(ASI) C’è fermento in Israele.  Continue riunioni stanno avvenendo, tra gli alti vertici della sicurezza di Tel Aviv, per preparare i piani da utilizzare nel caso in cui fosse necessario avviare un  attacco nei confronti del programma atomico iraniano.

Il potente ordigno non convenzionale, tanto temuto dai partner mediorientali e dalle grandi potenze, sarà ottenuto molto probabilmente “tra uno o due anni o, più rapidamente, nel giro di sei mesi”, ha detto oggi il ministro dell’Energia Yuval Steinitz. Ha smentito così il neo segretario di Stato americano, Antony Blinken, che aveva parlato ieri addirittura, in un’ intervista alla tv Usa Nbc, di “poche settimane” in caso di ulteriori violazioni dei Pasdaran dell’ intesa, sul nucleare, sottoscritta nel 2015.  Il maggiore arco temporale non lascia tranquillo comunque Benjamin Netanyahu che sta valutando, in particolare in queste ore, quali fondi utilizzare nel caso in cui desse il via ad operazioni militari nei confronti del nemico di sempre. Potrebbero essere spesi, da quanto si è appreso fino a questo momento, quelli stanziati solitamente per le emergenze nazionali. La scelta, di riflettere rapidamente sulle opzioni belliche, è stata rafforzata anche dagli ultimi tristi episodi che hanno avuto per protagonista lo Stato ebraico. Quest’ ultimo ha attribuito, alla nazione degli Ayatollah, la paternità dell’attentato, avvenuto venerdì scorso senza vittime, nelle immediate vicinanze della propria ambasciata a Nuova Delhi. Ha lanciato l’accusa relativa alla pianificazione, di ulteriori azioni terroristiche, presso le sedi diplomatiche di Gerusalemme, Emirati Arabi e Stati Uniti, in un non meglio precisato paese africano. Lo ha riferito il canale televisivo Kan, citando fonti locali. Esse hanno sottolineato la notizia dell’arresto di “agenti della Repubblica Islamica”, dediti nel tentativo di portare a termine il loro obiettivo criminale. Ciò avrebbe rappresentato la risposta all’uccisione del proprio scienziato Mozen Fakhrizadeh e del generale Qassam Soleimani. Il primo ha perso la vita in un’imboscata a dicembre, la cui organizzazione è stata attribuita agli 007 israeliani, mentre  il secondo è deceduto, il 3 gennaio 2020, in un raid del Pentagono nei pressi dell’aeroporto di Baghdad.   

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

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