(ASI) Misano - La passione per i motori non ha genere. Lo confermano le giovani creator Alice Caspani e Francesca Galbusera. Intervistate in occasione del WDW a Misano, raccontano con entusiasmo e determinazione il percorso che le ha portate a realizzare "Non fa una piega", un podcast in cui approfondiscono e commentano il mondo delle due ruote con uno sguardo nuovo, capace di superare alcuni stereotipi ancora presenti nella società.
Com'è nata l'idea di "Non fa una piega" e da dove nasce il nome del progetto?
Quando ci siamo conosciute, ci piaceva così tanto parlare di MotoGP che ci è venuta l'idea di realizzare questo progetto. Così siamo andate da Rachele Gagni, che è nostra videomaker, nonché ora parte integrante del progetto e nostro supporto emotivo, morale e tecnico e le abbiamo chiesto di spiegarci il corretto utilizzo dei microfoni. Lei ha rilanciato proponendo di fare un video e di parlare con Daniele Abatino, che è diventato poi l’altro nostro videomaker. Poi la cosa è diventata più grande. Ci hanno aiutato con l’attrezzatura, le telecamere, le luci e a creare un'identità visiva. Per noi Rachele e Daniele sono le colonne portanti di questo podcast, avendoci dato davvero una mano enorme, non solo con la parte video, ma anche con consigli e sostegno quando necessario. L'idea è nata da noi, ma loro l'hanno resa un vero e proprio progetto, al quale si è unito anche Vincenzo Zaccaria, un altro nostro importante videomaker.
Qual era il vostro obiettivo quando avete iniziato?
Esprimere noi stesse e il nostro pensiero. Avere la possibilità di dire la nostra su argomenti di cui discutevamo tra di noi o con gli amici, e darci la possibilità di parlarne con altre persone. Volevamo provare a entrare in un mondo dove è molto difficile farne parte, perché ristretto. In questo momento, invece, abbiamo la possibilità di confrontarci con tante altre persone e questo è molto positivo. È un’idea che ci ha permesso di vivere attivamente questo mondo; senza di essa non saremmo qua oggi a parlarne. Questo per noi è un grande onore.
Alla parte emotiva che ha detto Francesca, si è aggiunto il lato razionale di Alice: lavorando entrambe nel mondo social, abbiamo visto che c'era proprio uno spazio ancora poco esplorato che abbiamo colto come un possibile sbocco per poterci provare. Seppur con un po’ di paura, non ci siamo poste il problema di fallire o non fallire, ma ci siamo dette che se non ci avessimo provato avremmo perso un’occasione che avrebbe colto qualcun altro ed avremmo avuto il rammarico di non esserci mosse. Quindi è stata la paura di non provarci, più di riuscire, che ci ha dato la spinta per partire. Nei primi mesi del 2025 abbiamo presentato il progetto a Rachele e Daniele, ma il podcast è partito a fine maggio. Ci è voluto un po’ di tempo per capire come realizzarlo! Ci sono state le prime prove e abbiamo dovuto capire come conciliare questo progetto con altri lavori che abbiamo e con gli impegni universitari. Ad esempio, Francesca l’anno scorso si è laureata in Marketing dello Sport e ha una laurea triennale in Interpretariato e traduzione alla IULM di Milano.
Come vi siete conosciute e cosa rende preziosa la vostra unione?
Ci siamo conosciute due anni fa al lavoro. La coincidenza ha voluto che avessimo frequentato lo stesso Master. Sembra poco tempo, ma la condivisione di questo progetto ci ha fatto legare tanto e questo legame ci aiuta molto a livello di interazione nel podcast.
Questo è un periodo in cui vanno di moda i podcast, e il nostro è nato anche grazie al buon feeling tra di noi. Non è facile trovare una persona con la quale riesci a parlare di tutto e avere un bel confronto, perché capita spesso di avere idee diverse e non si riesce a trovare un punto di incontro. Invece, certe volte, quando abbiamo idee diverse, troviamo il modo di raggiungere un punto di incontro e intavolare una discussione che possa essere costruttiva, dove entrambe esprimiamo i nostri punti di vista.
