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Attualità

Ultimo saluto al collega Fausto Belia

Di Laurent De Bai 12 Settembre 2026 – 13:43 9 min di lettura

(ASI) Perugia Oggi Bastia ha salutato Fausto Belia

L'ultimo saluto a Fausto Belia.. Una chiesa eremita, il Grifo sulla bara  e quell'ultimo Arcodati... »

(ASI) Perugia Oggi Bastia ha salutato Fausto Belia. La chiesa gremita di colleghi, amici, rappresentanti delle istituzioni e persone incontrate lungo una vita raccontava forse meglio di qualsiasi curriculum chi fosse veramente Fausto. Sulla bara, una sciarpa della Curva Nord del suo Perugia. Intorno, il dolore della famiglia. E dentro di me una frase che continua a tornare: «Arcordati…».

Oggi è stato il giorno dell’ultimo saluto. E ci sono giorni nei quali raccontare ciò che si vede diventa difficile anche per chi, come noi giornalisti, ha trascorso una vita cercando le parole giuste. Perché oggi quelle parole dovevano raccontare te, Fausto. La tua bara davanti a noi. La tua famiglia afflitta. Una chiesa gremita. E intorno tanti volti conosciuti, appartenenti a generazioni diverse del giornalismo umbro, arrivati a Bastia per accompagnarti nel tuo ultimo viaggio.

Guardandomi attorno ho capito ancora meglio quanta strada avessi percorso. Ma soprattutto quante persone avessi incontrato, quante vite avessi incrociato e quanto avessi lasciato dentro ciascuna di esse.

TUTTO IL TUO MONDO ERA LÌ

C’erano i tuoi colleghi dell’ANSA. Quelli con i quali avevi condiviso anni di lavoro, notizie, telefonate, attese, confronti e quella quotidianità delle redazioni che soltanto chi ha fatto questo mestiere può comprendere fino in fondo. C’erano anche i colleghi di Radio Perugia 1, e quelli di Umbria Tv ove eri il volto del telegiornale.

Tra la gente raccolta in chiesa ho riconosciuto Salvanti, Gasperini, Dottori, Giudici e tanti altri. Volti e generazioni differenti del giornalismo. Ed era forse questa una delle immagini più belle e, nello stesso tempo, più dolorose della giornata: vedere riunite sotto lo stesso tetto tante persone che avevano conosciuto Fausto in momenti diversi della sua lunga carriera.

Tra i presenti c’era anche Walter Verini, collega giornalista e oggi senatore della Repubblica. Con parole sincere e cariche di affetto, ha aggiunto un prezioso tassello al ritratto umano e professionale di Fausto, restituendo il ricordo di un uomo che ha saputo lasciare un segno profondo nella sua comunità. Verini ha evocato non solo il giornalista rigoroso e appassionato che ha raccontato pagine importanti della storia dell’informazione umbra, ma soprattutto l’uomo: curioso, attento, capace di guardare oltre i confini del proprio territorio e di dialogare con il mondo.

Ma oggi non c’era soltanto il giornalismo. C’era Bastia. La tua Bastia, Fausto. Quella città alla quale eri profondamente legato e nella quale avevi vissuto anche una parte importante del tuo impegno politico e civile. Tra le persone venute a salutarti c’erano due ex sindaci della città: Lazzaro Bogliari e Vannio Brozzi.

Ed è stato proprio parlando con Vannio Brozzi che oggi ho scoperto qualcosa di te che non conoscevo.

Un episodio lontano nel tempo, ma che mi ha fatto capire ancora meglio l’uomo che eri.

Brozzi mi ha raccontato che, quando eri capogruppo dell’allora PCI nel Comune di Bastia nel 1985, secondo lui eri proprio tu la persona più indicata per essere candidato a sindaco. Avresti potuto scegliere te stesso. Avresti potuto rivendicare quella candidatura. Avresti potuto pensare alla tua carriera politica. E invece no. Secondo quanto mi ha raccontato Brozzi, fu anche su tua indicazione che venne scelto lui, fino a diventare sindaco di Bastia e poi ti ha nominato assessore alla cultura. Mentre lo ascoltavo ho pensato immediatamente: questo era Fausto.

