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Festival Internazionale del Film di Roma

Lo sceneggiatore di Gioventù bruciata, Stweart Stern ricorda il grande regista Nicholas Ray, oggetto del documentario di Francesco Zippel

 

(ASI) Potrei creare “lampi sull’acqua”. Questa è l’ultima delle tante frasi celebri del maestro Nicholas Ray, uno dei registi più amati dall’America quanto dall’Europa. Personaggio strano, contraddittorio. E a ricordarlo all’interno della Festival internazionale del cinema di Roma ci sono il documentario realizzato dal trentenne Francesco Zizzel e l’amico nonché terzo e ultimo sceneggiatore Stewart Stern.

Quest’uomo che all’apparenza sembra un simpatico vecchietto, un po’ prolisso è una delle penne più incredibili della storia del cinema è infatti l’autore di Rebels without causa, meglio conosciuta come Gioventù bruciata. Stern ricorda di come venne a contatto con l’eccentrico regista, che prima ancora di conoscerlo il grande amico di Ray, il produttore regista Kazan, lo aveva avvertito che Ray gli avrebbe rubato tutto, mettendolo in secondo piano. Cosa che non avvenne, poiché la loro prima opera fu un autentico capolavoro e lo stesso Ray capendo che il film poteva diventare un mito, volle l’approvazione dello stesso Kazan, che intuì la grandezza dell’idea: un film che racconta i problemi della gioventù borghese.

Stern ricorda di come venne a contatto con il golden boy di allora James Dean. Attraverso un’amica Stern si ritrovò a casa di Dean. I due si guardarono a lungo, fino a quando Dean iniziò a fare il verso della mucca, Stern capendo l’ilarità del ragazzo lo sfidò a fare dei versi di animali: mucca, pecore, maiali. Dean si divertì e invitò il giovane sceneggiatore al cinema. Dean saltando barriere e infischiandosene delle regole condusse Stern su un palco riservato e lì vide la Valle dell’Eden, la prima grande interpretazione di Dean. Quel giovanotto impertinente era un grandioso attore, che a Stern ricordò Marlon Brando. Un attore così non poteva avere un gran feeling con il regista più discusso del tempo Nicholas Ray. Ray, ricorda Stern, lavorava sugli attori e come già aveva fatto in altri film così fece con Gioventù Bruciata, imponendogli di non tenere in considerazione la sceneggiatura, ma di sentire il personaggio. Stern rivela che quelle improvvisazioni che facevano gli attori nella camera d’albergo di Ray, contribuirono al successo di Gioventù bruciata, che trova tutt’oggi una sua attualità. A questo poi si aggiunse la morte improvvisa per un incidente di Dean. La morte dell’attore segnò Ray, che aveva una propria venerazione per il golden boy, tanto da rimproverare severamente chiunque lo disturbasse.

Ray instaurava dei profondi rapporti con i suoi attori, li possedeva, forse anche fisicamente si vociferava, perché voleva un’immedesimazione totale con loro, anche se il rapporto spesso con i suoi preferiti era duro. Stern ricorda un altro grande attore a cui si legò il regista, anche se ognuno mantenne la sua individualità: Hempry Bogart. Per quanto sembrasse un uomo tutto d’un pezzo, Bogart era noto per la sua disciplina nel recitare e nel suo affidarsi al regista. Due film di successo collezzionarono i due, che portarono Ray al successo. Altra grande personalità che contribuì a valorizzare Ray fu l’eccentrico miliardario Howard Hughes, che lo difese dalla politica McCartista che accusava Ray di essere comunista. Hughes anche con metodi poco ortodossi difese il suo regista e lo spalleggiò sempre nei suoi progetti. Uomini come Kazan e Hughes, contribuirono alla valorizzazione di Ray,,infatti quando il cinema divenne un affare finanziario e i nuovi produttori non erano più in grado di vedere il film, Ray collezionò una serie di flop che lo portarono ad andare in Europa.

Fu molto apprezzato in Francia e in Italia, ma  non riuscì a toccare più l’apice artistico e si adattò alle esigenze commerciali realizzando Ombre biacnhe, Il Re dei re e 55 giorni a Pechino. Furono tre flop e nell’ultimo si realizzò la profezia di Ray, che non lo avrebbe mai finito, infatti ebbe un malore e fu completato da un altro regista.

Fuori dal giro Ray si riscoprì come insegnante. Iniziò con un seminario e poi entusiasmò tanto i ragazzi, che l’università lo assunse. Le sue lezioni si svolgevano di notte e i ragazzi spesso non dormivano per seguire i suoi insegnamenti. Ciò e il sostegno della quarta moglie, ridiedero linfa a Ray e con loro realizzò il suo ultimo film, appunto Lampi sull’acqua. Nicholas Ray è la personificazione del vero artista, che stupiva sempre (ricordiamo la benda sul volto da pirata) capace di rompere gli schemi della regia, ma di esaltare chiunque nel recitare. L’opera pregevole di Zippel ci dà chiarezza di chi sia questo mito del cinema, che purtroppo recentemente è stato un po’ dimenticato e che l’amico Stweart Stern con le sue parole lo ha fatto rivivere per un paio d’ore.

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