(ASI) A circa quattro anni dal lancio dell'iniziativa Belt and Road, il progetto di ricostruzione in chiave moderna delle antiche direttrici terrestri e marittime della Via della Seta sta prendendo forma in maniera sempre più chiara.
Il Forum a tema del 14 e 15 maggio scorsi ha visto Pechino trasformarsi nel centro nevralgico del dibattito internazionale, tanto in relazione al vasto progetto che insisterà direttamente su Asia, Europa ed Africa Orientale, quanto a riguardo dei più generali temi cruciali coinvolti e stimolati dall'iniziativa cinese: lo sviluppo infrastrutturale, la facilitazione commerciale, l'intensificazione degli investimenti non-finanziari, la riduzione della povertà e la sostenibilità della crescita. Se n'era ampiamente discusso al G20 dello scorso anno, ospitato proprio dalla città cinese di Hangzhou, ma se ne continua a parlare in tutti i principali consessi mondiali, evidenziando una progressiva assunzione di responsabilità di Pechino nel corso di un processo di crescita e maturazione sia verso l'interno del Paese che verso l'esterno.
Tra capi di Stato o di governo, delegati e rappresentanti istituzionali, infatti, quasi tutto il resto del mondo era presente all'evento dedicato alla nuova Via della Seta. Dal nostro presidente del Consiglio Paolo Gentiloni al premier spagnolo Mariano Rajoy, dal presidente russo Vladimir Putin a quello argentino Mauricio Macri, dal presidente vietnamita Trần Đại Quang a quello uzbeko Shavkat Mirziyoyev, dal presidente kazako Nursultan Nazarbayev a quello indonesiano Joko Widodo, dalla presidentessa cilena Michelle Bachelet a quella svizzera Doris Leuthard. E poi ancora, tra i primi ministri, il greco Alexis Tsipras, l'ungherese Viktor Orbán, la polacca Beata Szydło, il cambogiano Hun Sen, il pakistano Nawaz Sharif, il serbo Aleksandar Vučić (da poco eletto presidente), la myanmariana Aung San Suu Kyi ed altri ancora.
Dai primi riferimenti nella seconda parte del 2013, soprattutto in occasione degli interventi pubblici durante le visite nei Paesi dell'Asia Centrale e del Sud-est asiatico, quello relativo alla Via della Seta è, insomma, un progetto ormai noto a tutti i leader del mondo, inclusi i rappresentanti delle principali organizzazioni internazionali, quali l'ONU, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale ed il Forum Economico Mondiale, tutti rappresentati dai loro massimi dirigenti alla due-giorni di Pechino.
Durante il suo discorso di benvenuto, Xi Jinping ha ricordato un antico detto cinese secondo cui «le pesche e le prugne non parlano, ma sono così attraenti da formare un sentiero sotto gli alberi». In questi quattro anni, infatti, più di 100 tra Paesi e organizzazioni internazionali hanno mostrato concretamente il loro interesse a prendere parte all'iniziativa.
Le intenzioni dei presidenti e dei primi ministri intervenuti al Forum, del resto, non lasciano spazio a dubbi. Come recita la Dichiarazione Congiunta pubblicata il 15 maggio scorso, «osservando le opportunità che la Cintura Economica della Via della Seta e la Via della Seta Marittima del XXI Secolo possono creare fra le sfide e i cambiamenti», i leader accolgono «con favore e sostengono l'Iniziativa Belt and Road al fine di rafforzare la connettività tra Asia ed Europa, aperta anche ad altre regioni quali l'Africa ed il Sudamerica». A guidare il confronto è «lo spirito di pace, cooperazione, apertura, trasparenza, inclusività, eguaglianza, apprendimento reciproco, mutuo vantaggio e rispetto paritario», rimarcando «l'importanza dell'espansione della crescita, del commercio e degli investimenti basati su parità di condizioni, regole di mercato e norme internazionali universalmente riconosciute». In particolare, si sottolinea «la promozione della cooperazione industriale, l'innovazione scientifica e tecnologica, la cooperazione economica regionale», oltre alla partecipazione e all'integrazione «delle piccolissime, piccole e medie imprese nelle catene globali del valore».
