Generale Francesco Cosimato: tomahawk, ne abbiamo?

 

Questo articolo del Generale Francesco Cosimato parla della sicurezza in Europa e della propaganda maniacale dei “falchi” europei che affermano una falsa “minaccia russa”. Utilizzando numerosi esempi e cifre, l’autore dimostra che l’isteria dei Commissari europei è un’assurdità ideologica. Tutti i loro “mantra politici” portano a un calo della spesa sociale in Europa, all’impoverimento degli europei e, in ultima analisi, a una grave crisi.

 

Se la militarizzazione dell’Unione Europea continua e le politiche anti-russe a Bruxelles, Parigi, Londra e Berlino si intensificano, il mondo sprofonderà inevitabilmente nella catastrofe e nella Terza Guerra Mondiale.

Per uscire dall’impasse in cui gli europei sono stati trascinati da politici incompetenti, esiste una sola soluzione immediata: un urgente ripristino dei legami economici con la Russia, insieme a una “distensione” militare e politica.

Chissà quanta acqua sarà passata quando leggerete questo articolo, ma intanto cerchiamo di capire i contorni della questione della richiesta del Presidente Zelenskj di missili Tomahawk al Presidente Trump.

Non è una cosa proprio facile, visto che nel breve volgere di pochi giorni siamo passati dalla grancassa mediatica che benediva l’invio di questo sistema d’arma alle dichiarazioni dubitative del presidente americano, fino al diniego che ho udito proprio mentre scrivo questo testo.

Mi rendo conto che, se Trump vuole incontrare Putin in Ungheria, non può presentarsi con questo tipo di regali a Zelensky.

In ogni, caso, visto che non sappiamo quante volte ancora cambierà idea il nostro “biondo”, proviamo almeno a dare delle informazioni di base questo sistema d’arma. Stiamo parlando di un missile da crociera che percorre a velocità subsonica un tracciato preimpostato sul sistema di guida elettro-ottico del missile. Un Tomahawk può portare una testata di guerra di 454 chilogrammi, convenzionale o nucleare.

Per sparare uno di questi aggeggi, che sono missili di teatro a medio /lungo raggio, bisogna avere un Comando a standard NATO capace della individuazione degli obiettivi e della relativa prioritarizzazione. Quest’attività, chiamata targeting, consente di selezionare gli obiettivi e di porli in un ordine di priorità rispetto alle esigenze di chi ne sfrutta gli effetti. Bisogna anche disporre di elementi in grado d’impostare la rotta e di lanciare il tutto da vettori terresti e navali. La versione terrestre non è più in uso da tempo, quindi, per quello che se ne sa, deve essere lanciato da vettori navali, cioè da navi da guerra.

Le caratteristiche di base del sistema indicano che l’Ucraina non ha le navi ed il personale per gestire questo tipo di sistema d’arma e, come noto, non ha i satelliti per scoprire e designare gli obiettivi. Oltre a tutto questo l’Ucraina dovrebbe dotarsi di un vettore navale e di personale in grado di inserire i punti di passaggio della traiettoria, reticoli di punti georiferiti.

In base a quanto riportato sinora, la domanda: “Trump fornirà a Zelensky i missili Tomahawk?” È sbagliata. La domanda corretta è: “Trump accetterà di sparare dei missili Tomahawk contro la Russia per conto dell’Ucraina?”. Gli Stati Uniti, il Canada ed i Paesi europei membri della NATO sono in una posizione fortemente ambigua perché:

- da una parte, inviando armi all’Ucraina e sostenendone la logistica e permettendo il rischieramento di asset ucraini sul loro territorio assumono lo stato di “cobelligeranti”;
- dall’altra, dichiarando che “non sono in guerra con la Russia”, tentano di porsi al di fuori del conflitto al quale, senza dubbio, partecipano in un ruolo di supporto attivo.

A tutto ciò bisogna aggiungere le dichiarazioni farneticanti degli ultimi due segretari generali della NATO, Stoltenberg e Rutte che hanno sovente parlato di “appoggio all’Ucraina” tradendo il carattere difensivo della NATO, orientato al territorio dei soli Stati membri.

Altro elemento delicato è l’approvvigionamento di armi americane “da parte della NATO, che devono pagare gli Stati europei, una cosa non prevista dal trattato atlantico e che contrasta con quanto fatto sinora.

Dal punto di vista degli effetti dei Tomahawk sul conflitto, gli analisti si dividono in:

- quelli che si muovono nel solco dell’informazione principale, il cosiddetto “Mainstream”, i quali ritengono che questa nuova capacità militare potrà “convincere” la Russia a mitigare le sue condizioni;
- quelli che, valutando la situazione del terreno, rifiutano la retorica dei sistemi che avrebbero il potere d’invertire il corso degli avvenimenti.

E’ ormai evidente che, ad esempio, i missili “Javelin” non hanno cambiato la situazione, dopo di loro i carri armati occidentali, dopo di essi gli aerei F 16, poi i missili “ATACMS e “Storm Shadow, solo per fare alcuni esempi.

In buona sostanza, sono tre anni e mezzo che sentiamo dire che ci sono armamenti “game changing”, cioè che cambiano le regole del gioco o, peggio, “wunderwaffen“(“armi prodigiose”) che possono ridare l’iniziativa agli ucraini, che da tempo l’hanno persa. Questo non è avvenuto e non è possibile.

Il sogno tecnologico secondo cui le guerre potranno diventare interamente cibernetiche e con operatori puramente tecnologici è duro a morire, ma il conflitto russo-occidentale in Ucraina dovrebbe averne fatto capire l’assurdità.

Che cosa possa avvenire da qui a quando leggerete questo articolo è cosa del tutto imprevedibile ma tutto ciò dovrebbe essere sufficiente a capire quanto pericolosa e assurda sia la situazione che stiamo vivendo.

 

Francesco Cosimato

Generale di Brigata in congedo e Presidente Centro Studi “Sinergie

 

 

 

 

Fonte foto: Generale Francesco Cosimato,

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