(ASI) Domenica scorsa, a margine delle Due Sessioni, importante appuntamento politico in Cina, il ministro degli Esteri Wang Yi ha tenuto una conferenza stampa di circa un’ora e mezzo per discutere i temi salienti dell’attualità internazionale. A questo proposito, Andrea Fais, collaboratore di ASI, è intervenuto sulle “colonne” di Radio Cina Internazionale (CGTN) per la rubrica “In altre parole”. Proponiamo qui di seguito la versione integrale dell’articolo.
Mentre in Cina procedono i lavori delle Due Sessioni, strategico appuntamento annuale coi consessi dell’Assemblea Popolare Nazionale e della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese, il ministro degli Esteri Wang Yi ha tenuto domenica scorsa la consueta conferenza stampa a margine dei lavori, rispondendo ai numerosi giornalisti presenti. Moltissimi i temi affrontati durante i quasi novanta minuti di incontro, spaziando dalla stringente attualità della crisi mediorientale allo stato delle relazioni con Stati Uniti ed Europa, passando per la cooperazione internazionale e altro ancora.
Sullo sfondo della sua riflessione resta intatta l’idea – centrale nella dottrina di politica estera del gigante asiatico – della “comunità umana dal futuro condiviso”, un concetto inserito otto anni fa nella Costituzione della Repubblica Popolare, come sviluppo teorico dei Cinque Principi di Coesistenza Pacifica già adottati e presentati nel 1954. “Attraverso la storia, persino nei tempi più oscuri, c’è sempre stato chi non ha mai smesso di inseguire gli ideali e la luce”, ha spiegato Wang, aggiungendo: “I nostri nemici non sono gli altri ma la guerra, la povertà, la fame e l’ingiustizia”. Mali che, secondo il ministro cinese, non è possibile sconfiggere combattendo da soli o badando soltanto a sé stessi, bensì facendolo insieme, in modo da disporre di una “grande forza”.
La declinazione pratica di questa visione è rappresentata dalle quattro grandi iniziative globali lanciate dal presidente cinese Xi Jinping tra il 2021 e il 2025. Nel suo incontro con la stampa il ministro Wang si è riallacciato principalmente a tre di queste: la GDI, la GSI e la GGI. L’Iniziativa di Sviluppo Globale (GDI) richiama anzitutto la cooperazione Sud-Sud, affrontata in conferenza stampa rispondendo alle domande relative allo stato delle relazioni che Pechino intrattiene con Africa e America Latina. Più estesamente, il Sud Globale è stato descritto dal ministro nei termini di un “motore strategico per la promozione del mondo multipolare” e viene considerato dalla Cina “una forza emergente positiva per il bene del panorama internazionale”.
Wang ha riaffermato la forza dei legami con l’Africa, rimarcando il significato di una tradizione consolidata: dal 1991, infatti, la prima visita annuale del ministro degli Esteri cinese è sempre riservata al Continente. “Non è esagerato dire che l’amicizia sino-africana è stata tramandata di generazione in generazione, forgiata a cuore aperto e costruita con fatica e sudore“, ha sostenuto il capo diplomatico, annunciando le prossime visite in Cina di vari leader, finalizzate al rafforzamento del sostegno reciproco e dei partenariati. A partire dal primo maggio, inoltre, Pechino azzererà tutte le linee tariffarie per i prodotti africani in ingresso nel Paese asiatico, in base a una decisione presa lo scorso anno con l’obiettivo di potenziare il commercio bilaterale, moltiplicare i benefici comuni e incentivare l’accesso delle aziende africane al mercato cinese.
Per quanto riguarda l’America Latina e i Caraibi, replicando indirettamente al nuovo approccio geopolitico degli Stati Uniti nell’Emisfero Occidentale, Wang ha specificato che “le risorse appartengono alle popolazioni autoctone” e che il percorso dei Paesi della regione, così come la scelta degli amici da parte loro, è una decisione che spetta ai rispettivi popoli. Le relazioni con l’America Latina e i Caraibi non sono volte a danneggiare terze parti, ha sostenuto il ministro.
