1484903849 frecciarossa 1000(ASI) Perugia. Era destino che l’alta velocità ferroviaria riuscisse, prima o poi, ad unire tutti gli umbri, o almeno  i loro rappresentanti regionali. Quanto alle modalità invece l’accordo ha necessitato una larghezza di vedute mai vista prima per inglobare le 4 diverse proposte emerse nel corso del dibattito. Eppure, nonostante la larghezza di vedute del documento, di cui la giunta regionale dovrà impegnarsi a prendere atto, nulla è stato detto ne riguardo ai pendolari, ne ai turisti chiamati a visitare con il treno la nostra regione.

La vittoria di “tutti”

Come detto 4 erano gli orientamenti. Oltre alla ormai famigerata Medio Etruria, stazione alta velocità al servizio dell’Umbria, ma in territorio toscano, gli altri tre orientamenti vedevano la richiesta di istituzione del servizio Freccia Rossa in Umbria. Da un lato il segretario regionale del Pd Giacomo Leonelli, che già due mesi fa aveva formulato una proposta di concerto con i consiglieri Guasticchi, Casciari e Smacchi con cui chiedeva l’arretramento del Freccia Rossa che attualmente parte da Arezzo alle 6:11 del mattino, fino su Perugia con partenza prevista tra le ore 5:10 e 5:20 del mattino da Fontivegge. Parallelamente la proposta di Leonelli puntava alla salvaguardia del Tacito, intercity che attualmente collega la città di Terni con Milano. Dall’altro lato le proposte che volevano la conversione del Tacito in un treno Freccia e quella che chiedeva l’arretramento del Freccia da Arezzo fin su Terni. Questi orientamenti, propri tanto del Movimento 5 Stelle, quanto dei consiglieri d’opposizione Claudio Ricci e Marco Squarta (capogruppo Fdi) hanno infine trovato una sponda nel documento unitario che ha messo d’accordo tutte e quattro le  diverse “anime”. Per essere esatti il documento finale richiede l’arretramento del Freccia Rossa, che dovrà essere un moderno Etr 1000, da Arezzo fin su Perugia, la conversione del Tacito da Intercity a Freccia con la sostituzione del materiale attualmente in uso in favore di un Etr Freccia Argento o Freccia Bianca, oppure l’istituzione di detto servizio in affiancamento all’intercity Tacito. Infine nel documento non ci si è dimenticati della battaglia che da anni viene condotta tanto dalle amministrazioni locali, quanto da Confconsumatori Umbria, per l’istituzione della Fermata Freccia Bianca a Spoleto del convoglio che collega Roma ad Ancona. Il documento, strutturato in questi tre punti, è stato dunque approvato ed ora si attende il parere della giunta regionale in merito a quello che a tutti gli effetti è un testo d’indirizzo vincolante. Secondo il segretario Leonelli “la proposta di arretramento del Freccia Rossa su Perugia per poi partire da questo per procedere al potenziamento dell’offerta regionale ferroviaria è il passo più immediato e fattibile, ma ciò non preclude la possibilità di concretizzare le altre ipotesi in campo”. L’assist alla giunta regionale, da sempre sostenitrice della stazione Medio Etruria parrebbe velatamente evidente. Comunque parrebbe intendersi pure che il segretario del Pd umbro abbia le idee chiare sul fatto che ogni idea vada analizzata prima di esprimere pareri netti e definitivi. Ha esultato invece Marco Squarta che ha immediatamente ammonito – “Adesso la giunta prenda subito atto dell’indirizzo dato dal consiglio regionale”. Meno entusiasta Andrea Liberati, del Movimento 5 Stelle, che ha lamentato i forti ritardi sulla discussione sollecitando l’apertura immediata di un tavolo con Trenitalia per valutare e proporre le soluzioni per l’avvio di un servizio Alta Velocità in tempi rapidi. “La necessità di avere l’alta velocità ferroviaria va intesa anche come compensazione per il sisma che ha devastato la regione. Rendere la regione più raggiungibile significa incrementare l’attrattività generale dell’Umbria con tutto ciò che ne consegue” – ha spiegato Liberati. Per Claudio Ricci invece la situazione regionale è tale per cui “l’alta velocità potrà svolgere il ruolo di volano per rilanciare l’Umbria”. “La giunta è ora chiamata a decidere ed agire di conseguenza al fine di aumentare le risorse per il trasporto ferroviario che sta acquisendo sempre maggiore importanza” – ha concluso Ricci.

