(ASI) Parigi- A candidarsi sono stati in undici, a partecipare al dibattito televisivo sono stati in cinque, a contendersi la presidenza saranno in due, nessuno di quest'ultimi sostenuto da un partito tradizionale. Da una parte il centrista Emmanuel Macron

con il suo slogan En Marche!, dall'altra la leader populista del Front National Marine Le Pen.

Con il primo dibattito fra cinque contendenti, dopo una serie di faccia a faccia tra gaullisti e socialisti avvenuti sempre fra il primo e il secondo turno elettorale, sembra essere iniziata una nuova stagione per la politica francese. François Fillon continua ad essere tempestato dagli scandali che fanno eco al Penelopegate, Benoit Hamon e Jean-Luc Melenchon cercano di ricompattare la sinistra dopo l'esperienza del governo Hollande, ma nessuno di loro sembra poter avvicinare i due favoriti. Elezioni inedite ed imprevedibili quelle del 23 aprile e 7 maggio, quando un Paese chiave per l'Europa potrebbe avere un presidente filo Ue, ma privo di partito, oppure una leader populista e nazionalista che aprirebbe nuovi scenari.

In Olanda, Austria e Spagna il populismo non è stato abbastanza forte da conquistare la maggioranza di governo. In Francia Le Pen potrebbe vincere al primo turno con oltre il 30%, ma risulterebbe penalizzata al secondo per essere un'esponente estrema. In tempi di Brexit e Donald Trump presidente Usa non è da escludere il voto istintivo dei francesi stanchi degli scandali, della crisi e pronti a sperimentare una nuova avventura politica. Il voto di Le Pen per i sondaggisti è meno soggetto alla volatilità di quello di Macron, anche se poi lo zoccolo duro del partito gaullista potrebbe comunque regalare a Fillon un buon 20%. Nel corso della sfida televisiva, ricca di spunti ma prima di domande dirette, si poteva subito percepire quali fossero i due sfidanti principali e non è mancato qualche attacco specifico.

Ha iniziato il ministro dell'economia Macron: «Marine Le Pen mente sui dati economici e vuole dividere il Paese». Ha risposto lei: «Ricordate che il mio avversario è un fan del Burkini», ricordando le polemiche riguardo al costume indossato dalle donne musulmane e sul suo divieto.
La replica del leader di En Marche! è stato un invito per la minoranza islamica a votarlo: «Il Front National considera così quattro milioni di cittadini Francesi nemici della Repubblica». Se poi si è parlato di violenza, sicurezza pubblica e scuola, è il gaullista Fillon ad aggiungere qualche parola sull'Unione Europea: «Sarebbe una follia abbandonare la moneta unica e la protezione che fornisce una comunità continentale integrata. Un'avventura rischiosa che non porterebbe alla Francia nulla di buono».

Ma su Fillon, le incertezze delle urne non riguardano solo i voti che perderà per via dei propri affari personali e degli avvisi di garanzia, ma anche l'alto tasso di astensionismo e incertezza che caratterizza i sondaggi. Un francese su due ancora non sa chi votare e senza i partiti tradizionali di appartenenza un elettore di sinistra potrebbe votare Le Pen come un cittadino europeista di destra tenderebbe a preferire Macron pur di evitare la vittoria della leader euroscettica.

Non ci sono risultati da escludere dopo il successo del Leave nel referendum inglese e l'elezione di Donald Trump, dato sempre per sconfitto. Al terzo appuntamento alle urne i cittadini saranno più prevenuti o seguiranno lo stesso il loro istinto? I precedenti possono dare manforte alle possibilità di Le Pen di essere eletta, ma potrebbero anche portare gli elettori a una scelta più ragionata, soprattutto in un sistema a doppio turno come quello francese. A un primo turno glorioso potrebbe seguirne un secondo dai risultati ribaltati, a meno che il fenomeno Macron non incontri qualche ostacolo. E difficoltà di questo tipo hanno già decimato molti avversari che rendevano la presidenza di Le Pen poco credibile.

Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa Italia

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