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(ASI) Ci vuole un po’ per analizzare il black out azzurro, che ha dato luogo a forse una delle partite più brutte della nostra storia. Siamo tutti d’accordo che il cammino è stato straordinario, ma un fine così pietosa, merita di essere analizzata. La Spagna è più forte e lo sappiamo, ma ciò non toglie che non perdevamo nei novanta minuti da anni e anni, comunque un conto e perdere, un altro è farci umiliare. Non possiamo addossare le colpe agli azzurri, perché i vari Chiellini, Bonucci, Marchisio, Cassano apparsi sotto tono sono stati magnifici e spesso al di sopra del loro livello, Pirlo e De Rossi sono colonne e Balotelli è stato l’unico ad aver creato (o almeno ci ha provato) nel dominio ispanico. Quello che mi chiedo e cosa avrebbe fatto un buon allenatore? Avrebbe premiato i suoi eroi, nonostante fosse evidente che fossero stravolti o avrebbe mandato i giocatori freschi anche se meno collaudati? Tra cavalli stanchi e veloci, voi chi mandereste? La risposta la sappiamo tutti e allora ci si domanda come mai insistere con un Cassano al 60%, con un Di Natale e un Giovinco al 100%? Perché riproporre un Abate in condizioni precarie? E perché mettere sul 2 a 0 un deludente e precario Thiago Motta e non un polmone d’acciaio come Nocerino o il talentuoso Diamanti? L’Italia era sì stanca, ma aveva altri 11 giocatori da schierare, ma Prandelli, lo sappiamo è un signore e come ha detto che doveva tutto a quei giocatori che hanno sì dato lezioni di calcio a inglesi e tedeschi, ma anche hanno preso una cocente umiliazione dagli spagnoli, così forse il tecnico che doveva ringraziare l3 furie rosse per essersi mangiati itl biscotto. Se c’è stato quello che c’è stato è stato grazie all’onorevole vittoria della Spagna, che ci ha dato una doppia lezione e forse il tecnico si sentiva in dovere di restituire il favore. Quindi signore assolutamente sì, ma non vincente. Tanto che se guardiamo il palmares di Prandelli allenatore a parte due panchine d’oro, non ha mai fatto vincere niente a nessuno, nemmeno una coppetta Italia e questi sono dati importanti. Altro aspetto è che non si può dare battaglia così e se devi allenare devi rischiare, anche di rivoluzionare la squadra. Il progetto così come lo si è definito è una serie di casi fortuiti, ma non bisogna fare l’errore di vedere al secondo posto e non vincere con la Croazia, soffrire con l’Eire spuntarla con un Inghilterra morta solo ai rigori e soffrire da morire con la Germania, dopo due perle di Balotelli, sono segni negativi che culminano con un’umiliazione storica. Il secondo posto è generoso, forse per l’Italia di Prandelli, ma non va bene per l’Italia che deve vincere e che ha campioni autentici e anche super CT, Lippi, Ancellotti e Capello su tutti, ma anche Mancini, Allegri e Conte, che hanno tutti più vinto di Prandelli. Questo Europeo deve essere la base per un nuovo progetto, non per un’altra disfatta, perché si può si arrivare lontani, ma non si può vincere e se ragionassimo in ottica di palio di Siena: secondo è la peggior cosa. In Brasile sarà già dura per il clima e per essere la tana dell’avversario numero 1, anche se la Spagna ci proverà ancora. Sarà importante però vedere tra un anno la Confederation Cup, dove ci saremo anche noi, dal momento che la Spagna sarà in veste di Campione del Mondo e noi (come Europa), forse dopo un'altra bastonata potremo capire, che a volte per vincere non basta esser signori, ma prendersi la vittoria, altrimenti non ci resterà che piangere.

Daniele Corvi – Agenzia Stampa Italia

 

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