Un uomo capace di riconoscere il valore di un’altra persona anche quando avrebbe potuto scegliere se stesso. In un mondo nel quale spesso si sgomita per occupare un posto, tu eri stato capace di fare spazio a qualcun altro. Forse la generosità si misura proprio così. Non attraverso le grandi dichiarazioni. Ma attraverso quelle decisioni prese quando non ci sono telecamere, quando nessuno applaude e quando nessuno immagina che, molti anni dopo, qualcuno le racconterà nel giorno del nostro ultimo saluto.

QUELLA SCIARPA SULLA BARA

E poi c’era un particolare. Piccolo soltanto in apparenza. Sulla tua bara c’era una sciarpa della Curva Nord del Grifo.

Il tuo Perugia. Una delle tue grandi passioni. Quella sciarpa appoggiata lì sembrava raccontare silenziosamente un’altra parte della tua vita. Il giornalista rigoroso. L’uomo impegnato nella vita pubblica. L’amico. Ma anche il tifoso. Quello capace di appassionarsi, discutere, gioire e soffrire per il suo Perugia. Oggi il tuo Grifo era lì. Con te. Fino alla fine.

PRIMA DEL FUNERALE HO VOLUTO RITROVARE UN PO’ DI TE

Sono arrivato a Bastia un po’ prima dell’orario previsto per il funerale. Non è stato un caso. Sentivo il bisogno di arrivare prima. Avevo bisogno di incontrare la tua famiglia prima che iniziasse la cerimonia, di stringere tuo fratello Renzo e sua moglie Marisa, di provare a testimoniare loro, anche soltanto con un abbraccio, tutta la mia vicinanza.

Ci sono momenti nei quali le parole servono a poco.

E un abbraccio riesce a dire quello che la voce non riesce più a pronunciare.

Poi, prima di entrare in chiesa, ho fatto una cosa che sentivo di dover fare.

Sono andato in quella rosticceria dove passavi parte del tuo tempo quando tornavi a Bastia.

Quante volte mi avevi invitato lì. Quanti ricordi. Quante conversazioni. Quanti momenti che allora sembravano normali e che oggi assumono improvvisamente un valore enorme. Sono entrato. E, Fausto, devo anche darti una notizia: la rosticceria ha cambiato nome.

Mi è venuto quasi spontaneo pensare che avrei dovuto dirtelo. Per un istante ho immaginato di prendere il telefono e chiamarti. Poi la realtà torna.  E fa male.  Ho chiamato Vannio Brozzi ed venuto lì. Perché ci sono luoghi che, dopo la morte di qualcuno che abbiamo amato, non sono più semplicemente luoghi. Diventano memoria. Quella rosticceria, oggi, per me era piena della tua presenza pur nella tua assenza.

Sembrava quasi di aspettarti entrare. Di sentirti parlare. Di vederti seduto lì. E invece dovevo andare in chiesa per salutarti per l’ultima volta.

Arrivato in chiesa, ho poi guardato la tua famiglia. Tuo fratello Renzo, sua moglie Marisa. I tuoi nipoti Francesca, Aldo, Sara e Beatrice. Profondamente afflitti dalla tua scomparsa. Il dolore sui loro volti raccontava ciò che nessun articolo potrà mai descrivere fino in fondo.

Noi possiamo ricordare il giornalista. Il collega. L’amico. Il professionista. Possiamo raccontare l’ANSA, Parigi, la Regione Umbria, la televisione, lo sport, Sydney. Ma il dolore di una famiglia appartiene a un luogo molto più intimo. Ed è davanti a quel dolore che persino le parole di un giornalista devono fermarsi. Oggi, però, quella chiesa gremita rappresentava anche un enorme abbraccio attorno a loro. Un abbraccio fatto di presenze. Perché a volte, davanti alla morte, esserci è l’unica cosa che possiamo fare. E oggi, Fausto, per te c’erano davvero in tanti.

IL CURRICULUM CHE NESSUNO SCRIVE

Guardando quella chiesa ho pensato a una cosa. Una carriera può essere raccontata attraverso un curriculum. Capo servizio dell’ANSA in Umbria. Corrispondente dell’ANSA da Parigi. L’esperienza presso l’Ufficio Stampa della Regione Umbria. La televisione. Lo sport.

Le Olimpiadi di Sydney seguite come inviato. Tutto importante. Tutto parte della tua storia.

