Food for Profit, Confeuro: “Fare piena chiarezza. Tutelare allevatori italiani”
(ASI)“La campagna di demonizzazione nei confronti del vino, partita anni fa in alcuni Paesi europei, ha già prodotto una contrazione delle vendite e una vera e propria crisi del settore.
Oggi assistiamo al tentativo di replicare lo stesso schema su un’altra eccellenza: la carne. Confeuro ritiene doveroso intervenire con fermezza, e con altrettanta chiarezza sui princìpi. Nelle ultime settimane il dibattito pubblico si è concentrato sul docufilm “Food for Profit”, acquistato dal servizio pubblico e trasmesso nell’ambito del programma Report. Secondo ricostruzioni giornalistiche riprese dalla stampa, tra i sostenitori privati dell’opera figurerebbero soggetti con interessi imprenditoriali e finanziari nel comparto delle proteine alternative - plant based e carne coltivata - riconducibili, secondo le medesime ricostruzioni, a veicoli di investimento specializzati nel settore.
Confeuro non emette sentenze e non intende sostituirsi a chi ha titolo per accertare i fatti. Prendiamo atto con favore che la questione sia oggi all’esame della Commissione per il Codice Etico della Rai e che siano state depositate interrogazioni parlamentari. Proprio per questo chiediamo una cosa sola, ma con forza: che sia fatta chiarezza, in tempi rapidi e in modo pubblico. La nostra domanda è semplice e legittima: chi finanzia un’opera che chiede la riduzione o l’azzeramento del sostegno pubblico alla zootecnia trae vantaggio economico dall’indebolimento di quel comparto? Se la risposta è sì, non siamo di fronte a un’inchiesta giornalistica, ma a un’operazione di mercato condotta con gli strumenti dell’informazione. E il servizio pubblico, finanziato da tutti i cittadini non può diventarne il veicolo. Il punto politico è questo: la crescita del mercato delle proteine alternative non passa oggi dalla qualità o dal prezzo dei propri prodotti, ma dalla delegittimazione sistematica del concorrente. Un comparto, quello di carni sintetiche e ultraprocessati vegetali, che presenta a sua volta criticità tutt’altro che risolte, e sul quale la comunità scientifica è lungi dall’aver raggiunto un giudizio univoco. Chiediamo dunque equilibrio: se si racconta la zootecnia, la si racconti per intero; se si raccontano le proteine alternative, se ne raccontino anche limiti, impatti e interessi che le sostengono. Il pluralismo dell’informazione non è un favore concesso agli agricoltori: è un obbligo di legge per la concessionaria del servizio pubblico. Partiamo da un dato di fatto, non un’opinione. Gli allevamenti italiani operano all’interno di un impianto normativo tra i più stringenti: la normativa europea sulla sanità animale, le direttive sul benessere animale recepite nell’ordinamento nazionale, il sistema di condizionalità della Pac, i controlli veterinari e il sistema ClassyFarm del Ministero della Salute per la valutazione del rischio e del benessere animale, oltre al Piano nazionale di contrasto all’antimicrobico-resistenza.
Su queste basi, migliaia di imprese italiane producono eccellenze che il mondo ci riconosce e invidia: DOP e IGP delle carni e dei salumi e filiere lattiero-casearie, un patrimonio immenso, che presidia aree interne e montane dove nessun’altra attività produttiva sarebbe sostenibile. Colpire indistintamente questo mondo significa colpire il presidio del territorio, non le sue distorsioni. Confeuro vuole tutta la verità. Per questo chiediamo più controlli sul settore zootecnico: più frequenti, più rigorosi, più trasparenti. Chi lavora rispettando le regole non ha nulla da temere. E chiediamo che su questa vicenda sia fatta chiarezza, senza reticenze e aree grigie: chiunque abbia sbagliato, da qualunque parte stia, ne risponda. Ma pretendiamo, con la stessa fermezza, che siano tutelati i diritti di agricoltori e allevatori. Non accetteremo che l'agricoltura italiana venga usata come bersaglio in una partita finanziaria giocata sopra la testa di chi lavora la terra e alleva gli animali. Le battaglie ideologiche eterodirette contro la nostra zootecnia non devono trovare spazio nel servizio pubblico. Noi difendiamo e tuteliamo il lavoro onesto. Questo è il principio più importante, e per Confeuro non è negoziabile”. Lo dichiara Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro- Confederazione Agricoltori Europei.
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