Per quanto riguarda la dimensione infrastrutturale, forse quella più immediata anche grazie al ruolo trainante della Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali (AIIB), la cooperazione riguarderà «le arterie stradali, le reti ferroviarie, i porti, il trasporto navale marittimo e fluviale, l'aviazione, gli oleodotti e i gasdotti, le reti elettriche, la fibra ottica, incluso il cablaggio transoceanico, le telecomunicazioni, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione», oltre allo sviluppo di corridoi multifunzionali interconnessi quali la nuova Dorsale Terrestre Eurasiatica, la Rotta Marittima del Nord, il Medio Corridoio Est-Ovest ed altri ancora.
Durante il suo intervento, Xi Jinping ha inoltre ribadito che portare avanti l'iniziativa Belt and Road «non significa reinventare la ruota». Al contrario, questo grande progetto cercherà di completare e massimizzare «le strategie di sviluppo dei Paesi coinvolti». In questo senso, la Cina ha precisato di volersi coordinare con le numerose iniziative locali già avviate autonomamente:
- L'Unione Economica Eurasiatica, cioè il mercato comune che racchiude Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Armenia e Kirghizistan, lanciato ufficialmente nel 2015 dopo aver superato il primo step dell'unione doganale
- Il Piano Generale per la Connettività dell'ASEAN, ovvero un piano di azione per il rafforzamento della connettività multifunzionale - politica, infrastrutturale, digitale, industriale, commerciale, energetica, logistica, formativa, culturale e turistica - tra i Paesi del Sud-est asiatico, lanciato nel 2010 ed aggiornato nel 2016 con una proiezione al 2025
- Il Piano Nurly Zhol, adottato dal governo del Kazakhstan nel 2014 per migliorare le infrastrutture e la logistica del Paese e per sostenere le piccole e medie imprese locali
- Il Medio Corridoio Turco, che nei prossimi anni dovrebbe connettere l'area anatolica con il Mar Caspio e l'Asia Centrale
- L'iniziativa della Via allo Sviluppo della Mongolia, lanciata dal governo di Ulaanbaatar per sfruttare la sua posizione strategica a cavallo tra Russia e Cina ed inserirsi nelle nuove linee di connessione tra Asia ed Europa
- Il piano Due Corridoi, Un Cerchio Economico, approntato diversi anni fa dal governo vietnamita per espandere le proprie capacità industriali e infrastrutturali
- L'iniziativa Northern Powerhouse in Gran Bretagna, che ha come scopo la riqualificazione industriale, infrastrutturale e tecnologica di alcune importanti città settentrionali come Manchester, Liverpool, Leeds e Sheffield per controbilanciare il peso economico di Londra e del Sud-est inglese
- La nuova Via dell'Ambra, lanciata dalla Polonia per migliorare la connettività tra l'area baltica e l'Europa Centrale
Il supporto cinese ad ognuno di questi piani comincia ad essere tangibile, mettendo in campo la credibilità e l'affidabilità finora dimostrate nel quadro di progetti già avviati o completati, come la linea ad alta velocità Jakarta-Bandung in Indonesia, le linee ferroviarie Cina-Laos, AddisAbeba-Gibuti e Budapest-Belgrado, oltre ai porti di Gwadar (Pakistan) e del Pireo (Grecia), dove Pechino, in accordo con i governi di Atene e Islamabad, sta cercando di migliorare le potenzialità logistiche ed infrastrutturali.
Per quanto riguarda l'Italia, Venezia dovrebbe invece costituire il vero e proprio anello di congiunzione della nuova Via della Seta tra la direttrice marittima, proveniente dal Canale di Suez via Atene, e quella terrestre, proveniente da Rotterdam. In attesa dell'approvazione definitiva da parte di Palazzo Chigi, l'accordo concluso tra il Comune della città lagunare, l'Autorità Portuale e China Communication Constructions Company Group (CCCG) lo scorso 3 febbraio, prevede che il consorzio italo-cinese 4C3 realizzi una piattaforma d'altura a 8 miglia nautiche da Malamocco e alcuni terminal container a Porto Marghera.
 
Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia
 
 
 

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