(ASI) L’Istituto Milton Friedman, ispirato ai principi del libero mercato promossi dal Premio Nobel americano, si oppone con fermezza alla proposta di nuove sanzioni europee sulle importazioni di fertilizzanti russi o sugli input necessari alla loro produzione, come il gas naturale e l’ammoniaca.
Queste misure, avanzate nell’ambito del nuovo pacchetto di sanzioni dell’Unione europea, rappresentano una forma di interventismo statale dannoso che distorce i meccanismi di mercato, penalizza agricoltori, imprese e consumatori europei e rischia di provocare gravi danni economici autoinflitti, senza apportare alcun contributo concreto alla risoluzione del conflitto in Ucraina. In un contesto di crescenti tensioni globali e di profonda incertezza commerciale, nuove restrizioni sui fertilizzanti russi avrebbero effetti fortemente negativi sull’economia europea. La Russia è uno dei principali fornitori mondiali di fertilizzanti e l’Unione europea dipende da Mosca per oltre il 25% delle proprie importazioni.
Un’interruzione forzata di queste forniture porterebbe a un immediato aumento dei prezzi: l’esperienza recente dimostra che misure analoghe possono tradursi in rincari fino all’80% nel breve periodo, come già accaduto nel 2022, quando i prezzi della potassa sono aumentati di oltre il 50% in pochi mesi. Il 20° pacchetto di sanzioni UE propone inoltre un’ulteriore riduzione delle importazioni energetiche russe (attraverso il divieto di utilizzo dei servizi di trasporto marittimo) e l’introduzione di tetti o quote sulle importazioni di ammoniaca. Nel loro insieme, queste misure avranno un impatto significativo sulla produzione di fertilizzanti azotati in Europa. Il gas naturale è un input essenziale per la produzione di ammoniaca, che a sua volta è il componente chiave dei fertilizzanti azotati. Limitare simultaneamente questi fattori cruciali farà aumentare i costi dei fertilizzanti. Negli ultimi 12 mesi i prezzi dell’ammoniaca hanno registrato forti impennate e i recenti rialzi del gas stanno esercitando ulteriori pressioni al rialzo. I fertilizzanti rappresentano una voce di costo cruciale per l’agricoltura europea. In media incidono per circa il 6% sui costi totali di produzione, ma in Paesi come Francia e Italia questa quota può arrivare fino al 14% per alcune colture cerealicole.
Un ulteriore aumento dei prezzi metterebbe sotto pressione i margini degli agricoltori, che non sono in grado di assorbire shock di tale entità, riducendo la redditività, scoraggiando le semine e causando cali della produzione e delle rese. L’impatto si estenderebbe rapidamente lungo l’intera catena del valore. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, un aumento del 10% dei prezzi dei fertilizzanti genera un incremento di circa il 7% dei prezzi dei cereali nel trimestre successivo. In un’Europa in cui i prezzi dei fertilizzanti sono già circa il 20% più alti rispetto al 2024, ulteriori sanzioni rischiano di alimentare una nuova ondata inflattiva sui beni alimentari di base, colpendo direttamente famiglie e consumatori. Un altro effetto critico sarebbe la perdita di competitività dell’agricoltura europea. Mentre i produttori dell’UE dovrebbero affrontare costi più elevati, i concorrenti extraeuropei continuerebbero ad accedere agli input agricoli a prezzi più bassi.
Ciò favorirebbe l’aumento delle importazioni e il calo delle esportazioni, come già osservato nel 2022, quando l’impennata dei costi di produzione ha portato, ad esempio, a un aumento del 34% delle importazioni di zucchero e a un crollo del 31% delle esportazioni europee. Il rischio è particolarmente elevato alla luce dei recenti accordi di libero scambio, incluso l’accordo UE–Mercosur: sanzioni sui fertilizzanti amplificherebbero squilibri competitivi del tutto innaturali, favorendo produttori extra-UE più efficienti proprio mentre si innalzano artificialmente i costi per gli agricoltori europei. Così in una nota l'Istituto Milton Friedman.


