Sabato, 12 Settembre 2026
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Società, Arte e Cultura

Il trauma da rientro non è pigrizia: è autodifesa

Di Francesca Castellani 12 Settembre 2026 – 15:29 1 min di lettura

(ASI) Ogni anno, con la fine di agosto e l’inizio di settembre, si ripresenta puntualissimo il solito sentimento : il trauma da rientro.

.La verità è che addossare tutta la colpa a settembre è un troppo comodo .

La frustrazione del rientro non nasce dal fatto che amiamo dormire fino a tardi o che vorremmo vivere per sempre in spiaggia. Nasce da qualcosa più profondo: durante le vacanze sperimentiamo un ritmo “umano” . Recuperiamo il tempo per parlare senza guardare l'orologio, camminiamo di più, decidiamo noi come riempire le nostre ore e, soprattutto, stacchiamo la spina dalle urgenze altrui. Poi, finite le ferie , da un giorno all'altro, veniamo messi dentro un sistema che pretende di farci passare da zero a cento .

Il vero nodo della questione è che abbiamo trasformato il lavoro in un'estenuante maratona, dove la pausa estiva serve solo come "pit-stop" per non far fondere il motore. Un modello insostenibile. Quello che proviamo a settembre non è pigrizia, è autodifesa. È il nostro cervello che si ribella a un'organizzazione della vita che ci vuole al massimo per undici mesi all'anno, in cambio di due o tre settimane di calma.

Forse è arrivato il momento di cambiare prospettiva. Invece di subire settembre come un condanna, potremmo usarlo come uno strumento di diagnosi. Se il ritorno alla routine fa così male, significa che è la routine stessa a dover essere aggiustata. . Possiamo ad esempio iniziare a proteggere il nostro tempo libero con la stessa grinta con cui difendiamo una scadenza di lavoro, imparando a dire qualche "no" in più e riducendo l'iper-connessione.

Il rientro smette di essere un trauma solo quando smettiamo di considerare il benessere un privilegio estivo e iniziamo a prenderci cura della nostra quotidianità, un giorno alla volta.

Francesca Castellani 

Nota della Redazione

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