(ASI) Potrebbe diventare il “casus belli”, cioè la proverbiale goccia in grado di fare traboccare il vaso. La notizia arriva a poche ore di distanza dal primo raid, ordinato dal capo della Casa Bianca Joe Biden contro alcune organizzazioni sostenute dall’ Iran sul suolo siriano, in risposta all’ attacco lanciato, da tali realtà, nei confronti del personale del Pentagono in Iraq.

La nave cargo Elios Ray, di proprietà israeliana e in particolare di un uomo molto amico del direttore del servizio segreto Mossad, ha registrato una esplosione a bordo, definita “inspiegabile”, mentre stava navigando ieri nelle acque del Golfo dell’ Oman. Il mezzo si è diretto così immediatamente nel porto di partenza, dove è giunto senza alcuna difficoltà, nonostante i due profondi fori, presenti ai lati, causati dalla potenza della deflagrazione. Quest’ ultima non ha provocato comunque vittime, né feriti tra l’equipaggio che era a bordo, ma solo danni materiali. La notizia è stata riferita, nelle scorse ore, da alcuni funzionari di Washington e di Londra. E’ stata aperta subito l’ inchiesta al fine di accertare l’esatta dinamica dell’ accaduto. C’ è, in particolare, una forte volontà di identificare le cause e gli autori che sono stati all’ origine dell’ evento. La prima ipotesi investigativa non ha escluso che l’ incidente sarebbe riconducibile a una mina sottomarina. Le autorità stanno vagliando tuttavia anche altre supposizioni. Il mezzo potrebbe essere stato oggetto persino, a loro avviso, di un attacco missilistico da parte di qualche attore statale.

L’ indiziato numero uno è il nemico di sempre, ovvero l’ esercito di Teheran, che avrebbe svolto, tramite i suoi militari, una non meglio precisata “attività asimmetrica”. L’ indiscrezione è stata lanciata dalla società di intelligence marittima Dryad Global. L’ azione dovrebbe essere inquadrata pertanto, secondo questa interpretazione, nel quadro dell’ aumento delle tensioni mediorientali per la sempre maggiore aggressività, o definita tale dai suoi detrattori, da parte della Repubblica Islamica. Alcuni funzionari dello Stato ebraico hanno avvalorato tutto ciò rilanciando, sui media nazionali, tale spettro.

Teheran è già nel mirino di Gerusalemme per il suo (presunto) sostegno nei confronti delle organizzazioni terroristiche e per lo sviluppo del programma nucleare ritenuto, dal premier Benjamin Netanyahu, una grave minaccia per il territorio amministrato dal suo governo. Le Forze di Difesa starebbero preparando, già da tempo, i piani per un’ eventuale azione preventiva contro le infrastrutture atomiche presenti nel Paese degli Ayatollah. La concretizzazione di uno scenario così pericoloso destabilizzerebbe non soltanto il quadro geopolitico della regione, ma dell’ intera comunità internazionale e l’economia mondiale. I Pasdaran godono del sostegno di Russia e Cina, al pari di Israele che ha quello degli Usa.

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

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