(ASI) Roma - La strategia europea del Mercato Unico Digitale sottolinea quanto sia importante la disponibilità di reti sicure, affidabili e altamente performanti al fine di raggiungere i propri obiettivi incoraggiando gli investimenti nella banda larga ad altissima velocità


La situazione delle infrastrutture di telecomunicazione in Italia è piuttosto critica. Siamo l’ultima nazione europea per copertura a banda ultralarga, come emerge dai dati della Commissione Europea. Il problema italiano, però, non è limitato soltanto alla dotazione infrastrutturale e alle sue prestazioni, ma anche alla situazione dell’offerta che è tale da farne la nazione con la più estesa diffusione di aree a fallimento di mercato (aree bianche Next Generation
Access, di seguito NGA) d’Europa. La conseguenza è che appena il 21% della popolazione ha la disponibilità di accedere a Internet a più di 30 Mbps, rispetto alla media dei paesi 8
europei che ha già raggiunto il 64% della popolazione.

Le ragioni del ritardo italiano sono molte. La più importante è l’assenza in Italia della televisione via cavo, un dato che ci accomuna alla Grecia e a pochi altri casi tra i paesi più sviluppati. Ma le concause non sono poche: l’utilizzo privilegiato della banda larga wireless; l’elevata età media della popolazione, che abbassa la domanda di connettività; un basso livello di
utilizzo regolare di Internet e altri ancora. Tutti questi fattori, che sommano i propri effetti negativi, rendono però meno appetibili gli investimenti infrastrutturali in Italia da parte degli operatori.

Il tema della banda larga, e quello speculare del digital divide, costituiscono attualmente il “tema dei temi” nelle policy per l’innovazione: l’accesso alla rete per tutta la popolazione, Internet ad alta velocità per istituzioni, cittadini e imprese, la possibilità di connettersi dovunque e con qualunque device, sono obiettivi strategici delle politiche a tutti i livelli di governo: in Europa la l’agenda digitale chiede ai Governi di impegnarsi per portare nei prossimi tre anni al 100% della popolazione l’accesso alla rete, e la banda ultra larga al 50% della popolazione con orizzonte 2020, come condizione primaria per realizzare quello sviluppo sostenibile, inclusivo e basato sull’economia della conoscenza che è alla base di Europa 2020.
La connettività a banda larga, scrive la Commissione “riveste un ruolo centrale ai fini dello sviluppo, dell’adozione e dell’impiego delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) nell’economia e nella società. L’importanza strategica della banda larga consiste nella sua capacità di accelerare il contributo di queste tecnologie alla crescita e all’innovazione in tutti i comparti economici nonché alla coesione sociale e regionale. La banda larga è quindi al centro delle politiche di sviluppo e competitività dell’Europa e, al contrario di quanto è avvenuto nel nostro Paese, è stata indicata come investimento prioritario in funzione anti-ciclica, come acceleratore della ripresa nelle economie depresse dalla crisi mondiale”. Nel Recovery Plan del novembre 2008 la Commissione ha ribadito l’importanza della strategia per la banda larga: per dare impulso agli investimenti europei in settori strategici; per sostenere l’economia nel breve termine e, nello stesso tempo, con un orizzonte di lungo periodo, dotare l’Europa delle infrastrutture essenziali per una crescita economica durevole e sostenibile. In questo ha ribadito la necessità di portare Internet ad alta velocità a tutti i cittadini entro il 2010. Come è noto, il nostro Paese sconta a questo riguardo dei ritardi strutturali in termini di sviluppo della rete, che rendono anche l’obiettivo minimo (la banda larga universale) un obiettivo non ancora raggiunto con l’attesa di una moderna infrastruttura di rete in fibra ottica in grado di portare la banda ultralarga in tutte le zone del Paese. Si tratta di due diversi ordini di problemi che tuttavia richiedono un approccio integrato e sistemico: da un lato occorre intervenire per azzerare in tempi brevi il digital divide infrastrutturale e rendere la rete accessibile almeno con una banda minima di 2 Mbps (tramite le diverse tecnologie disponibili), dall’altro occorre ragionare per realizzare una rete NGN (Next Generation Network) in fibra ottica per non trovarsi impreparati al futuro digitale dove i servizi avanzati viaggeranno su Internet e richiederanno alte disponibilità di banda in modo tale da rendere anche l’Italia una “ fiber nation ” sulla scorta delle economie più avanzate.

Nel nostro Paese convivono 3 generazioni di divide:
il digital divide totale che si registra nelle aree completamente escluse dalla larga banda (centrali non collegate in fibra ottica) o dove le centrali hanno apparati trasmessivi che non consentono di erogare neanche una banda minima di 1Mbps (cosiddetta ADSL “light”, con velocità di collegamento di 640kb);
il digital divide di prima generazione dove il segnale offerto non supera i 7 Mbps e di seconda generazione che investe chi non è servito dalla cosiddetta ADSL2+ (20 Mbps);
il digital divide di terza generazione, quello che oggi consideriamo marginale ma che domani sarà predominante, relativo alla copertura in fibra, e cioè una moderna rete di accesso in fibra ottica (FTTx) che, salvo alcune grandi aree metropolitane, oggi investe la totalità della popolazione.

In Italia negli anni passati la politica per la banda larga non ha avuto un rilievo particolarmente strategico come politica di sviluppo del Paese ma a cominciare dalle iniziative intraprese dall’unione Europea e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri si sta avviando un processo che prevede la costruzione di una strategia italiana per la banda ultralarga. L’Italia ha elaborato un piano nazionale che definisce i principi di base delle iniziative pubbliche a sostegno dello sviluppo della banda ultralarga nei prossimi 6 anni per raggiungere gli obiettivi infrastrutturali definiti con l’Agenda Digitale Europea. La strategia è concepita come una misura dinamica
che sarà periodicamente aggiornata adeguandola all’evoluzione della tecnologia, dei servizi e della domanda ma che rappresenterà comunque la bussola in termini di azioni, metodi, organizzazione e strumenti attuati.

Fonte:

Orientamenti comunitari relativi all’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato in relazione allo sviluppo rapido di reti a banda larga, Comunicazione della Commissione Europea (2009/C 235/04)

European Economic Recovery Plan (IP/08/1771, MEMO/08/735)

Edoardo Desiderio – Agenzia Stampa Italia

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