Qual è la sfida più grande che affrontate ogni giorno per portare avanti il vostro progetto?
Le sfide sono principalmente due. La prima è riuscire ad essere accettate in un mondo che è estremamente chiuso sotto tanti punti di vista ed è anche un mondo molto maschile che rende abbastanza difficile questo ingresso che si sta aprendo. Ci sono molte più ragazze, però inizialmente non è stato facile e non è facile tuttora avere il rispetto delle altre persone.
L’altra sfida riguarda l’avviamento di un progetto come il nostro è riuscire a organizzare la propria vita per trovare tempo da dedicargli. Quando inizi con un progetto di questo tipo sai che non è il tuo lavoro primario, che non è l'unica cosa che farai. Riuscire a dargli il giusto peso, perché richiede tanto impegno in una vita come quella di quasi tutti noi un po' frenetica, non è facilissimo. L’essere riuscite ad entrare in questo mondo senza pregiudizi e preconcetti è stato l’aspetto più difficile.
Anche gli haters all’inizio erano pesanti, ma abbiamo visto che ci sono anche tante persone che apprezzano il nostro lavoro e questo ci rende serene nel proseguire. Conciliare le nostre vite e i nostri lavori è un piacevole sforzo che ci sta dando soddisfazione.
Dove registrate i vostri video?
Siamo a casa di Rachele ed il set, gentilmente offerto da lei, è sempre lo stesso, per cui dà anche una identità visiva molto carina.
In cosa consiste la realizzazione di un vostro podcast e quante volte vi vedete?
Ci vediamo una volta a settimana, ma ci sentiamo praticamente h 24. Per nostra natura noi parliamo tanto e poi quando entriamo dentro casa di Rachele, ci sentiamo serene come fossimo a casa nostra. Quando arriviamo noi, una dall’altra parte di Milano e l’altra in provincia di Lecco, il set è già montato. L’impegno non è solo registrare la puntata, ma anche montarla, fare i reel, curare i social che è l’elemento principale. I ragazzi ci aiutano a registrare e a montare, anche quella è una parte importantissima. La parte dei tagli la gestiamo noi. Loro sanno come mettere le luci, i microfoni. Poi ci mandano l'export e noi da lì facciamo i tagli.
C'è anche una parte dove ci prepariamo le domande per le interviste, studiamo i piloti, perché per quanto ad esempio tutti conosciamo Bulega e la sua storia, cerchi di scavare un pochino più a fondo, perché quando hai pochi minuti non ci va di fare domande superficiali. Con Marco Bezzecchi abbiamo avuto una bella oretta di intervista e abbiamo avuto modo di approfondire. È questo quello che ci piace fare.
Come è nata la passione per la moto?
Grazie ai nostri papà. Siamo nate in un periodo in cui la MotoGP era un po' al suo apice in Italia, all'epoca di Valentino Rossi, quindi chiaramente Valentino ha portato una schiera di fan. Sono stati quegli anni dove tutti guardavano la MotoGP su Italia 1, la domenica alle due e noi di rimando, quindi i nostri papà, entrambi appassionati, ci hanno trasmesso questa passione”.
La crescita del podcast “Non fa una piega” è costellata di soddisfazioni e nuove opportunità, ma non è priva di momenti difficili. Tra gli ostacoli affrontati da Alice e Francesca ci sono stati anche gli attacchi e i commenti intrisi di pregiudizi sui social. Un'esperienza sulla quale entrambe riflettono con lucidità, senza perdere il sorriso che le contraddistingue.
Quali sono gli stereotipi sulle donne nel mondo dei motori che vorreste contribuire a superare?
