Racing Night: Alex Ricci racconta quando la storia corre su due ruote

(ASI) “Spesso mi sembra che la notte sia più viva e più riccamente colorata del giorno”. Queste parole che Van Gogh scrisse al fratello Theo prendono forma nel suo celebre dipinto Notte stellata, dove luna e stelle si muovono in un vortice di luce ed energia. Non è solo un paesaggio notturno, ma la rappresentazione di uno stato d’animo.

Anche la sala stampa di Misano, durante la Racing Night, ospita un vortice di emozioni, ricordi ed esperienze da condividere. È qui che nasce un’insolita intervista che vuole raccontare non solo il percorso professionale, ma anche l'animo di chi ha fatto della memoria, della ricerca storica e della scrittura la propria cifra distintiva. È il ritratto di Alex Ricci che proponiamo ai lettori di Agenzia Stampa Italia.

L’INTERVISTA

Alex Ricci, classe 1979, è grande appassionato di moto dall’età di cinque anni. Il fuoco si è acceso grazie a suo padre, che un giorno tornò a casa con un Suzuki GSX1100. La sua storia inizia così e con piacere ce la racconta tra sorrisi e anche un po’ di commozione.

Alex, come inizi a muoverti nel mondo del giornalismo?

Stanco delle chiacchiere da bar, decido di aprire un blog in cui commentare quello che mi piace del motociclismo in generale e inizio a scrivere articoli per "Virgilio motori". Il 23 ottobre 2011 rimango molto scottato dalla morte di Marco Simoncelli, perché ho avuto la fortuna di conoscerlo. Mi allontano dal mondo delle corse e decido di fare solo il motociclista stradale, sostituisco la macchina con la moto. Passano degli anni e mi ritrovo ad affrontare un trasloco doloroso. Una domenica mattina, davanti ad una tazzina di caffè, accendo la tv e sento la telecronaca di una gara di SBK dove Max Temporali stava parlando del Team di Ravenna "Evan Bross" in cui correva Federico Carecasulo a Donington. Era la prima volta che seguivo le corse dopo la scomparsa di Simoncelli. Erano passati almeno cinque anni da quel giorno, così sento che era il momento di fare qualcosa e decido di andare a parlare con Fabio Evangelista, il titolare del Team. In ufficio, di fronte ad un caffè, mi propone di andare all’ultima gara di SBK a Misano, nel giugno 2016, per fare foto e per supportare il suo addetto stampa, Carlo Baldi, come traduttore dall’italiano all’inglese. Quell’anno tra una gara e l’altra passano tre mesi e ci ritroviamo a settembre al circuito Lausitzring, in Germania. È da lì che ho iniziato a scrivere, lasciato il mio blog e iniziato come addetto stampa per scrivere la comunicazione ufficiale durante la gara e post gara per alcuni team e piloti.

LA RUBRICA IN MOTITALIA

Come arrivi alla collaborazione con “Motitalia”?

Nel 2019 vengo invitato ad una gara del CIV al Mugello, dove tanti team cercano qualcuno che tenga la comunicazione. Iniziando a frequentare il CIV, nel 2021, grazie a Massimiliano Tuzi, responsabile marketing di “Motitalia” e dell’area commerciale e pubblicità della Federazione, vado a parlare con il direttore Giulio Gori che, dopo un colloquio, mi propone la rubrica sulla rivista mensile.

Ci parli del tuo spazio all’interno di “Motitalia” e cosa rappresenta per te Giulio Gori?

Dal 2023 lavoro per “Motitalia” e condivido il progetto della rubrica con il direttore Gori, persona autorevole, che stimo molto. Ha sempre voluto un confronto con me non solo a livello professionale, ma anche di crescita personale. È una persona che ho sempre stimato, sa darmi i migliori consigli per svolgere al meglio la mia attività ed è per me un vero e proprio maestro.

La sua idea era fare una rubrica che, valorizzando il registro storico in possesso della Federazione, parlasse dei piloti del passato, ma non dei classici come Giacomo Agostini o Max Biaggi che tutti conoscono, ma di puntare la lente su qualche profilo importante per il motociclismo italiano. Sempre personaggi fondamentali, ma che sfuggono ai più, perché solo gli storici o addetti ai lavori ricordano nelle rievocazioni dedicate.

Quali sono i piloti ai quali hai dedicato spazio nella rubrica?

Ho iniziato con l’antenato di Valentino Rossi, Omobono Tenni, considerato il Black Devil da parte degli inglesi, perché è stato il primo non britannico su una moto non britannica a vincere il Tourist Trophy dell’isola di Man.

