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Italia, crollo demografico: si riparte con il lavoro!

Di Federico Pulcinelli 24 Giugno 2015 – 08:09 3 min di lettura

(ASI) Tra gli innumerevoli problemi che toccano l'Italia, c'è anche quello annoso del calo demografico. Che nell'odierna situazione si può altresì parlare di vero e proprio "crollo demografico".

Nel "Bel paese" i nati sono sempre di meno. Addirittura i morti superano le nuove nascite: il saldo negativo tra i nati e i morti è meno 100mila. "Numeri" che si potevano "vantare" solo nel biennio 1917-1918, ovvero alla fine della Prima Guerra Mondiale.

I dati dell'Istat attestano che nel 2014 siamo 60 milioni e 795mila residenti, appena 12.944 in più rispetto all'anno precedente: un piccolo aumento registrato solo dall'apporto degli immigrati, che ormai, nel territorio italiano, sono 5 milioni e valgono l'8% della popolazione.

E non finisce qui. Bisogna anche nominare le continue "fughe all'estero": con 30mila italiani che rientrano e quasi 100mila che vanno via. Per la maggior parte costituiti da laureati in cerca di maggiori possibilità lavorative all'estero, non trovandole in madrepatria.

Come si può ben dedurre, la situazione presente è gravissima!

Il popolo italiano è a rischio estinzione. E la cosa peggiore, è che difronte a questo pernicioso problema lo Stato latita. Anzi si rende esso stesso aggravante.

Assenza totale di una strategia di politiche di potenziamento economico e sociale; inesistenti politiche per il favorimento di creazione di nuovi nuclei familiari e sostegno di quelli già esistenti, soprattutto dei meno abbienti. Tutto questo sommato, porta all'irrefrenabile crollo demografico.

Bisogna porre un argine a ciò. E bisogna comprendere che il dato demografico di una Nazione è direttamente collegato con le sue possibilità lavorative. Perché se c'è lavoro, se si offrono impieghi e possibilità remunerative idonee, allora si da l'incentivo, iniziale ma fondamentale, per la costituzione di nuove famiglie che alloro volta produrranno nuove nascite. Uno Stato in profonda crisi economica e sociale, non deve spendere meno, deve destinare intelligentemente le risorse per creare nuovi bacini di guadagno. E alla sempiterna retorica del "non spreco delle risorse", del "non sperpero del denaro pubblico", del "non ci sono i soldi", non bisogna dare udienza perché sono come "il salasso al dissanguato". E in particolar modo, se ci sono i soldi che in continuazione vengono versati nelle tasche dell'U.E., se c'è il denaro per salvare ogni banca, allora ve ne è anche per creare lavoro!

E allora lo Stato torni a produrre, torni a creare lavoro. In modo tale che almeno nel breve periodo il ciclo economico e produttivo possa ripartire. Finanziando opere pubbliche, di miglioramento e rivitalizzazione delle infrastrutture, e tanto e tanto altro senza specificare il tutto, perché si sa benissimo cosa fare e dove fare. Ma ci vuole il coraggio per farlo. Un coraggio che sappia far dire di "no" alle esose entità sovranazionali e rimetta al centro l' "interesse nazionale".

La Nazione Italiana non deve più ragionare nel breve periodo, deve riavere una prospettiva. Ed il lavoro rappresenta una delle chiavi primarie per riprendere una visione lungimirante. E con il lavoro si riavranno anche i figli. Che rappresentano la futura ossatura della produzione nazionale e la continuazione e la preservazione dell'unicità italiana. Del suo genio e del suo sangue.

Federico Pulcinelli - Agenzia Stampa Italia

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