Speciale ASI: Napoli e la sua cultura.

A cura del Mestro Espedito De Marino

 

 

 

 

 

Evelina, come nasce la passione per il teatro che poi diventa una parte importante del tuo lavoro?

Io penso che nascere in questo angolo di mondo, ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita. Vivere Scafati da dentro, avendo come scuola non solo l'istituto scolastico ma la strada, i cortili, le piazze ed ogni scorcio della nostra città, ha forgiato non solo il mio carattere ma anche le mie scelte di vita. Poi ci sono stati gli "incontri fortunati", uomini e donne che mi hanno fatto innamorare del teatro e dell'arte in generale. Tengo a precisare che io ho sempre vissuto il palcoscenico come un momento di crescita ma anche di svago, senza aspettarmi nulla se non l'applauso del pubblico, poi qualcuno si è accorto di me ed oggi mi ritrovo ad essere parte integrante di tanti progetti che certe volte sembrano tanto più grandi di me.

 

Molti i tuoi ruoli nel teatro “amatoriale” ma anche da professionista. A quali di essi sei più legata?

Ogni artista, qualunque sia l'arte che lo appassiona, vive i suoi progetti, siano essi espressi sotto forma di scritto, quadro, canzone, interpretazione o altro, come se fossero dei figli, e nessuna mamma e nessun papà ammetterà mai di avere un figlio prediletto. Lo stesso posso dire io: ho avuto l'onore, a volte l'onere, sempre il piacere, di interpretare ruoli nei quali mi sono calata con tutta me stessa. Non ho delle vere preferenze, magari ho il desiderio di rivedermi vestire quei panni ancora una volta, per migliorarmi e per sentire il battito del mio cuore andare a ritmo con gli applausi del pubblico.

 

Ti abbiamo visto nella serie “L’amica geniale”, possiamo dire che quell’esperienza ha un po’ “consacrato” la tua immagine di attrice?

Le grandi produzioni che hanno fondamenta profonde, come nel caso da te citato, hanno nel loro "dna" il gene del successo. Nella fiction "L'amica geniale" la regia è stata sapiente, il testo sceneggiato dal libro di Elena Ferrante originale e coinvolgente, le scenografie, la fotografia, il cast, tutto ha "tramato" affinché il prodotto finale fosse un capolavoro, e così è stato. Io ho dato il mio contributo e ne ho ricevuto in cambio l'essere riconosciuta. Ne sono onorata ed ogni volta che mi ricordano questa mia partecipazione, non posso che sorridere ed incitarmi a dare sempre di più.

 

Evelina, abbiamo insieme realizzato anche delle manifestazioni dove abbiamo intersecato Musica a Teatro, soprattutto per rilanciare il nostro territorio, la nostra città “Scafati”. Quanto ancora si puo’ fare per le nostre Comunità attraverso l’Arte? È ancora possibile che la Cultura, la Musica, il Teatro, salvino il mondo da un torpore sociale ormai acclarato? In special modo il Teatro potrà contribuire al rilancio post – pandemia?

Lasciami dire che dal mio punto di vista Scafati non ha bisogno di essere rilanciata, Scafati ha bisogno di essere riconosciuta e vissuta, da tutti. Accendere i riflettori sulla nostra città, con spettacoli musicali, teatrali e di cultura in genere, non può non catalizzare l'attenzione di chi è affamato d'arte.

Citando Dostoevskij, con una delle sue famose frasi "L'arte salverà il mondo", mi sembra di dire una cosa scontata ed alla portata di tutti, ma non è così; tutt'oggi c'è chi è fermamente convinto che la cultura e le arti siano superflue, che non siano necessarie alla vita quotidiana, invece il bello, ciò che toglie il fiato, quello che accende la lampadina della creatività in ognuno di noi, ci fa vivere meglio e più a lungo. Del resto bisogna ammettere che ormai la "rete" comanda un poco dappertutto, dalle notizie alla musica, dai video al gossip, ed alla politica, tutto passa attraverso i nostri display a portata di dito e tutto sembra facile ed immediato e, come dici tu, il torpore sta avendo il sopravvento. Allora anche chi calpesta le tavole di un palcoscenico ha il dovere ed il potere di risvegliare le emozioni e le sensazioni del pubblico, della gente.

 

Evelina, infine, nel Tuo meraviglioso excursus professionale si legge anche il Tuo impegno per il sociale, per i giovani, la Tua azione imprenditoriale nel “Non profit”, la Tua direzione artistica in varie iniziative. Come vedi oggi il cambiamento nel mondo dello spettacolo anche in tal senso. La telematica, le nuove tecnologie aiutano oppure destabilizzano ancora di più un mondo che rischia di affidare l’anima ad internet ?La Cultura del “Teatro” conserverà una sua sacralità?

Il preconfezionamento delle attività e delle scelte di vita, sembrava la grande forza della "cultura" moderna: avere qualcuno che da influencer sceglie per noi, appare ai più il modo più comodo di vivere. L'omogeneizzazione ha fatto si che fossimo tutti saziati dallo standard attuale, offuscando ciò che è la realtà, e cioè che appiattendo i sapori della vita vissuta, noi diventiamo sempre più freddi e distaccati. Senza nulla togliere all'arte cinematografica, è un poco come mettere a paragone uno spettacolo registrato ed uno dal vivo. L'emozione che si vive ogni giorno, limando ed arricchendo un testo, il piacere di guardare gli occhi delle persone del pubblico, vivere le loro sensazioni sapendo che in quel momento sei tu che provochi il riso o il pianto, che togli il respiro o che fai sospirare d'amore, ecco questa è vita, questo è andare oltre, questo è affrancarsi dalla soggettiva visione dei social per affrontare ancora una volta un cammino di rinascita, oggettivamente e consapevolmente, alla portata di tutti.

 

Grazie per la Tua squisita disponibilità e in bocca al lupo per tutto.

Espedito De Marino per Agenzia Stampa Italia

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