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(ASI) Abbiamo incontrato lo scrittore Salvatore Scalisi, autore già di sette romanzi che ci ha fornito la sua visione dello scrivere, dello scrittore e della via.

 

Chi è Salvatore Scalisi e come nasce il suo amore per la scrittura?

Credo di essere una persona normalissima. Sono nato e risiedo a Catania. Ho frequentato studi classici. Nella mia vita ho svolto diversi lavori, del tipo: lavapiatti, cameriere, manovale, vendita porta a porta; rappresentante e antiquario. La passione per la scrittura ce l’ho da sempre, e non è una frase fatta. Da ragazzino trascorrevo gran parte del mio tempo ad immaginare e costruire mentalmente delle scene, o piccole avvincenti storie. Capisco che la cosa fatta a quell’età possa sembrare del tutto naturale, ma il fatto sta che ancora oggi provo lo stesso piacere e necessità di evadere dalla realtà. È un fattore di predisposizione, a cui credo molto. Io ce l’ho! Questo però non significa che sia un genio; dico soltanto che raccontare storie attraverso la scrittura, rientra nel mio DNA.

Fino ad oggi ha già pubblicato  7 romanzi e l’ottavo e sostanzialmente finito. Dove trova tanta ispirazione?

Fino ad ora non ho avuto grosse difficoltà; a volte mi basta un piccolo particolare per iniziare una nuova storia, altre invece, inizio a scrivere senza avere nessun elemento come punto base. Tiro fuori qualche personaggio, gli do un nome, e lo inserisco in un contesto scenico inventato al momento. Per essere più chiaro, ho finito meno di venti giorni fa di scrivere un episodio con Parker protagonista, e proprio l’altro ieri ho iniziato un nuovo romanzo; senza un’idea ben precisa. Verrà da sé, lungo il cammino.

Quanto c’è di autobiografico nei suoi libri?

Inevitabilmente c’è qualcosa di autobiografico nei miei libri; di sicuro, il mio modo di pensare, il carattere, la visione critica della società. Ecco, vorrei essere Parker, per dare il mio contributo, a suon di pugni e calci, per restituire al nostro paese quel senso di giustizia quasi del tutto scomparso.

 

Cosa rappresenta per lei la scrittura?

Un sogno che continua.

 

Quali sono state le sue emozioni quando ha terminato il suo primo romanzo e in cosa differiscono da quelle che prova oggi che ha una produzione abbastanza vasta?

È stata una sensazione bellissima. Con tutti i pro e contro che simili situazioni comportano; mi riferisco in modo particolare all’inesperienza. Ci si fida di tutto e di tutti, quando invece bisogna fare attenzione e andarci cauti, come in qualsiasi altro ambiente della nostra civile società. Oggi riesco ad affrontare le nuove pubblicazioni con altrettanta gioia, ma con più attenzione e rilassatezza.

 

In un paese come l’Italia dove c’è sempre meno spazio per la cultura cosa significa voler scrivere per il piacere di farlo?

Come dicevo prima, è un piacere ma anche, e soprattutto, una necessità. Chi scrive, di solito lo fa perché è spinto da una forza interiore; sennò, altrimenti, eviterebbe di isolarsi, di rimanere rintanato in casa davanti al computer, o un quaderno, per ore ed ore, con il cervello che ti schizza fuori, cercando di scrivere quante più parole possibili. Scrivere è una faticaccia! Ma è anche un piacere.

 

Che consiglio darebbe ad un giovane che sogna di fare lo scrittore?

Cercare innanzitutto di capire se veramente vuole fare lo scrittore; se ne ha le capacità. Vede, oggi, la scolarizzazione permette quasi a tutti di saper scrivere. Ma questo non deve essere un pretesto per chiunque voglia cimentarsi come autore di libri. Se fosse così sarebbe facile per chi ha un’istruzione superiore di mettersi a scrivere. Bene, non è così. Faccio un esempio: chi meglio di un professore di lettere per scrivere un romanzo, un racconto o una poesia? Sappiamo che nella stragrande maggioranza nemmeno ci provano, perché sanno che non è di loro competenza. Sono tecnici, e non scrittori; possono sistemare un testo letterario a livello grammaticale e lessicale, ma non è detto che siano capaci a scriverlo di sana pianta. Certo, alcuni ci riescono, e molto bene. Ma in proporzione sono pochi. Con questo cosa voglio dire? Semplice! Prima di tutto, che la lettura e la scrittura non necessariamente devono camminare insieme. Poi, fondamentale, lo scrittore ha un’anima in sé, che prescinde da ogni forma di preparazione o cultura. Al vero scrittore, l’unico consiglio che posso dare, è di non mollare!

Fabrizio Di Ernesto – Agenzia Stampa Italia

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