(ASI) Milano - Se l'Impero d’Austria riuscì a sopravvivere alla "Primavera dei Popoli" del 1848, gran parte del merito va attribuito al Feldmaresciallo Johann Josef Wenzel Graf Radetzky von Radetz, passato alla storia semplicemente come il Feldmaresciallo Radetzky, un uomo che all'epoca aveva già superato gli ottant'anni, non solo un militare pluridecorato, ma il simbolo vivente della resilienza asburgica in un'epoca di rivoluzioni, baluardo contro il Nazionalismo e il Liberalismo.
Nel 1848, quando l'Impero Asburgico stava letteralmente cadendo a pezzi, con Vienna in fiamme e l'Ungheria che chiedeva a gran voce l'indipendenza, Radetzky si trovava in Italia, a capo dell'armata del Lombardo-Veneto.
Nonostante l'insurrezione delle Cinque Giornate di Milano (18 - 22 marzo 1848) lo avesse costretto alla ritirata dalla città, la sua abilità strategica gli permise di riorganizzarsi nel "Quadrilatero" (le fortezze di Verona, Peschiera, Legnago e Mantova); di fermare l'avanzata del Re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia, durante quella che è passata alla storia come la Prima Guerra di Indipendenza Italiana, con la vittoria di Custoza il 25 luglio 1848 e quella di Novara il 23 marzo 1849.
La vittoria austriaca di Radetzky dimostrò non solo che l'Impero asburgico poteva ancora imporsi sui movimenti nazionalisti sul campo, ma anche la grande disciplina e la compattezza dell'esercito austriaco.
Non a caso, a differenza di molti altri comandanti dell'epoca, il Feldmaresciallo Radetzky poteva vantare un legame affettivo con le sue truppe che lo chiamavano Papà Radetzky (Vater Radetzky), poiché si occupava costantemente del benessere dei suoi soldati; inoltre egli non era solo un generale e un politico ma anche uno stratega che introdusse delle riforme tattiche, nuovi metodi di addestramento; tutto ciò conferiva al Feldmaresciallo Radetzky una forte leadership di comando anche perché in un impero assolutistico e multietnico come quello asburgico, aveva un grande potere l'esercito che con le riforme "Radetzky" divenne sempre più l'unica istituzione capace di unire le varie nazionalità sotto la bandiera asburgica, caratteristica che contraddistinse fino alla fine l'esercito che anche nel marasma conclusivo dello sgretolamento dell'impero nel 1918, fu l'unica componente che tentò di fare qualcosa.
Dopo le vittorie nel Lombardo - Veneto Radetzky divenne ancora di più il principale pilastro della propaganda asburgica, in quanto la sua figura serviva a dimostrare che l'ordine dinastico legittimista poteva ancora avere la meglio sui movimenti rivoluzionari.
Il suo mito venne celebrato nella musica con la celebre "Marcia di Radetzky" di Johann Strauss. Joseph Roth nel suo capolavoro "La Marcia di Radetzky", userà il suo personaggio come simbolo della nostalgia per un impero ormai al tramonto.
Infatti, senza Radetzky, l'Impero d'Austria sarebbe probabilmente imploso nel 1848. Egli garantì alla Casa d'Asburgo altri settant'anni di vita, agendo come lo scudo della vecchia Europa legittimista contro le spinte liberali. Egli fu anche il mentore dell'allora giovane Imperatore Francesco Giuseppe.
Sebbene oggi sia spesso ricordato in Italia come un oppressore, perngli Austriaci rimane il "Salvatore dell'Austria" (Rettung Österreichs).
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia
La foto prodotta dalla Intelligenza Artificiale rappresenta il Feldmaresciallo Radetzky che guida a cavallo le truppe vittoriose a Custoza.



