(ASI) Come di consueto in ogni ultimo giorno del mese, anche oggi in Cina il Dipartimento Nazionale di Statistica ha pubblicato gli indici relativi ai principali settori economici sulla base dei dati registrati dalle aziende più importanti o più significative del Paese. Il PMI manifatturiero di febbraio si attesta a 50,6 punti, in discesa rispetto ai 51,3 punti di gennaio ma ancora in terreno espansivo, cioè al di sopra della soglia dei 50 punti.

Nel dettaglio, il sottoindice relativo alla produzione scende di 1,6 punti rispetto al mese di gennaio toccando quota 51,9 mentre quello relativo ai nuovi ordini riesce a contenere le perdite calando di 0,8 sino a quota 51,5. Risultano invece in terreno negativo, cioè al di sotto della soglia dei 50 punti, sia il sottoindice relativo ai nuovi ordini dall'estero (48,8) che quello relativo alle importazioni (49,6) confermando comunque una tendenza consolidata. Da tempo, infatti, le importazioni cinesi dall'estero crescono, in linea generale, ad un ritmo sensibilmente più elevato rispetto alle esportazioni cinesi verso l'estero.

Il calo delle attività manifatturiere è dovuto principalmente alle interruzioni delle attività produttive durante le festività per il Capodanno lunare, cominciate lo scorso 12 febbraio e protrattesi per una settimana intera. La cosiddetta Settimana d'Oro è prevista nel Paese due volte l'anno: la Festa di Primavera, appunto, e l'anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese (Primo Ottobre). Il Capodanno cinese cade tuttavia all'interno di un più ampio periodo di celebrazioni, il Chūnyùn, lungo circa 40 giorni, durante i quali diversi lavoratori possono organizzare periodi di ferie individuali, che si assommano ai sette giorni istituzionali.

La conferma di questa chiave interpretativa arriva dall'indice PMI non-manifatturiero, relativo ai servizi, in forte crescita per molti mesi consecutivamente. Anch'esso è infatti in calo a febbraio, scendendo a 51,4 punti contro i 52,4 di gennaio. Si tratta di una perdita più contenuta rispetto alle attività manifatturiere, anzitutto grazie alla domanda di servizi turistici e ricettivi durante i giorni festivi.

I dati pubblicati pochi giorni fa dal Ministero della Cultura e del Turismo cinese parlano di 256 milioni di viaggi prenotati all'interno del Paese durante la settimana di vacanze generali (12-18 febbraio): un aumento del 15,7% rispetto allo stesso periodo festivo dello scorso anno, quando le celebrazioni erano state bruscamente annullate a causa dell'epidemia scoppiata a Wuhan. Rispetto ai numeri emersi nel 2019 c'è ancora un certo divario: le prenotazioni si fermano al 75,3% del dato di due anni fa, mentre le entrate per il settore addirittura al 58,6%. Un gap - quest'ultimo - appesantito dalla scelta prudenziale di molti cinesi di muoversi nei dintorni o nei circuiti museali della propria città di residenza.

Sebbene ridotto e ancora lontano dai livelli pre-Covid, dunque, il turismo a febbraio ha comunque limitato i danni, compensando le chiusure festive delle altre attività di servizi. In totale, nella settimana del Capodanno cinese, il settore ha registrato entrate per 301,1 miliardi di yuan (circa 46,7 miliardi di dollari), in crescita dell'8,2% rispetto allo stesso periodo festivo del 2020.

Proprio dal turismo arrivano le notizie migliori anche per i prossimi mesi, confermando il ruolo trainante dei consumi nel quadro della crescita. Secondo un rapporto pubblicato lunedì scorso dall'Accademia Cinese del Turismo, nel 2021 il numero dei viaggi interni al Paese risalirà velocemente fino a toccare quota 4,1 miliardi, per un aumento del 42% rispetto al 2020, quando il dato, per effetto della pandemia, si era fermato a 2,88 miliardi, concentrati prevalentemente nella seconda parte dell'anno, in picchiata rispetto al 2019 (-52,1%). I ricavi complessivi raggiungeranno così 3.300 miliardi di yuan (circa 511 miliardi di dollari), in crescita del 48% rispetto allo scorso anno.

Tendenze positive si registrano anche da un altro settore che ormai da anni sta spingendo l'economia cinese: quello dell'innovazione. Oltre a Shenzhen, metropoli tecnologica del Paese, e Shanghai, metropoli finanziaria, anche Pechino vede in forte crescita nel 2020 l'hi-tech (+9,5%) e le industrie emergenti strategiche (+9,2%). Nonostante la pandemia, il loro valore aggiunto ha toccato quota 1.370 miliardi di yuan (circa 211 miliardi di dollari) durante lo scorso anno, contribuendo per il 37,8% al PIL della capitale. Nel dettaglio, a crescere è stata la produzione di smartphone, robot industriali e circuiti integrati. Performance sopra le aspettative - anche per effetto delle restrizioni alla mobilità - dei servizi digitali, dall'e-commerce al fintech.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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