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Politica Nazionale

Sanità italiana sotto pressione: cosa raccontano i numeri

Di Filippo Maria Maiorca 11 Febbraio 2026 – 12:57 2 min di lettura

(ASI) Roma - Negli ultimi anni il Servizio sanitario nazionale mostra segnali evidenti di difficoltà. Liste d’attesa lunghe, costi crescenti per le famiglie e forti differenze tra territori stanno mettendo sotto stress un sistema che per decenni è stato uno dei pilastri del welfare italiano.

Costi in aumento per le famiglie

Nel 2024 la spesa sanitaria complessiva in Italia ha superato i 185 miliardi di euro. La componente pubblica resta centrale, ma cresce la quota sostenuta direttamente dai cittadini: oltre 41 miliardi di euro pagati senza l’intermediazione di fondi o assicurazioni.

Questo aumento ha effetti concreti sull’accesso alle cure. Circa una persona su dieci ha rinunciato nel corso dell’anno a visite o accertamenti, soprattutto per motivi economici o per le lunghe liste d’attesa. Il fenomeno è più marcato in alcune Regioni del Sud.

Forti differenze tra Regioni

La sanità italiana resta profondamente disomogenea. Non tutte le Regioni riescono a garantire gli stessi livelli di assistenza e solo una parte del Paese assicura pienamente i Livelli Essenziali di Assistenza.

Queste differenze alimentano la mobilità sanitaria: ogni anno molti cittadini si spostano per curarsi in altre Regioni, con un flusso che va prevalentemente dal Sud verso il Nord, ampliando il divario territoriale.

Medici: numero alto, età avanzata

L’Italia ha un numero di medici superiore alla media dei Paesi OCSE. Il problema principale non è la quantità, ma l’età. Quasi la metà dei medici ha più di 55 anni e nei prossimi anni una parte significativa andrà in pensione, soprattutto nel servizio pubblico.

Infermieri: una carenza strutturale

La situazione è più critica per il personale infermieristico. In Italia il numero di infermieri è inferiore agli standard internazionali e il rapporto tra infermieri e medici è tra i più bassi in Europa.

Il confronto internazionale

Nel confronto con gli altri Paesi industrializzati, l’Italia investe meno in occupazione sanitaria. Una quota più bassa di lavoratori opera nel settore della salute e anche negli ospedali il personale risulta meno numeroso rispetto agli standard OCSE.

Un sistema sotto pressione

Nel complesso, i dati descrivono una sanità che continua a funzionare, ma con margini sempre più ridotti. L’aumento delle spese a carico dei cittadini, la carenza di infermieri, l’invecchiamento dei medici e le disuguaglianze territoriali rappresentano sfide decisive per il futuro del Servizio sanitario nazionale.

Filippo Maria Maiorca — Agenzia Stampa Italia

 

 

 

*“Immagine generata con IA tramite Google Gemini”

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