Elezioni nelle Filippine: il ritorno della dinastia dei Marcos.

(ASI) Con il giuramento di mezzogiorno del 30 giugno 2022, le Filippine tornano nuovamente ad avere un Presidente della dinastia di Ilocos Norte, dopo trentasei anni dalla rivoluzione del Rosario e dalla fuga dell’allora presidente Ferdinand Marcos. 

Il figlio, Ferdinand Marcos Junior,  si è infatti Imposto con il 58% dei voti, staccando la sua principale avversaria, Leni Robredo del 30,83% e ottenendo un risultato importante per una famiglia storica della politica filippina. La diffusione sulle piattaforme social di proclami verso una nuova unità nazionale, condite dallo slogan "Sama-sama tayong babangon muli" (Tutti insieme, risorgeremo), hanno ottenuto largo consenso nella fascia più giovane della popolazione, che non avendo conosciuto la dittatura del padre ha accolto con interesse i nuovi progetti politici. Un elettorato che conta sui social circa ottanta milioni di utenti registrati che si è destreggiato tra notizie false e contenuti virali fuorvianti.

Probabilmente però è stato lo storico accordo tra le due famiglie più potenti delle Filippine, con Marcos Jr Presidente, sostenuto da Sara Duterte-Carpio, neo vice-presidente e figlia del presidente uscente Rodrigo, ad aver compattato una larga fetta dell’elettorato filippino. Un accordo siglato con non poche polemiche, considerando la posizione di Rodrigo Duterte nei confronti di Ferdinand Marcos ( “è un bambino viziato”).

Non sono mancati gli attacchi degli oppositori, che hanno più volte ricordato a Bongbong (soprannome datogli dal padre per l’abitudine di salirgli sulle spalle; in tagalog il termine identifica un contenitore di bambù che si porta sulla schiena) i vent'anni di regime del padre, dal 1965 al 1986; un'epoca segnata dalla corruzione, dagli omicidi politici, dalla repressione, culminata con l'imposizione della legge marziale (nel 1972) nonché con la soppressione della stampa libera. Una serie lunga di accuse e di episodi mai chiariti, come quello dell’agosto 1983, con l’uccisione del leader dell’opposizione Benigno Aquino all’aeroporto di Manila. Marcos senior aveva promesso di garantirne la sicurezza al suo rientro dall’esilio. Ma all’uscita dell’aereo, Aquino venne colpito da un proiettile alla nuca.

Nessuno, o pochi però, hanno ricordato che quel Ferdinand Marcos senior era sostenuto e un fedelissimo degli americani. Contrastò i partiti comunisti nelle aree del sud-est asiatico e fu uno dei primi a schierarsi apertamente con gli Usa a supporto della guerra in Vietnam. Una rivoluzione teleguidata da Washington, quella del 1986, verso un futuro centrista (lo disse Larry Speakes) sulla spinta del ricordo e della paura di ritrovarsi un giorno a Manila come a Saigon o a Pnom Penh.

Oggi, dopo un volo pindarico durato anni, ecco nuovamente la famiglia dei Marcos varcare la soglia di Palazzo Malacañan, in uno strano segno del destino, passatemelo, considerando il bipolarismo Russia-Usa 2.0.

Il leader del PFP (Partito Federale delle Filippine) secondo le previsioni, caratterizzerà la sua presidenza verso una politica interna forte, sulla scia del suo predecessore, con una serrata lotta alle criminalità locali (ci si augura non con la stessa violazione dei diritti). Quello che preoccupa le varie ONG locali, è che Marcos jr potrebbe offrire ben poco dal punto di vista delle riforme e dei diritti sociali, nonostante i punti toccati durante la sua campagna elettorale (temi quali tutela delle LGBT, aborto, disoccupazione, investimenti per infrastrutture). Ne è una prova la possibile chiusura del sito  Rappler, che fa capo alla giornalista indipendente e premio nobel Maria Ressa, sulla base dell’ordinanza del 28 giugno.

Un futuro politico interno sicuramente ambiguo come quello della politica estera. La pugnalata della Casa Bianca al padre nel 1986 e i dissidi con il fisco americano per una maxi multa da 353,6 milioni di dollari del 2011 mai pagata, sono solo alcuni dei contrasti che allontaneranno probabilmente le Filippine dagli Usa a favore di un atteggiamento più aperto nei confronti della Cina. Saranno anni decisamente impegnativi quelli che si prospettano nel Pacifico Occidentale, con, ancora una volta, un Marcos alla guida del Paese.

Emilio Cassese -  Agenzia Stampa Italia

 

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