Gli stereotipi sulla donna ci sono, ma è da un po' che non stiamo ricevendo insulti e ne siamo molto felici. Il fatto di essere prese poco in considerazione allontana molte appassionate. Abbiamo tante ragazze che ci scrivono, ci seguono e sono partecipi. Già il fatto che la MotoGP si sia aperta anche alle lavoratrici che spaccano e sono fortissime ci sembra un ottimo segnale. Ci sono anche molte fan che si stanno avvicinando, quindi, vorremmo superare il problema dello stereotipo e far sì che le persone appassionate, se vogliono fare una critica costruttiva, la facciano per quello che abbiamo detto e non perché siamo donne.
Vedere ancora oggi questa divisione netta tra interessi da donna e interessi da uomo ci dispiace. Ormai dovrebbe essere superata da tutti, ma in realtà non è così. Questo ci sembra un pensiero abbastanza retrogrado, però purtroppo vediamo che non è così ed abbiamo attraversato un periodo in cui abbiamo ricevuto commenti negativi che non riguardavano un nostro pensiero, ma erano commenti del tipo: “Tornate in cucina” oppure “Cosa ne sapete che siete donne” o “Tornare a giocare con le bambole”. Sono frasi che alla fine ci dovrebbero scivolare addosso e siamo consapevoli non avrebbe senso dargli peso. Però dall'altro lato non è così, perché ci rendiamo conto di quanto ancora non si è riusciti a superare questa visione del mondo, che dal nostro punto di vista non dovrebbe nemmeno più esistere, ma purtroppo è ancora presente anche tra persone giovani, purtroppo. Magari ti aspetti queste affermazioni da una persona un po' più avanti con l'età, che ha un certo stile di vita, giustamente, mentre invece, a volte, sono commenti che arrivano da persone che hanno vent’anni e rimaniamo abbastanza basite del fatto che purtroppo non sia stato fatto ancora un passo avanti.
E se è vero che c’è ancora da lavorare su questo tema è pur vero che l’autoironia a volte rende tutto più sopportabile. Quindi Alice e Francesca chiudono con una battuta e un sorriso:
Quando ci dicono “tornate in cucina”, noi diremmo volentieri “magari sapessimo cucinare”.
Qual è il messaggio che sperate arrivi e chi vi segue?
Questo è uno sport per tutti, è aperto a tutti, è emozionante e deve emozionare; non importa né l’età, né il genere. È un bellissimo sport e vorremmo che la nostra passione venisse trasmessa alle altre persone. Anche se già ce ne sono molte di più rispetto al passato, ci piacerebbe ce ne fossero ancora di più, che parlassero e/o praticassero questo sport, o che fossero semplicemente appassionate e che trovassero nel nostro progetto un posto sicuro dove poter dire la loro e commentare senza aver paura e magari fare un viaggio al Mugello insieme. Vorremmo che fosse un progetto in cui riconoscersi, incontrarsi e conoscersi anche di persona perché questo è anche il bello di questo sport.
Vorremmo trasmettere questa passione, che unisca più persone e da lì innescare un effetto domino, in un susseguirsi di situazioni positive; vorremmo che la passione degli altri arrivasse a noi. Vorremmo creare una vera e propria community.
Dalle parole di Alice e Francesca emerge come “Non fa una piega” non sia soltanto un podcast dedicato alla MotoGP, ma uno spazio di confronto e condivisione. Un luogo in cui la passione per le due ruote supera stereotipi e pregiudizi, lasciando parlare soltanto l'entusiasmo. A conclusione di questa intervista c’è una citazione, tratta dalla serie TV Miss Maisel, con la quale queste due ragazze, classe 1999, desiderano salutare i lettori di Agenzia Stampa Italia e noi ve le regaliamo con piacere:
“Dicono che l'ambizione renda una donna meno attraente, ma sapete cosa davvero non è attraente? Aspettare che succeda qualcosa, guardare fuori dalla finestra pensando che la vita che dovresti vivere stia lì fuori da qualche parte, ma non avere il coraggio di aprire la porta e andatela a prendere”.
Benedetta Orsini Federici - Agenzia Stampa Italia



