Il trauma da rientro non è pigrizia: è autodifesa
(ASI) Ogni anno, con la fine di agosto e l’inizio di settembre, si ripresenta puntualissimo il solito sentimento : il trauma da rientro.
.La verità è che addossare tutta la colpa a settembre è un troppo comodo .
La frustrazione del rientro non nasce dal fatto che amiamo dormire fino a tardi o che vorremmo vivere per sempre in spiaggia. Nasce da qualcosa più profondo: durante le vacanze sperimentiamo un ritmo “umano” . Recuperiamo il tempo per parlare senza guardare l'orologio, camminiamo di più, decidiamo noi come riempire le nostre ore e, soprattutto, stacchiamo la spina dalle urgenze altrui. Poi, finite le ferie , da un giorno all'altro, veniamo messi dentro un sistema che pretende di farci passare da zero a cento .
Il vero nodo della questione è che abbiamo trasformato il lavoro in un'estenuante maratona, dove la pausa estiva serve solo come "pit-stop" per non far fondere il motore. Un modello insostenibile. Quello che proviamo a settembre non è pigrizia, è autodifesa. È il nostro cervello che si ribella a un'organizzazione della vita che ci vuole al massimo per undici mesi all'anno, in cambio di due o tre settimane di calma.
Forse è arrivato il momento di cambiare prospettiva. Invece di subire settembre come un condanna, potremmo usarlo come uno strumento di diagnosi. Se il ritorno alla routine fa così male, significa che è la routine stessa a dover essere aggiustata. . Possiamo ad esempio iniziare a proteggere il nostro tempo libero con la stessa grinta con cui difendiamo una scadenza di lavoro, imparando a dire qualche "no" in più e riducendo l'iper-connessione.
Il rientro smette di essere un trauma solo quando smettiamo di considerare il benessere un privilegio estivo e iniziamo a prenderci cura della nostra quotidianità, un giorno alla volta.
Francesca Castellani
ASI precisa: la pubblicazione di un articolo e/o di un'intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell'autore e/o dell'intervistato che ci ha fornito il contenuto. L'intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Il giornale ASI è a disposizione degli interessati per pubblicare comunicati o repliche. Invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati e a consultare più fonti.