All’Iniziativa di Sicurezza Globale (GSI) si riallacciano invece le grandi crisi internazionali. Inevitabili sono state le domande della stampa interna ed estera sulla guerra in corso in Iran e sulla più ampia situazione mediorientale, dove ormai da due anni e mezzo gli eserciti hanno di nuovo preso il sopravvento, a discapito della diplomazia. Poche ore dopo l’avvio dell’attacco congiunto israelo-statunitense dello scorso 28 febbraio, Pechino ha chiesto l’immediata cessazione delle ostilità per prevenire ulteriori escalation ed evitare l’allargamento del conflitto. “Questa guerra non sarebbe dovuta cominciare e non porta benefici a nessuno”, ha precisato Wang ricordando come la storia del Medio Oriente rammenti ripetutamente al mondo che la forza non è la via per risolvere i problemi e il ricorso alle armi scatenerà soltanto ulteriore odio. Rimarcando l’esigenza di rispettare la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale dell’Iran e di tutti i Paesi del Golfo, il ministro ha esortato le parti coinvolte a tornare al tavolo negoziale prima possibile, appianare le divergenze attraverso il dialogo paritario e lavorare insieme per raggiungere la sicurezza comune, non senza specificare che le potenze principali dovrebbero “sostenere la giustizia e agire responsabilmente”.
Anche sull’altro fronte caldo del conflitto, ossia quello palestinese, Wang ha spiegato che la soluzione largamente condivisa e riconosciuta è quella dei due Stati, specificando che qualsiasi altro strumento o nuovo meccanismo dovrebbe rafforzare e non minare questa linea-guida. “La situazione a Gaza mette alla prova le fondamenta profonde della giustizia internazionale”, stando al ministro cinese, che ha confermato il sostegno del colosso asiatico ai palestinesi nel perseguimento dei loro legittimi interessi nazionali e nella facilitazione degli sforzi internazionali mirati a restituire giustizia a quel martoriato popolo mediorientale. La Cina è consapevole che gli Stati Uniti, tradizionali alleati strategici di Israele, non sono strutturalmente in grado di garantire la terzietà necessaria e non possono in ogni caso sostituirsi all’ONU e agli organismi internazionali preposti alla risoluzione dei conflitti e alla ricostruzione post-bellica.
L’inquilino della Casa Bianca dovrebbe raggiungere Pechino nel prossimo futuro per una visita di Stato ufficiale, ma l’incertezza internazionale non permette conferme. In risposta a una domanda sulle relazioni sino-statunitensi, Wang è stato abbastanza chiaro di fronte ai giornalisti, richiamando indirettamente l’Iniziativa di Governance Globale (GGI), la più recente tra le quattro, presentata da Xi Jinping in occasione dell’ultimo vertice SCO di Tianjin dello scorso settembre. “La Cina non seguirà mai l’abusata strada della ricerca dell’egemonia man mano che la sua forza aumenta, né accetterà l’idea che le grandi potenze debbano dominare la governance globale”, ha spiegato il titolare del dicastero, per poi asserire che la potenza asiatica è impegnata nello sviluppo pacifico indipendentemente dall’evoluzione della situazione internazionale e dal volume di crescita del Paese. La proposta di Pechino, perciò, resta quella di sempre: costruire un “mondo multipolare giusto e ordinato”, come responsabilità condivisa di tutte le nazioni. In riferimento ai dazi e ai tentativi di distacco tecnologico, Wang ha confermato che la Cina continuerà a difendere un’economia globale ed un sistema commerciale equi e aperti, agendo “non soltanto come fabbrica ma anche come mercato del mondo”.
Nel clima di profonda incertezza scatenato dalla politica tariffaria di Washington, l’altro grande attore occidentale, cioè l’Europa, può fare affidamento quasi soltanto sulle economie emergenti più mature, a partire dal gigante asiatico. “Le relazioni sino-europee traggono la loro stabilità da interessi condivisi e la loro certezza da partenariati reciprocamente vantaggiosi“, ha spiegato il ministro. Affinché i legami restino costanti e adeguati, è fondamentale che il Vecchio Continente mantenga “una corretta percezione della Cina”. Secondo Wang, l’interdipendenza non rappresenta un rischio, gli interessi intrecciati non costituiscono minacce, così come l’apertura e la cooperazione non danneggiano la sicurezza economica. Al contrario, “costruire muri e barriere condurrà soltanto all’auto-isolamento”. “Siamo lieti di vedere gli amici europei uscire dalla ‘piccola soffitta’ del protezionismo ed entrare nella ‘palestra’ del mercato cinese per rafforzare la propria forza e competitività“, ha concluso il capo della diplomazia della Repubblica Popolare.
In un pianeta sconvolto dai conflitti, dalla retorica della forza bruta, dalla crisi del diritto internazionale, dall’instabilità delle catene di approvvigionamento e da un complessivo processo di riconfigurazione degli equilibri internazionali, le dichiarazioni di Wang Yi appaiono come un’oasi di acqua fresca nel deserto. All’Europa, sempre più debole in termini di capacità e peso diplomatico, non è rimasto molto tempo per decidere da che parte stare.
Andrea Fais - Radio Cina Internazionale (CGTN)