Chianella all’attacco

Dal documento in tre punti è fin troppo chiaro che si evince la non conformità con il piano regionale dei trasporti varato a fine 2015. Inoltre il ripetersi di forti richieste di aumento fondi, tavoli di concerto con Trenitalia e revisione delle strategie del trasporto, ha chiaramente reso il piano trasporti regionale inadeguato rispetto alle esigenze emerse nel corso del dibattito. Ma l’assessore alla mobilità regionale Giuseppe Chianella non ci sta, e si è lanciato al contrattacco sia delle opposizioni, che del “fuoco amico”. “Poco prima del Natale 2015, l'Aula ha approvato il Piano trasporti e non ricordo una sola parola, in quell'occasione, sul Freccia Rossa in Umbria, nemmeno nelle commissioni. C'è una eccitazione che mi sembra abnorme, visto che io non vengo dalla luna. Ci sono esperienze del Freccia Rossa fuori dall'infrastruttura dell'alta velocità soltanto da qualche mese; già nell'aprile scorso inoltre gli uffici stavano valutando la questione dell'arretramento del Freccia Rossa, quindi per favore niente accampamenti di primogeniture. Il Piano trasporti è stato approvato dall'Aula quasi all'unanimità, con qualche astensione dell'opposizione” – ha dichiarato Chianella che ha poi aggiunto – “C'è un problema risorse: possiamo chiedere tutto ma dobbiamo reperire le risorse”.

Le risorse negate a pendolari e turisti

La conclusione dell’assessore Chianella parrebbe dunque esser la stessa paventata dall’ Ad di Trenitalia Mazzoncini il giorno dell’accordo tra Rfi ed Umbria mobilità per la ex-Fcu: “si può far tutto, basta pagare”. Non c’è dunque una preclusione a pagare. Peccato che ancora una volta è quasi certo che a farne le spese saranno i quasi 30 mila pendolari umbri e tutti i turisti che la regione vorrebbero venire a visitarla. Infatti il servizio alta velocità con i Freccia è chiaramente dedicato, per costi e tipologia, ad una clientela di tipo “business”, come puntualizzato anche dal segretario regionale Pd Leonelli. Tale clientela, seppur chiaramente destinata a far da volano per il rilancio dell’economia umbra, è chiaramente lontana, per numero, impatto e consistenza, da quelle che sono le risorse e le necessità del lavoratore medio, ma anche del turista intenzionato a visitare le varie città della regione. Quando si parla di pendolari si intendono lavoratori e studenti che molto spesso devono utilizzare il treno anche 7 giorni su 7 per raggiungere il proprio posto di lavoro o le università dove studiano, ma anche di quanti, nei propri giorni liberi, vorrebbero utilizzare il treno per ricongiungersi alle proprie famiglie e ai propri cari. Dal punto di vista dei turisti basti pensare che il turista medio, tanto italiano, quanto straniero, si serve molto spesso dei treni regionali in quanto notoriamente meno costosi, ma anche perché essi permettono di visitare più o meno tutte le località attraversate. Al contrario un treno alta velocità è concettualmente simile ad un aeroplano. Esso è pensato per collegare le grandi città ed i capoluoghi di provincia, non certo per i piccoli centri. Ipotizzando di includerli nel tragitto e tra le fermate dei treni Freccia, si verrebbe a negare a questi ultimi il loro requisito fondamentale di treno ad alta velocità. In quest’ipotesi i Freccia diverrebbero insomma poco più che dei costosissimi regionali veloci.  Ma tralasciando gli aspetti tecnici è fuori di dubbio che ancora una volta i regionali veloci sono stati tagliati fuori dalla discussione. Come più volte ribadito dal coordinamento dei pendolari umbri, nella persona di Gianluigi Giusti, la situazione è drammatica. Pochi treni, il più delle volte sporchi e vecchi, tempi di percorrenza enormi e veri e propri buchi di 4 o 5 ore nell’orario  di servizio, sono i compagni giornalieri dei 30 mila pendolari umbri.  Ma anche gli altrettanti turisti che in questo periodo visitano la regione ogni mese con ovvie, positive, ripercussioni sull’economia umbra, incontrano le stesse difficoltà. Senza contare poi il grande gruppo costituito da quanti, sia turisti che pendolari, hanno rinunciato all’uso del treno a causa dei disservizi del vettore, preferendogli l’uso dell’auto o del pullman. Questi viaggiatori, circa 35.000, ma alcune stime sono ben più alte, tornerebbero immediatamente ad utilizzare il treno se incentivati da un servizio efficiente e da un offerta più ricca. L’unica parola spesa in favore di tutti questi viaggiatori è stata l’affermazione di Giacomo Leonelli che nel dibattito di ieri ha specificato che “l’implementazione dell’alta velocità ferroviaria in Umbria deve essere intesa non certo come risolutiva di tutte le istanze, ma come un primo passo nella direzione giusta”. Ecco dunque che la questione delle risorse diventa cruciale per turisti e pendolari. Se il reperimento di risorse per l’alta velocità ferroviaria è possibile, allora perché non reperirne anche per questi viaggiatori?

Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

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