(ASI) Roma Oggi non votiamo un semplice decreto: decidiamo che idea abbiamo dello Stato e del suo dovere verso Taranto, una comunità che paga da anni il prezzo di rinvii, contraddizioni e indecisione. L'Ilva è la Puglia, è lavoro, è il futuro di migliaia di famiglie. Questa crisi non nasce con noi, affonda nel 2012 tra sequestri, processi, ambientalismo dei 'no' senza alternative e incapacità di tenere insieme produzione e ambiente. La Lega non rimuove né dice no a prescindere: Taranto si salva con una fabbrica diversa – sicura, bonificata, moderna, competitiva. Dobbiamo tenere gli impianti accesi, tutelando ben 4.500 lavoratori. Chiudere significherebbe abbandonare famiglie, dipendere dall'estero per l'acciaio e lasciare Taranto come un cimitero industriale con le stesse ferite ambientali. Noi scegliamo la strada opposta".