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Politica Nazionale

Istituto Milton Friedman: No a nuove sanzioni UE sui fertilizzanti, dannose per l’economia europea e inutili per la pace

Di Redazione ASI 10 Febbraio 2026 – 19:51 3 min di lettura

(ASI) L’Istituto Milton Friedman, ispirato ai principi del libero mercato promossi dal Premio Nobel americano, si oppone con fermezza alla proposta di nuove sanzioni europee sulle importazioni di fertilizzanti russi o sugli input necessari alla loro produzione, come il gas naturale e l’ammoniaca.

Queste misure, avanzate nell’ambito del nuovo pacchetto di sanzioni dell’Unione europea, rappresentano una forma di interventismo statale dannoso che distorce i meccanismi di mercato, penalizza agricoltori, imprese e consumatori europei e rischia di provocare gravi danni economici autoinflitti, senza apportare alcun contributo concreto alla risoluzione del conflitto in Ucraina. In un contesto di crescenti tensioni globali e di profonda incertezza commerciale, nuove restrizioni sui fertilizzanti russi avrebbero effetti fortemente negativi sull’economia europea. La Russia è uno dei principali fornitori mondiali di fertilizzanti e l’Unione europea dipende da Mosca per oltre il 25% delle proprie importazioni.

Un’interruzione forzata di queste forniture porterebbe a un immediato aumento dei prezzi: l’esperienza recente dimostra che misure analoghe possono tradursi in rincari fino all’80% nel breve periodo, come già accaduto nel 2022, quando i prezzi della potassa sono aumentati di oltre il 50% in pochi mesi. Il 20° pacchetto di sanzioni UE propone inoltre un’ulteriore riduzione delle importazioni energetiche russe (attraverso il divieto di utilizzo dei servizi di trasporto marittimo) e l’introduzione di tetti o quote sulle importazioni di ammoniaca. Nel loro insieme, queste misure avranno un impatto significativo sulla produzione di fertilizzanti azotati in Europa. Il gas naturale è un input essenziale per la produzione di ammoniaca, che a sua volta è il componente chiave dei fertilizzanti azotati. Limitare simultaneamente questi fattori cruciali farà aumentare i costi dei fertilizzanti. Negli ultimi 12 mesi i prezzi dell’ammoniaca hanno registrato forti impennate e i recenti rialzi del gas stanno esercitando ulteriori pressioni al rialzo. I fertilizzanti rappresentano una voce di costo cruciale per l’agricoltura europea. In media incidono per circa il 6% sui costi totali di produzione, ma in Paesi come Francia e Italia questa quota può arrivare fino al 14% per alcune colture cerealicole.

Un ulteriore aumento dei prezzi metterebbe sotto pressione i margini degli agricoltori, che non sono in grado di assorbire shock di tale entità, riducendo la redditività, scoraggiando le semine e causando cali della produzione e delle rese. L’impatto si estenderebbe rapidamente lungo l’intera catena del valore. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, un aumento del 10% dei prezzi dei fertilizzanti genera un incremento di circa il 7% dei prezzi dei cereali nel trimestre successivo. In un’Europa in cui i prezzi dei fertilizzanti sono già circa il 20% più alti rispetto al 2024, ulteriori sanzioni rischiano di alimentare una nuova ondata inflattiva sui beni alimentari di base, colpendo direttamente famiglie e consumatori. Un altro effetto critico sarebbe la perdita di competitività dell’agricoltura europea. Mentre i produttori dell’UE dovrebbero affrontare costi più elevati, i concorrenti extraeuropei continuerebbero ad accedere agli input agricoli a prezzi più bassi.

Ciò favorirebbe l’aumento delle importazioni e il calo delle esportazioni, come già osservato nel 2022, quando l’impennata dei costi di produzione ha portato, ad esempio, a un aumento del 34% delle importazioni di zucchero e a un crollo del 31% delle esportazioni europee. Il rischio è particolarmente elevato alla luce dei recenti accordi di libero scambio, incluso l’accordo UE–Mercosur: sanzioni sui fertilizzanti amplificherebbero squilibri competitivi del tutto innaturali, favorendo produttori extra-UE più efficienti proprio mentre si innalzano artificialmente i costi per gli agricoltori europei. Così in una nota l'Istituto Milton Friedman.

 

Nota della Redazione

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