Cina. Risale indice PMI manifatturiero ad agosto, fiducia dai nuovi motori di crescita

(ASI) In risalita, a quota 49,4 punti, l'indice PMI manifatturiero cinese nel mese di agosto contro i 49 toccati a luglio, quando era sensibilmente sceso rispetto ai 50,2 di giugno. È questo il dato che emerge dal consueto rapporto mensile del Dipartimento Nazionale di Statistica della Repubblica Popolare, pubblicato stamattina e presentato dal direttore Zhao Qinghe.

L'esperto, citato da Xinhua, ha spiegato che la maggior parte dei settori manifatturieri hanno registrato un clima per le imprese in miglioramento, con i sottoindici che crescono in 12 dei 21 comparti presi in esame dal sondaggio. «Nonostante le conseguenze sia del Covid che delle ondate di caldo, l'economia cinese ha proseguito la sua ripresa».

L'indice della produzione dei beni di consumo, particolarmente rilevante per comprendere lo stato di salute del mercato interno, è passato dai 51,4 punti di luglio ai 52,3 di questo mese. Altri dati al di sopra della soglia dei 50 punti, ritenuta decisiva per stabilire se si è davanti ad una fase espansiva o ad una contrattiva, riguardano l'indice manifatturiero relativo ai macchinari (50,9) e quello relativo all'hi-tech (50,6).

I dati arrivano a pochi giorni dall'ultimo vertice del Consiglio di Stato, durante il quale sono state annunciate 19 nuove misure di accompagnamento finalizzate a creare maggior sinergia tra le politiche di sviluppo già in essere nel Paese, che vanno a coprire diverse aree di intervento: dall'accesso al credito alle agevolazioni fiscali, passando per gli stimoli all'industria.

Come già osservato cinque giorni fa, durante l'incontro era emerso che malgrado la ripresa stesse proseguendo da mesi - dopo la fine dei lockdown decisi in primavera per la recrudescenza dei contagi in varie città del Paese - le sue fondamenta non erano ancora solide. Da qui la decisione di impiegare altri 300 miliardi di yuan sotto forma di strumenti finanziari di sostegno alle imprese, in aggiunta ai 300 già stanziati in precedenza.

Il Dipartimento Nazionale di Statistica ha inoltre deciso di elaborare un apposito indice relativo ai nuovi fattori di crescita, ponendo a base 100 il livello raggiunto dai settori innovativi nel 2014. L'obiettivo è quello di misurare «la vitalità delle industrie emergenti, dei nuovi modelli e forme di impresa, tenendo conto di alcuni sottoindici relativi all'Internet economy, alla capacità di innovazione, alla vitalità economica, al livello di conoscenza e all'aggiornamento industriale».

Questo indice è cresciuto del 35,4% nel 2021 rispetto all'anno precedente, raggiungendo un punteggio pari a 598,8 e mostrando un incremento omogeneo in tutti i sottoindici. Lo scorso anno, quello relativo all'Internet economy, ad esempio, ha compiuto un salto in avanti del 48,4% rispetto al 2020, sino a 1.963,6 punti, contribuendo per l'81,9% alla crescita dell'intero indice dei nuovi fattori di crescita. Nello stesso periodo, il sottoindice relativo alla vitalità economica è invece salito del 18,8% toccando quota 393,1 punti.

Secondo l'esperto del Dipartimento He Qiang, alla base di tale accelerazione ci sono precisi fattori: la costruzione di reti ottiche 5G, la diffusione di Internet, il dinamismo dei settori legati ai big data e all'intelligenza artificiale nonché la promozione di una profonda integrazione tra economia digitale ed economia reale.

Citando alcuni dati, il rapporto del Dipartimento sottolinea come in Cina, alla fine dello scorso anno, vi fossero 1,42 miliardi di utenti Internet mobile, il 5% in più su base annua, e 540 milioni di utenti Internet a banda larga fissa. Dalle città alle campagne, dalle più avanzate province costiere a quelle meno avanzate [ma in forte accelerazione] dell'entroterra, ogni cittadino cinese possiede, insomma, almeno un dispositivo per navigare in rete ed accedere ai servizi che questa offre.

I consumi digitali sono in crescita: una tendenza mondiale che la pandemia ha soltanto accelerato o intensificato, ma non certo creato dal nulla. Almeno non in Cina, dove i sistemi e-payment, i servizi fintech e le piattaforme e-commerce sono realtà già da oltre tre lustri. Le vendite on-line al dettaglio sono così aumentate del 14,1% nel 2021, totalizzando un giro d'affari pari a 13.100 miliardi di yuan, cioè circa 1.892 miliardi di euro. Per intenderci, poco meno del PIL italiano dello scorso anno.

Internet sta diventando uno strumento facilmente accessibile e molto utile anche nelle province meno sviluppate e nelle aree rurali. I prodotti tipici di alcune regioni della Cina Occidentale o quanto meno di certe loro aree rurali, difficilmente reperibili a Pechino, Shanghai e nelle altre metropoli costiere e precostiere, possono raggiungere il consumatore urbano attraverso presentazioni e recensioni on-line, cercando di richiamare l'attenzione di qualche Key Opinion Leader (KOL), un tipo di influencer particolarmente apprezzato dal pubblico cinese per la sua professionalità e perciò seguito in rete da un elevato numero di consumatori.

Nell'ambito dei prodotti alimentari, tra il 2016 e il 2018, il numero dei KOL era già cresciuto del 132%, più dei prodotti di bellezza (+129%) e dei videogiochi (+128%) [Yiva Digital, 15/9/2020]. I luoghi di questo enorme influencer marketing con caratteristiche cinesi sono principalmente le più note e frequentatissime piattaforme social: Weibo, WeChat, Douyin (TikTok), Kuaishou, Bilibili e Little Red Book (Xiaohogshu), di più recente successo, arrivato a fine 2021 a quota 200 milioni di iscritti, di cui l’86% donne tra i 18 e i 35 anni, consumatrici di fascia medio-alta, non a caso già intercettato da alcuni grandi marchi internazionali di moda [Yocabè, 9/1/2022].

I numeri più recenti, diffusi in un libro bianco sul tema pubblicato lo scorso 29 luglio dall'Accademia Cinese per le ICT, dicono che l'economia digitale cinese, nel suo insieme, ha raggiunto un volume d'affari pari a 7.100 miliardi di dollari nel  2021, seconda soltanto agli Stati Uniti. Cresciuta ad una media annua del 15,9% tra il 2012 e il 2021, l'economia digitale del colosso asiatico ha visto incrementare nello stesso periodo il suo contributo al PIL nazionale, passato dal 20,9% al 39,8%.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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