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Politica Estera

Russia: Putin vicino alla rielezione. Navalnyj tifa per le sanzioni.

Di Lorenzo Nicolao 6 Febbraio 2018 – 12:52 2 min di lettura

navalny(ASI) «Non impigritevi, il rospo non molla il tubo del petrolio da solo». Aleksej Navalnyj lo disse dopo una delle tante sentenze, cercando di non spegnere la rivolta nei confronti di Vladimir Putin.

Il 28 gennaio scorso, il principale oppositore del Cremlino era riuscito a radunare in oltre dieci città russe migliaia di manifestanti, per boicottare le elezioni del 18 marzo. La polizia lo ha arrestato per la quarta volta, ma Navalnyj non si dà pace per il respingimento della propria candidatura alle presidenziali. Ora è stato rilasciato, ma su di lui pende l'accusa di aver assalito degli agenti di polizia durante le proteste in strada. Lo stesso metodo ostruzionista, ovvero l'accusa di essere un politico che ispira agitazioni popolari e che fomenta l'odio, venne applicato anche quando fu candidato sindaco di Mosca nel 2013. A ogni sua iniziativa, la controffensiva del governo. «È l'unico uomo al mondo in grado di spaventare Putin», ha scritto il Wall Street Journal, per la sua determinazione e capacità di raccogliere il dissenso dei cittadini, denunciando la povertà del Paese e la fragilità dell'economia. Sforzi spesso vani, perché in vista delle prossime elezioni lo zar si aspetta circa il 70% dei consensi.

Navalnyj, anche se in carcere, rimane il leader del "Partito del Progresso", l'unico che poteva in qualche modo insidiare la maggioranza di Putin, se confrontato agli altri candidati, molti di facciata, ai quali è stato permesso di correre per il Cremlino. Gennadij Zyuganov, leader dei comunisti, Vladimir Zhirinovsky, quello dei liberali, e Sergey Mironov, per i socialdemocratici, non sono mai sembrati rivali competitivi e neanche volti più vicini alla società civile, come la giornalista Irina Prokhorova o l'attore Ivan Okhlobystin, sembrano in grado di impensierire Putin.

Al momento l'avvocato ed esperto economista Navalnyj può solo appoggiare la scelta di Stati Uniti e Nazioni Unite di rinnovare le sanzioni contro la Russia. Una decisione che danneggia soprattutto gli oligarchi e i petrolieri vicini al Cremlino, ma anche molte imprese europee che commerciano con loro. Donald Trump ha dovuto firmare la mozione, anche se a malincuore, nel momento in cui a Washington si fa più accesa la lotta politica sul Russiagate.

Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa Italia

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