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Attualità

Eliot, Schmitt, la modernità e gli oligarchi al comando dell’Europa: un’analisi per superare il piagnisteo

Di Raffaele Iannuzzi 18 Settembre 2026 – 18:11 4 min di lettura

(ASI)   Il mondo non finisce con un’esplosione, ma con un piagnucolio, aggiungiamo pure, permanente. La cultura del piagnisteo è il cavallo di Troia e, insieme, il sintomo di un malessere spirituale e umano, che fa il gioco di chi comanda nel mondo. La rabbia collettiva al servizio del potere. Antica lezione, vecchia storia.

T.S.Eliot, profeta come ogni grande poeta, ha indicato la via per entrare nell’età contemporanea:

«Thisis the way the world ends

Thisis the way the world ends

Thisis the way the world ends

Not with a bang but with a whimper»

The Hollow Men – Gli uomini vuoti

Il mondo non finisce con un’esplosione, ma con un piagnucolio, aggiungiamo pure, permanente.

La cultura del piagnisteo è il cavallo di Troia e, insieme, il sintomo di un malessere spirituale e umano, che fa il gioco di chi comanda nel mondo. La rabbia collettiva al servizio del potere. Antica lezione, vecchia storia.

La Germania sta cercando di scrollarsi di dosso la subcultura del piagnisteo impostando risposte politiche attraverso forze politiche considerate non conformi, il che è garanzia purissima di potenza generativa. L’AfD deve fare scuola, da questo punto di vista: la stasi, l’impasse rabbioso si supera attraverso la speranza progettuale, la visione di una nuova realtà, nazione, comunità. Altrimenti, il potere, che vuol dire la Von der Leyen e la coalizione globalista che ha retto le fila anche delle élites americane smascherate, ma non condannate, dai files di Epstein, se la godono, mentre la plebe viene risucchiata nei canali di scarico della storia.

Come fai a non capire che l’Ue non può conoscere democrazia alcuna? Nasce senza democrazia, nel tempo diventa sistema oligarchico e detta legge alle forme giuridiche nazionali attraverso una nuova gerarchia di leggi, regole e funzioni. Questo nucleo autoritario, dispotico e totalitario è dentro lo schema giacobino-leviatanico del Manifesto di Ventotene, il manuale degli oligarchi in carriera già in quella fase storica. Era tutto scritto, nero su bianco. Tredici anni fa scrissi questo articolo:

https://www.ilsussidiario.net/news/cultura/2013/5/19/idee-europa-la-terra-desolata-di-eliot-adesso-e-qui/394417/

Sempre Eliot a menare le danze, sempre la stessa situazione. Non ci voleva molto a capirlo. Perché la questione è tanto radicale quanto semplice. Ecco l’equazione: se la modernità, da sei secoli a questa parte, è l’unico mondo possibile, e se la democrazia è la quintessenza della modernità, ne consegue che dobbiamo tenerci la democrazia così com’è, altrimenti perdiamo la modernità.

Ma se la democrazia, quintessenza della modernità, fondata sulle nazioni, decide di delegare potere all’impero eurocratico, leggasi Bruxelles, allora c’è la conversione logica e abbiamo che la modernità “democratica” appartiene a Bruxelles, che può farne ciò che vuole. Esattamente ciò che sta facendo.

Siamo nello stato della “libertà obbligatoria” di gaberiana memoria: per essere liberi tutti insieme, anche se non ci siamo scelti, dobbiamo per forza danzare con i carnefici, i quali, naturalmente, saranno così magnanimi da farti entrare in guerra con la Russia, gonfiarti di nuove tasse per sostenere progetti votati al suicidio collettivo, negarti la libertà di opinione e di espressione delle tue idee e ci includiamo anche la sottrazione dei social agli adolescenti che, vista così, sembrerebbe una cosa santa, ma che, in prospettiva, sa tanto di maoismo applicato.

Era tutto scritto. Come era tutto scritto, già nel 1923, da quell’altro genio sempre citato, ma mai letto con attenzione, Carl Schmitt, il quale, nel 1923, in un gioiello di libretto dal titolo altisonante Cattolicesimo romano e forma politica spiega perché è necessario che la Chiesa si faccia impero universale di direzione spirituale, in lodo che anche la “forma politica” del mondo moderno possa resistere agli assalti del nichilismo già imperante.

Come stia oggi la Chiesa lo vediamo. Basta leggere la nota Un cammino di speranza per i sessant’anni della dichiarazione conciliare Nostra aetate per rendersene conto: siamo giunti ad una sorta di deismo annacquato, che nega ogni forza teologica, spirituale e storica a quel cattolicesimo romano di cui ha così profondamente ragionato Schmitt nel 1923.

Mala tempora currunt? Certamente, ma non solo per la Chiesa, perché la democrazia senza una visione del Sacro e della religione, foss’anche civile, non può reggere. E allora gli oligarchi e i feldmarescialli dell’Ue non avranno più ostacoli davanti a loro: sconfitta dell’avversario per abbandono del campo (di battaglia).

Raffaele Iannuzzi – Agenzia Stampa Italia

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