(ASI) BRNO - "Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". Nelle parole che Dante affida a Ulisse vive il richiamo irresistibile verso ciò che si trova oltre il limite, verso quella meta che appare lontana quando tutti gli altri si fermano. È una tensione che appartiene anche ai grandi campioni dello sport. Marc Márquez l'ha mostrata ancora una volta in una gara costruita sulla pazienza, sull'attesa e infine sull'attacco.
Per lunghi tratti Bagnaia ha dato l'impressione di avere la situazione sotto controllo, ma il numero 93 non ha mai smesso di cercare uno spiraglio. Giro dopo giro ha inseguito la sua occasione, fino a trasformare il duello in una dimostrazione di forza. C'è qualcosa di profondamente sportivo nel celebre invito di Ulisse: la ricerca continua di un orizzonte più lontano, la volontà di non accontentarsi, la sfida costante ai propri limiti.
Quando la gara è entrata nella sua fase decisiva, mentre Bagnaia difendeva la leadership e Ogura restava agganciato ai primi chiudendo terzo, il campione spagnolo ha fatto ciò che distingue i fuoriclasse: ha continuato a cercare. E in quella ricerca ostinata ha definito la gara. Non un’accelerazione improvvisa, ma la progressiva costruzione di un esito già intravisto. Il sorpasso è arrivato come conseguenza, non come sorpresa. Poi la fuga e una vittoria conquistata con il coraggio di chi non smette mai di guardare oltre.
Sul traguardo la scena si scioglie nella stanchezza e nell’istinto. Il numero 93 saluta la telecamera e manda baci, lasciando trasparire tutta la fatica di una dura gara. Infine, scende dalla sua moto, si abbandona alla festa fisica del momento, si arrampica sulla rete per raggiungere i tifosi e alza le braccia al cielo. Márquez non si limita a vincere: stabilisce una distanza tra chi conquista un risultato e chi lo trasforma in significato. Perché il vincitore lascia un risultato. Il campione resta e imprime un segno. E questo arrivo di oggi nel GP a Brno entra nella continuità della MotoGP come una delle sue immagini destinate a durare, dimostrando come certi traguardi non si attraversano soltanto, ma si scolpiscono con la lucidità di chi sa quando attendere e di chi sa quando colpire.
LA GARA
La gara si apre con l’assenza di Bezzecchi, squalificato dopo la reazione nei confronti di un marshal a seguito della caduta nella Sprint di ieri: un’assenza pesante che ridisegna subito gli equilibri in griglia.
Allo spegnimento dei semafori è Francesco Bagnaia a scattare meglio di tutti: supera Marquez e si porta negli scarichi di Ai Ogura, autore di una partenza che lo proietta subito al comando della corsa. Alle loro spalle Pedro Acosta ha la meglio su Moreira e si installa in quarta posizione, mentre Jorge Martín è già costretto a fare i conti con una doppia Long Lap Penalty.
Pochi giri e arriva la prima bandiera gialla in curva 8 per Fabio Quartararo. Davanti, intanto, Marquez costruisce la sua rimonta con freddezza chirurgica: infila Ogura e si prende la seconda posizione. Più indietro, Fabio Di Giannantonio supera Moreira e sale in quinta piazza.
Martín sconta la sua prima penalità, mentre Acosta firma il giro più veloce della gara. Poco dopo Aldeguer completa il sorpasso su Moreira e si prende la settima posizione, per poi chiudere sesto davanti a R. Fernandez e Luca Marini. Martín porta a termine la seconda Long Lap: uscita non perfetta, ma penalità scontate senza ulteriori conseguenze.
Bagnaia, nel frattempo, alza il ritmo. Il pilota Ducati stampa il giro più veloce della gara e prova a costruire margine. Ma all’undicesimo giro Marquez è ormai incollato alla sua coda. Si apre così un duello serrato tra le due Ducati ufficiali, identico nei tempi, identico nell’intensità, mentre Ogura resta lì, agganciato, pronto a inserirsi.
La corsa entra nella fase decisiva quando il terzetto di testa stacca il resto del gruppo. In curva sette Acosta lascia strada a Di Giannantonio, probabilmente per gestione delle pressioni, mentre Ogura continua a ricucire fino a portarsi a meno di mezzo secondo da Marquez.
A sette giri dalla fine arriva il segnale: è Marquez a firmare il giro veloce della gara. È il preludio. Un giro dopo, il numero 93 rompe gli equilibri e piazza il sorpasso su Bagnaia, prendendosi la leadership. Da quel momento cambia tutto: Marquez allunga immediatamente e impone un ritmo insostenibile per gli altri. Bagnaia non ha il tempo di riorganizzarsi e a quattro giri dalla conclusione Ogura lo attacca all’interno prima di curva quattro e gli strappa la seconda posizione.
Dietro, la gara continua a vivere di colpi di scena: a tre giri dal termine si accende la lotta per il quinto posto, mentre Martín risale fino alla nona posizione, lasciando dietro di sè Bastianini e Moreira. A due giri dalla fine Di Giannantonio firma il giro veloce della gara, mentre Acosta è costretto al ritiro, per un problema al motore, consegnando il quinto posto a Joan Mir. Fuori dalla gara anche Rins per problema tecnico.
LA DICHIARAZIONE DI LUIGI DALL'IGNA
"Siamo davvero felici. Riuscire a vincere due gare di fila, con due piloti sul podio, è un risultato molto importante per tutto il gruppo. Marc e Pecco sono riusciti a essere costanti e altamente competitivi per tutto il weekend, e questo è fondamentale. Abbiamo ridotto il distacco dai leader, ma a essere onesto non voglio pensare al campionato in questo momento. Continueremo a lavorare gara dopo gara e vedremo quale sarà la situazione ad Assen. Abbiamo recuperato terreno, anche perché i nostri rivali hanno avuto un po’ di sfortuna nelle ultime gare, ma la stagione è ancora lunga e dobbiamo mantenere lo stesso livello di impegno se vogliamo restare in lotta fino alla fine".
I RISULTATI DEL GRAN PREMIO
4. Fabio Di Giannantonio (Ducati)
5. Joan Mir (Honda)
6. Fermin Aldeguer (Ducati)
7. Raul Fernandez (Aprilia)
8. Luca Marini (Honda)
9. Jorge Martin (Aprilia)
10. Enea Bastianini (KTM)
11. Diogo Moreira (Honda)
12. Brad Binder (KTM)
13. Franco Morbidelli (Ducati)
14. Toprak Razgatlioglu (Yamaha)
15. Maverick Vinales (KTM)
16. Jack Miller (Yamaha)
17. Cal Crutchlow (Honda)



