Arte dell’ozio e produttivita, riscoprire il tempo della conteplazione nella società moderna
(ASI)In una società, come quella attuale ossessionata dalla produttività , dall’ottimizzazione del tempo e dalla reperibilità costante, non lavorare, cioè prendersi una pausa per qualche giorno, viene spesso percepito come una colpa o un'inutile perdita di tempo. Eppure, la storia della cultura ci insegna che il tempo privo di scopi immediati non è un vuoto sterile, ma la condizione fondamentale per la nascita dell'invenzione, del pensiero critico e dell'espressione artistica.
Si può quindi parlare dell’ arte dell’ozio, molto praticata ad agosto.
Già nel mondo classico la distinzione tra l'attività lavorativa e il riposo contemplativo era netta e rovesciata rispetto al nostro presente. Per i Romani, l'otium non era la pigrizia fine a se stessa, ma il tempo dedicato allo studio, alla cura dello spirito e alla riflessione filosofica, mentre il negotium rappresentava l'occupazione pratica, la negoziazione, ovvero la mera negazione dell'ozio. Nell'antica Grecia, l’ ozio indicava la libertà dalle necessità materiali, lo spazio in cui la mente poteva vagare senza vincoli utilitaristici, ponendo le basi della geometria, della filosofia e della grande tragedia.
Con l'avvento della modernità industriale prima, e dell'era digitale poi, il valore della sospensione è stato eroso da un paradigma economico che misura il valore dell'individuo sulla base della sua costante produttività. Oggi l'iperconnessione ha abbattuto i confini tra vita professionale e sfera privata, portando le notifiche e le scadenze anche nelle nostre vacanze. Veniamo spinti a riempire ogni secondo vuoto con contenuti da fruire o condividere, trasformando anche il tempo libero in una specie di lavoro da remoto.
L’arte dell'ozio nel mese di agosto non deve quindi significare perdita di tempo, ma è la protezione della nostra interiorità. In una società che corre senza sosta, permettersi il lusso di guardare il mare o il cielo senza alcuno scopo è il gesto più eversivo e rigenerante che ci rimanga.
Francesca Castellani - Agenzia Stampa Italia
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