(ASI) Santa Maria Capua Vetere (CE) - Lo sapevate che Capua fu la prima grande città italiana?

"Altera Roma", cioè "altra Roma", Cicerone definiva l’Antica Capua, l’attuale Santa Maria Capua Vetere, città fondata dagli Etruschi, capitale della Dodecapoli dell'Etruria campana, poi metropoli e capitale della Campania osca, famosa per la forza della sua rinomata cavalleria, la ricchezza dei prodotti agricoli della Valle del Volturno, i suoi commerci con prodotti provenienti anche dall'Oriente ellenico, le sue terme, i suoi teatri ed anfiteatri, i suoi locali ludici, l’elegante e raffinato stile di vita delle sue classi dirigenti, famoso per il soggiorno del generale cartaginese Annibale, i cosiddetti "ozi di Capua" e per la rivolta dei gladiatori guidati da Spartaco nel 73 a.C., durante la Seconda Guerra Punica, il famoso poeta del IV secolo d.C. Decimo Magno Ausonio la indicava ottava fra le prime dieci città dell'impero romano ancora nel IV sec. d.C..

Incerta la data precisa della sua fondazione, fra IX e VII sec. a.C.: lo storico di età Augustea Velleio Patercolo fa risalire la sua fondazione etrusca all'800 a.C, mentre secondo altre fonti sarebbe nata nel 598 a.C., su un preesistente villaggio osco del IX secolo a.C.; secondo quanto scritto da Virgilio nell'Eneide sarebbe stata fondata da Kapys, mitico eroe nipote di Enea, anche se alcuni studiosi mettono in dubbio che inizialmente si chiamasse Capua, come affermato, ad esempio, dall'archeologo Mauro Cristofani, il quale teorizza che, inizialmente, la città si chiamasse Volturnum, in base al nome della gens etrusca della zona Velòurna che ha dato il nome al fiume e a tutta la vallata, e al vento che spirava forte, appunto il cosiddetto "Vulturnum", poi diventata Capua con la conquista osca - campana.

 

 

Nel periodo etrusco, Capua, prima della crescita di Roma, è stata fra VI e IV secolo a.C., la città più popolosa d'Italia quando Roma non era ancora la città che noi siamo abituati a conoscere, c'entro più importante delle città etrusche della Campania. A tal proposito, Strabone ci dice, a proposito del dominio etrusco che esso si estendeva fra le Valli del Volturno e dell'Agro Picentino ( oggi in Provincia di Salerno), e che le dodici città o "pagi" che ne facevano parte erano Nola, Nocera, Ercolano, Pompei, Sorrento, Marcina, Velcha, Velsu, Irnthi, Uri, Hyria, e ovviamente Capua, fondata secondo lo storico e geografo greco dagli Etruschi all'inizio del V secolo a.C. sulla Via Appia (312 a.C.) che collegava Roma al porto sul Mediterraneo orientale di Brindisi, passando per Capua, il centro più importante del centro - sud Italia dopo Roma dell'evo antico.

 

Tale era l'importanza e la ricchezza della città che i Campani, approfittando della crisi della Dodecapoli etrusca, se ne impadronirono nel 423 d.C., facendone la loro capitale, città con traffici internazionali, influenzata dagli affari dei ricchi ceti sia etruschi, sia greci che erano in stretto legame con l'oligarchia fondiaria - agricola osca - campana. La plebe era pressoché completamente di origine osca.

