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Umbria Jazz

Umbria Jazz 2019, grande serata con i King Crimsom

Di Carlo Ambrogi 19 Luglio 2019 – 14:55 2 min di lettura

kingcrimson(ASI) Giovedì 18 luglio, sul palco principale di Umbria Jazz 2019, sono di scena i King Crimsom, per un progetto che è, innanzitutto, una celebrazione dei 50 anni dalla pubblicazione del loro album d’esordio, In the court of the Crimsom King.

I King Crimsom, da allora, hanno cambiato molte volte composizione, salvo la costante presenza del loro leader carismatico, Robert Fripp, che ha visto ruotare intorno a sé tanti musicisti, e il gruppo ha pubblicato almeno una decina di album, quasi tutti capolavori, inoltrandosi di recente nel campo della musica elettronica, ma conservando sempre un profilo altissimo.

In the Court of the Crimsom King è giustamente considerato un capolavoro, nell’originale alternanza di canzoni struggenti e più melodiche con altre di puro rock progressivo, in cui le parti strumentali (soprattutto chitarra e basso) hanno un peso preponderante, con un equilibrio rigoroso degli strumenti e una disciplinata confusione.

Il concerto è stato di altissimo livello, specie per chi da decenni li considera degli abituali compagni di viaggio e ne frequenta la splendida musica.

La band si presenta con ben tre batterie, oltre a due chitarre (una è Fripp) e un basso (Tony Levin), oltre alla piacevole sorpresa di rivedere Mel Collins (ai fiati), visto decenni fa in Bella ‘Mbriana, che si permette anche di accennare il nostro inno nazionale. 

Tre ore di musica, intervallo compreso, in cui il gruppo fa incursione in tutto il proprio repertorio, pescando da quasi tutti i dischi pubblicati (Discipline, Wrooom, Red, Islands, manca Lizard, peccato).

Ben quattro (manca solo I talk to the wind ) sono tratti da In The Court of The Crimsom King, tra cui un meraviglioso “21st century schizoid man” che chiude il concerto (è il bis) con il pubblico in visibilio, e Moonchild, che non credevo potesse essere suonata dal vivo, essendo sperimentazione pura.

Venendo alla scaletta, il concerto si apre con due inediti, di cui il primo brano con begli assoli di batteria, per un totale di 20 brani, equamente divisi tra i due atti.

I brani hanno subito dei piccoli ritocchi negli arrangiamenti, serviti a togliere un po’ di patina, ma sono sostanzialmente fedeli alla gloriosa storia e soddisfano ampiamente la fame dei fan.

Una menzione speciale la merita Starless and Bible black, penultimo brano del concerto.

Un concerto dei King Crimsom, infatti, è soprattutto un tentativo di entrare in un mondo, in un’idea complessiva della musica, più che un mero ascolto di canzoni, un incrocio meraviglioso di struggente melodia, musica strumentale, rock duro, elettronica e rock progressivo, il tutto amalgamato con profondo spirito di disciplina, all’insegna del rigore di Fripp.

Grande serata.

Carlo Ambrogi per Agenzia Stampa Italia

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