Ma oggi ho capito che esiste un altro curriculum. Quello che nessuno scrive. È il curriculum delle persone che vengono al tuo funerale. Degli amici che sentono il bisogno di esserci. Dei colleghi che, dopo decenni, continuano a ricordarti. Delle persone che raccontano spontaneamente un tuo gesto di generosità compiuto tanti anni prima. Dei giovani professionisti ai quali hai dato un consiglio. Di quelli ai quali hai aperto una porta senza pretendere nulla in cambio. Di quelli che semplicemente possono dire:

«Fausto, per me, c’è stato».

Oggi quel curriculum era davanti ai miei occhi. Una chiesa gremita di colleghi di tutte le età.

Amici. Giornalisti. Rappresentanti delle istituzioni. Compagni di tante stagioni della tua vita.

Persone che magari non si vedevano da anni e che oggi si sono ritrovate per una sola ragione:

salutare te. Fausto, il tuo curriculum umano era lì. Ed era immenso.

PER ME ERI MOLTO PIÙ DI UN COLLEGA

Io, però, oggi non stavo salutando soltanto Fausto Belia, giornalista. Stavo salutando il mio amico fraterno. Uno dei miei maestri. Perché se oggi sono il professionista e il giornalista che sono, una parte importante la devo anche a te. Mi hai insegnato che questo mestiere non significa soltanto scrivere bene, parlare davanti a una telecamera o arrivare prima degli altri su una notizia. Mi hai insegnato qualcosa di molto più importante: prima del giornalista viene l’uomo.

E oggi quella chiesa piena di persone venute a salutarti ne era forse la dimostrazione più bella.

«ARCORDATI…»

Durante la cerimonia continuava a tornarmi in mente la nostra ultima telefonata.La tua voce.

Il tuo perugino. Quella frase che ormai sembra essersi fermata per sempre dentro di me:

«Arcordati de portamme una cassa d’acqua a casa, che non posso portalla… e tuo fratello è vecchio!»

Quanto vorrei sentirla ancora. Quanto vorrei che oggi fosse stato semplicemente un altro sabato e che domani il telefono potesse squillare nuovamente. Quanto vorrei sentire ancora quella voce dall’altra parte.

«Arcordati…»

Invece oggi davanti a me c’era la tua bara. Sopra, la sciarpa del tuo Grifo. Intorno, la tua famiglia.

I tuoi amici. I tuoi colleghi. Bastia.

E allora ho pensato che forse una persona non se ne va completamente quando ha lasciato così tanto dentro gli altri. Tu hai lasciato molto, Fausto. Hai lasciato il tuo giornalismo. Hai lasciato le tue storie. Hai lasciato i tuoi consigli. Hai lasciato gesti di generosità che qualcuno continua a raccontare dopo decenni. Hai lasciato amicizie. Hai lasciato ricordi. Hai lasciato qualcosa di te dentro tante persone. E ne hai lasciato tanto anche dentro di me. Oggi Bastia ha salutato Fausto Belia, il giornalista. Il mondo dell’informazione umbra ha salutato uno dei suoi professionisti.

Gli amici hanno salutato Fausto. La famiglia ha salutato un fratello, uno zio, una persona amata.

Io ho salutato un amico fraterno e un maestro. Quando sono uscito dalla chiesa sentivo dentro un grande vuoto. Ma anche una certezza. Avevi ragione tu, Fausto. Bisogna ricordarsi. «Arcordati…», mi avevi detto. Sì, fratello mio.

Mi ricorderò. Mi ricorderò delle nostre telefonate. Delle nostre conversazioni. Dei tuoi consigli.

Delle risate. Delle volte in quella rosticceria di Bastia. Dei tuoi insegnamenti. E di quella tua voce che oggi mi sembra ancora di sentire. Dopo aver visto tutta quella gente venuta per accompagnarti nel tuo ultimo viaggio, so anche un’altra cosa: non sarò certamente l’unico a ricordarmi di te.

Ciao Fausto. Buon viaggio, amico fraterno mio.

Il tuo Grifo era lì con te. La tua Bastia era lì con te. I tuoi colleghi erano lì con te. I tuoi amici erano lì con te.

E oggi, per l’ultima volta, eravamo tutti lì per te.

Riposa in pace, fratello mio.

(Laurent De Bai)

Nota della Redazione

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