Conversazione con Carlo Freccero, CdA RAI

Storia e futuro del servizio pubblico nell'incontro con gli studenti LUISS di Lorenzo Nicolao

 

(ASI) Roma - La RAI è un'azienda diversa dalle altre, non si può privatizzare, deve guardare agli ultra 65enni, è necessario rimanga svincolata sia dalla politica, sia dal libero mercato foriero di opportunità, ma pieno di trappole.

Carlo Freccero, membro del Consiglio di Amministrazione della RAI dal 4 agosto 2015 per merito del Movimento 5 Stelle in seno alla Commissione di Vigilanza, non ha risparmiato battute e invettive senza fuggire dal confronto diretto con gli studenti.

I ragazzi della Interactive Students' Association hanno invitato il noto autore televisivo nella facoltà LUISS di Giurisprudenza in via Parenzo per dibattere sullo spinosissimo tema del servizio pubblico mediale. Quali le sue virtù, quali i limiti? Cosa è necessario fare per rinnovarlo di fronte alle sfide del libero mercato moderno pieno di concorrenze private e tecnologiche?
In breve si può svecchiare la RAI?

Tutto questo in due estenuanti ore di dibattito e Freccero-Show, non a caso in compagnia di un massimo esperto di audience e marketing televisivo.

Se infatti da una parte l'incontro è stato accattivante e ricco di spunti senza mai annoiare, dall'altra un simpatico Freccero ha dato molti segnali, ma senza mai concedere risposte concrete all'ambizione del rinnovamento.
C'è Netflix, ci sono i Social Network, ci sono i magnati stranieri della TV a pagamento che nessuno spazio lasciano alla RAI se non nei suoi noti programmi seguiti per lo più da una popolazione italiana in via di invecchiamento e vincolata ai soliti standard.
Si perdono introiti, si parla del classico story-telling sulla casta, si evita di rischiare nuove idee e palinsesti perché in fondo la RAI è la RAI e Carlo Freccero preferisce trasmettere piccoli bignami teorici sul "fare televisione".

"Io, cari ragazzi, vi dirò solo la verità, perché sono una persona onesta - ha detto Freccero agli studenti - Non c'è alcun segreto, né nel dire che in RAI difficilmente si entri solo per normale e meritocratico concorso, né nel dire che se non si attirano i giovani il problema non è poi così grave, tanto l'audience sarà sempre fatta dagli anziani. L'Italia fuori da ogni dubbio è un Paese che invecchia, dov'è il problema?"

Se poi si fa un cenno a passato, presente e futuro, "La RAI non deve essere manovrata dai partiti né dal governo - da qui la polemica con Anzaldi, oppure sul tanto odiato canone - Ma lo sapete a quanto ammonta quello della BBC? Le TV digitali ci mettono in difficoltà, ma sono gruppi come Mediaset, presto probabile acquisto di una cordata francese, a soffrire maggiormente, non la consolidata RAI."

Dunque, se Freccero tra battute e pillole di mass-mediologia quotidiana, ha intrattenuto in un lieto pomeriggio gli studenti LUISS, dall'altra le ironie sulla parodia dei social verso un medium classico, oppure la continua crisi dei talk show accompagnati dai sottili stratagemmi per rendere ancora accattivante il Festival di Sanremo, sono esempio di un trattare il problema senza veramente snidarne le complessità.

La RAI è in continua perdita e sembra avviarsi verso un futuro già scritto. Freccero spera di poterla internazionalizzare senza privatizzarla, di rifondarla senza l'impiego di un nuovo budget, di renderla nuovamente accattivante senza nuovi palinsesti o senza volti giovani e ancora non ampiamente conosciuti.
"In fondo - ha concluso il membro del CdA RAI - Certe decisioni non spettano a me. Regna la legge del mercato senza che la RAI debba seguirla per sopravvivere, perché è un'azienda a parte, diversa dalle altre."

Un suicidio assistito? In fondo se Carlo Freccero non può decidere nulla, di certo non possiamo farlo noi studenti illusi, sognatori e aspiranti giornalisti RAI che vivono da troppo tempo in altri ambienti mediali. La televisione fonda la sociologia contemporanea, ma ora è anche possibile farsi venire qualche lecito dubbio per gli anni a venire, se molti degli studenti che erano presenti in aula hanno affermato con leggerezza di non vedere più da anni il piccolo schermo.

Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa Italia

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