La realtà umilia Zelensky, il resto si chiama Realpolitik

(ASI) Le versioni sono molteplici. Si va dal classico “contra factum non valetargumentum” o “illatio”, se preferite. Poi c’è il leninismo intriso di hegelismo: “I fatti sono testardi”. Infine, c’è la versione longanesiana delle “vecchie zie”: “Tutti i nodi vengono al pettine”.

I fatti sono testardi

(ASI) Le versioni sono molteplici. Si va dal classico “contra factum non valetargumentum” o “illatio”, se preferite. Poi c’è il leninismo intriso di hegelismo: “I fatti sono testardi”. Infine, c’è la versione longanesiana delle “vecchie zie”: “Tutti i nodi vengono al pettine”.

Insomma, prima o poi la realtà te la farà pagare. Stavolta è toccato a Zelensky. La realtà umilia Zelensky, Trump si è inserito nel disegno dell’ “astuzia della ragione” di hegeliana memoria.

Rampini ha dichiarato di aver visto uno Zelensky “assolutamente impreparato”, quindi perdente di fronte a un leone come Trump, per giunta accanto a un altro peso massimo come Vance. Impreparato, Zelensky, sì, ma da tre anni a questa parte e, più in generale, alla canna del gas le oligarchie politiche occidentaliste ucraine, almeno da Maidan 2014. In quel tornante storico, il sistema mediatico-politico europeo-occidentale ha cucinato un piatto pronto per il pubblico ignorante in attesa di rassicurazioni a buon mercato, che non vedeva l’ora di poter puntare l’indice del moralista contro il Nemico e tirare infine un sospiro di sollievo. Morto Putin, saremo salvi. Che diamine, è pure malato. E poi via con le sanzioni.

Il Donbass è un incidente di percorso, naturalmente, anche se vengono bruciati nelle caserme centinaia di cittadini ucraini di lingua e cultura russa, trucidati migliaia di russi per le strade, anche se le parate naziste affollano le piazze, nessun problema, viva la libertà, abbasso il dittatore.

L’invenzione del Nemico, strategia che funziona sempre.

Nel frattempo, rimozione totale di un numero impressionante di accordi internazionali, tutto documentato da Franco Battaglia sulle colonne de “La Verità” («Il Colle invoca i trattati. Che lo smentiscono»: venerdì 28 febbraio 2025).

Aveva già detto tutto John Mearsheimer nel 2015: l’Occidente sta preparando la disfatta dell’Ucraina e la Russia non starà a guardare (https://www.foreignaffairs.com/articles/russia-fsu/2014-08-18/why-ukraine-crisis-west-s-fault).

Poi arrivò Orsini, anticipando le mosse di Putin, e si beccò del “putiniano”. Liste di proscrizione, censura assoluta, schema teologico: Aggressore (il diavolo) vs Aggredito (l’Angelo del Bene). L’Occidente non crede in niente, salvo alle sue invenzioni ideologiche (parafrasi di Chesterton). L’ideologia poi diventa ideocrazia e il bavaglio sulle bocche dei dissidenti è già pronto.

Ma la realtà è più avanti, come cantava Gaber, e Zelensky, che salva la famiglia, ma ingabbia quelle degli altri, con la coscrizione forzata, a suon di violenza da parte di energumeni su cittadini inermi, rei di voler salvare la loro pelle - come da tempo sta mostrano Nicolai Lilin sul suo canale Telegram - decide di sacrificare per la Nobile Causa fino all’ultimo ucraino. Intanto, in Ucraina nessuno può discutere pubblicamente in russo, i canali televisivi russi non esistono più, c’è un solo partito, quello del Capo, però, tutto è molto “liberale” e “democratico”. Sapete perché? Ma perché c’è l’Aggressore e l’Aggredito, ovvio. Quindi, vagonate di miliardi per armare i perdenti ucraini, e Zelensky che va in giro vestito da soldato, mentre i soldati veri crepano sul fronte. Fatevi un giro dalle parti di Céline, sulla guerra, è una divinità della retta ragione. La letteratura è grande solo se riesce ad aprire la bocca dell’inferno chiamato “guerra”.

Arrivo alla Casa Bianca dell’ “Aggredito”

Non poteva che finire così: Zelensky incontra Trump, il resto lo conosciamo. Trump, il bullo, il bastardo, il businessman cinico, con Vance a spostare la mascella di Zelensky con montanti degni di Tyson. Ma la forza che sposta le montagne è la realtà: la guerra è finita, l’Ucraina ha perso, troppi miliardi spesi per questo montaggio di nuova egemonia mondiale occidentale in funzione anti-russa, ora basta. Si chiama Realpolitik. Tutti in mano agli USA, tutti usati, e tutti dimissionati, senza liquidazione. Così funziona la “proxy war”, guerra per procura. Un vecchio copione, amato da Zelensky, fino a qualche giorno fa.

Le anime belle che si scandalizzano e vogliono il ritorno della “forma che è sostanza” in politica, con la “diplomazia” da Congresso di Vienna, sono pregate di spiegare perché sarebbe così indecente ricordare a Zelensky di non avere le carte per giocare una partita così tragicamente soverchiante per lui e per il mondo, e, di contro, non sarebbe invece indecente aver tappato la bocca ai dissidenti di mezzo mondo, aver reso possibile il sostegno all’Ucraina in guerra da parte di un presidente che ha graziato, ultima mossa prima di lasciare spazio a Trump, il figlio condannato per truffe e crimini vari ecc.Biden, lo stratega della fuga vergognosa dall’Afghanistan, che salva il salvabile in famiglia, e nessuno parla, perché il Barbaro è alle porte, quindi, contro il Nemico tutto è lecito. Non è anche questa sporca Realpolitik?

L’etica della responsabilità

L’etica della responsabilità di fabbricazione weberiana prescrive di operare secondo una razionalità orientata verso un fine ben preciso: la pace possibile, in questo caso. L’etica della convinzione, l’altra stampella dell’azione umana, può risultare perfino un ostacolo alla realizzazione di un obiettivo fondamentale, se rimane ancorata all’enunciazione di principi astratti anche dopo il conteggio di un milione di morti, se non di più.

Quindi, Trump, quando accusa Zelensky di voler criminalizzare e demonizzare Putin, senza mai dichiarare quanto l’etica della responsabilità dovrebbe prescrivere, ovvero “voglio la pace”, ha ragione su tutta la linea.

Perché, nella storia, possiamo anche sopportare per lunghi periodi la linea d’ombra di Conrad, ma non la linea rossa di sangue di Zelensky.

Il resto lo lasciamo davvero alle anime belle che ieri (2014) chiudevano gli occhi sui nazisti nelle piazze ucraine e oggi rieditano lo spettro di un Putin “comunista”. Il gioco è durato fin troppo a lungo. I fatti, testardi, sono gli amici della “buona volontà illuminata degli uomini” (Simone Weil).

Raffaele Iannuzzi per Agenzia Stampa Italia

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