La scelta dei piloti è poi ricaduta su Nello Pagani, Bruno Ruffo, Dario Ambrosini ed Enrico Lorenzetti. Considero questa rubrica un’esperienza che mi ha dato la possibilità di fare ricerca dove non possedevo una eredità viva sui personaggi e un’occasione di incontrare chi li ha conosciuti. Nel caso di Lorenzetti, ho parlato con la figlia.

Come è evoluta la rubrica “Eroi italiani”?

Nella seconda stagione, abbiamo fatto un salto di molti anni e siamo arrivati a personalità come Loris Reggiani, Pierpaolo Bianchi, Eugenio Lazzarini, Maurizi Vitali, che potremmo trovare nel paddock, o qualche pilota contemporaneo che non c’è più come Paolo Pileri, Otello Buscherini o Gilberto Parlotti, scomparso in un incidente all’Isola di Man, a mio avviso uno dei più grandi talenti del motociclismo italiano degli anni Settanta.

Con il direttore Gori decidiamo poi che la rubrica sarebbe diventata “Glorie italiane” dove avremmo parlato delle moto italiane che hanno fatto la storia. Non sui grandi e ben noti marchi storici, ma di scovare altri di nicchia legati al passato come glorie italiane al centro dei successi: la Garelli, la Minarelli, la Morbidelli, la Piovaticci, che è una moto artigianale costruita da Eugenio Lazzarini, o la Malanca.

Nella seconda stagione di “Glorie italiane” decidiamo poi di parlare delle origini delle moto. Ci sono molti marchi che risalgono agli albori come la moto Borgo, la Siamt, le moto degli anni ‘10 e ’20. In occasione dei cento anni della Ducati ho dedicato un articolo ad una carrellata di modelli vincenti che hanno fatto il mercato delle moto più belle, ma soprattutto ho spiegato come nasce Ducati, di cosa si occupa, quali sono le pietre miliari di questa azienda prima di arrivare alle vittorie che tutti conosciamo in ambito sportivo.

ALEX OLTRE I MOTORI

Come desideri salutare i lettori di Agenzia Stampa Italia?

Una delle cose più belle che ti possano capitare quando hai la possibilità di visitare luoghi dove raccogliere informazioni sul passato è scoprire dei tesori. Ho incontrato un collezionista appassionato che mi invitò per mostrarmi la sua collezione. Non ho mai visto tante moto tutte insieme, tra cui vari modelli di Harley, la moto Borgo, le Frera, Sidecar Guzzi e di altre marche, moto che andavano dagli anni 60 fino ai giorni nostri, cominciando dalle Bianchi da cross per arrivare alle moto giapponesi degli anni Ottanta. Il divertimento in quel momento è stato impagabile. Tornando a casa dovevo scrivere solo un articolo, ma nella mia testa si sono accese mille luci e innumerevoli idee su cosa poter scrivere e quale altro tema sarebbe stato interessante affrontare. Per me il bello della ricerca, a cui dedico tanto tempo, è scoprire persone che hanno racconti che considero tesori umani, ma che possiedono anche dei veri propri patrimoni in casa. Non ho davvero mai visto così tante moto contemporaneamente nell'abitazione di una sola persona!

Hai una frase o citazione che meglio ti rappresenta?

Io non sono un nostalgico che vive dei ricordi, ma ho tanta passione per la storia e per il passato, quindi la frase è “non per adorarne le ceneri, ma per celebrarne il fuoco che le ha bruciate”. 

Chi c’è dietro al diplomato in ragioneria e laureato in Lettere e Filosofia, Alex Ricci?

La mia parte umanistica è la derivazione esatta di mia madre, Doris. Il modo sensibile che ho lo devo a mia mamma. Lei è la mia fonte di ispirazione ed era la prima persona che leggeva quello che scrivevo. Lei insegnava materie umanistiche. 

Quali sono i libri che consiglieresti ai nostri lettori, oltre a leggere la tua rubrica?

“Nelle tempeste di acciaio” di Ernst Junger, scrittore che ha vissuto 103 anni. Lui per me a livello di parola e qualità di scrittura è un maestro assoluto. Poi senza dubbio c’è Ernest Hemingway con “Per chi suona la campana”, “Fiesta” e “Verdi colline d’Africa”. Non ultimo George Orwell con “Omaggio alla Catalogna”. Lui sì che è stato uno scrittore che ha saputo predire il futuro.

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