(ASI) Dopo le dichiarazioni del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, intervenuto il 10 maggio durante un evento organizzato da Sinistra Civica Ecologista nella capitale, la riforma di “Roma Capitale” è tornata alla ribalta nel dibattito politico nazionale.
Il primo cittadino ha ribadito che l’attribuzione di nuovi poteri amministrativi e legislativi a Roma non può essere separata da un adeguato rafforzamento delle risorse economiche e finanziarie.
La questione nasce dal percorso parlamentare della riforma costituzionale dedicata a Roma Capitale, che è stata approvata in prima lettura dalla Camera dei Deputati il 29 aprile scorso. Il testo infatti modifica l’articolo 114 della Costituzione e riconosce a Roma condizioni particolari di autonomia amministrativa e finanziaria. Attualmente, Roma Capitale è un ente locale con competenze amministrative, e come tale non può produrre leggi proprie come una Regione. Con la riforma, invece, lo Stato potrebbe attribuire direttamente a Roma alcune competenze legislative specifiche, nelle materie e secondo le modalità stabilite dalla legge. Tra le materie indicate, figurano il trasporto pubblico locale, l’urbanistica, il commercio, il turismo, l’edilizia residenziale pubblica e l’organizzazione amministrativa
Secondo Gualtieri, il nodo centrale riguarda proprio il rapporto tra i nuovi poteri e le capacità economiche; inoltre, a differenza di molte altre capitali europee, Gualtieri afferma che Roma dispone di margini di manovra limitati nella gestione di questioni urbane strategiche. In particolare, tra gli esempi più eclatanti si trova a regolamentazione degli affitti brevi, che oggi dipende in gran parte dalla normativa di livello nazionale.
Sul piano politico, la riforma ha già aperto divisioni sia nella maggioranza che nelle opposizioni. Alla Camera il testo infatti è stato approvato con i voti favorevoli del centrodestra e di Azione, mentre il Partito Democratico si è astenuto. Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno invece optato per il voto contrario.
Dal punto di vista istituzionale invece, la riforma dovrà affrontare ancora un iter particolarmente lungo. Essendo una legge costituzionale infatti, il testo dovrà essere approvato due volte sia dalla Camera sia dal Senato prima di entrare definitivamente in vigore.
Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia



