facilmente dal titolo, la vicenda dell’Achille Lauro che nel 1985 scatenò una crisi internazionale che in Italia portò a fronteggiarsi, armi in mano, i carabinieri ed i marines nella base militare Nato di Sigonella.

Dal racconto fatto dall’autrice emerge che il sequestro della nave non era l’obiettivo della missione, preparata in circa due anni, ma fu invece la conseguenza del fatto che i miliziani vennero scoperti; quando i membri dell’Flp furono sorpresi con le armi in mano dall’equipaggio dirottarono la nave ed uccisero il disabile Leon Klinghoffer, un ebreo statunitense. Secondo i piani i quattro sarebbero dovuti scendere al porto israeliano di Ashdod ed uccidere i militari lì presenti. Il fallimento dell’operazione accompagnò per sempre al-Abbas.

Il libro appare molto utile anche per capire un certo concetto di islam e di laicità con ciò che ne consegue per la figura della donna; in alcuni passi la al-Nimer appare molto emancipata anche leggendo il libro da occidentali ed in aperto contrasto con una certa idea di donna che l’islam più retrogrado sembra oggi voler imporre con la complicità di alcuni media.

Tra i tanti spunti di riflessione che offre il testo va sicuramente menzionato quello che è oggi il concetto di terrorismo rispetto a quello precedente ai fatti dell’11 settembre 2001 e la “differenza” tra il terrorismo e determinate operazioni militari.

Il libro ricorda poi con attenzione i fatti avvenuti nel 2004. Quell’anno infatti morirono, Abu al-Abbas, per cause ignote, Ahmed Yassin, ucciso da un razzo sparato da un elicottero israeliano, Abdul-Aziz-al-Rantisi, ucciso da un missili lanciato da un elicottero israeliano, e Yasser Arafat, per cause mai del tutto accertate. Quattro tra i principali esponenti della lotta per la libertà palestinese morti nell’arco di pochi mesi, sicuramente una coincidenza anche se non si può non ricordare che in quel periodo era primo ministro israeliano Ariel Sharon che negli anni precedenti aveva giurato di uccidere questi quattro leader palestinesi.

“Sono rimasta accanto ad Abu al-Abbas per ventiquattro anni di sconvolgimenti, dal 1980 fino al suo arresto e alla sua morte sotto custodia americana nel 2004. L’ho visto crescere come marito, come politico e come comandante militare nel corso della nostra vita insieme in Libano, in Siria, in Tunisia ed infine in Iraq. Questo libro è il mio modo di dirgli: Addio mio mentore, amico mio, amore mio”.

Reem al-Nimer, “La maledizione dell’Achille Lauro – La storia di Abu al-Abbas”, introduzione di Diego Siragusa. Zambon editore, pagg. 290, 18,00 euro.

Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia

 

 

 

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