 

Nel 343 a.C., Capua fu minacciata da alcune popolazioni sannite ostili, poiché le riottose "toute" dei guerrieri sanniti erano spesso in conflitto e di questo se ne avvantaggiò Roma che aveva creato più a Nord una lega di città alleate, poiché il senato capuano chiese l'aiuto dei Romani e nel 340 a.C., fu sancita una alleanza fra le due città, nella cosiddetta prima guerra sannitica, ma ciò alla lunga creò un forte dissidio fra le due metropoli che si contendevano lo scettro di centro urbano più importante della Penisola, astio che sfociò fra il 216 e il 211 a.C, nell'alleanza di Capua con Annibale dopo la vittoria di Canne che aveva messo momentaneamente in ginocchio la potenza militare romana. Il tradimento a Roma e la conseguente resa senza condizioni nel 211 a.C., segnò la fine dell'indipendenza della città a livello istituzionale e l'inizio di un periodo di relativa decadenza urbana che terminò solo con i provvedimenti pro capuani prima di Cesare nel 61 a.C. e poi di Augusto nel 43 a.C.,

 

Sull'alleanza anti sannitica fra Roma e Capua, e poi sul successivo tentativo di recuperare la piena indipendenza da parte dei Campani, attraverso i Cartaginesi, dopo la disfatta militare dei Romani a Canne, la fonte più autorevole è sicuramente quella di Tito Livio, il quale ci dice che nel IX secolo Capua era probabilmente la città più grande d'Italia, superiore a Roma urbanisticamente e commercialmente, ma non militarmente perché non aveva appoggi, così i Capuani mandarono una ambasceria a Roma chiedendone un ausilio militare, ma il Senato Romano inizialmente respinse ogni possibile alleanza in veste anti sannita, poiché aveva ratificato un trattato di non belligeranza proprio con i Sanniti, finché Capua non annunciò di affidare nelle mani dei Romani i suoi territori e le sue ricchezze, in modo tale che, diventando di fatto un protettorato di Roma, le legioni della Res Publica sarebbero state costrette ad intervenire contro i Sanniti in difesa di Capua, diventata intanto una città alleata di Roma col rango di "civitas sine suffraggio", inserita nella gens Falerna, ma potendo conservare le proprie istituzioni, la propria lingua e i propri costumi anche religiosi.

 

Dopo la sconfitta di Canne, durante la Seconda Guerra Punica, la città aprì le porte all'esercito cartaginese, così Annibale la fece diventare il quartier generale politico - militare da cui lanciare gli attacchi contro Roma, sfruttando il sentimento di rivalsa dei Capuani che volevano riacquistare la loro piena indipendenza da Roma, sostituendo l'egemonia romana con quella capuana nella Penisola, non con armi proprie però come comandavano i Romano, ma sotto la protezione Cartaginese.

 

Dopo due lunghi assedi, nel 212 e poi nel 211 a.C., Annibale fu costretto a lasciare Capua per non finire intrappolato, tentando una sortita offensiva verso Roma che non fu decisiva per la vittoria cartaginese della guerra, ma tutt'altro, poiché dopo la partenza di Annibale, Capua fu riconquistata dai Romani che la presero come capro espiatorio, come esempio delle gravi e nefaste conseguenze che avrebbero colpito chi avesse da quel momento tradito Roma: la città perse la sua autonomia istituzionale, fu degradata al rango di prefettura romana, sciolta l'istituzione del magistrato supremo "meddix tuticus" (l'utimo fu Seppio Leso), sciolto il senato capuano con molti senatori della corrente "popolare" fiancheggiatori di Annibale che si suicidarono piuttosto di finire prigionieri nelle mani dei Romani, la confisca dei territori capuani da parte dei romani e la loro vendita in concessione ai cittadini romani. secondo i principi giurdici romani della "deditio debellatio", diventando "ager publicatus", cioè territorio non di "proprietà", ma "occupato" dai Romani.

 

Dunque, nel III secolo a.C., con la sconfitta nella Seconda Guerra Punica, l'antica Capua perde ogni velleità di grande città rivale di Roma, speranze non concretizzate a causa della non efficace forza militare della città e dell'incapacità, dopo la fine della Dodecapoli etrusca campana, di coalizzare intorno a sé una nuova lega di alleanze (anche militari) fra le città, cosa che la diplomazia romana invece sapeva fare benissimo.

 

Nella foto l'anfiteatro dell'Antica Capua, il secondo più grande dopo il Colosseo di Roma (fonte Wikipedia).

 

Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia

 

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