(ASI) Continua in Argentina l’opera riformatrice del presidente Mauriio Macri che di fatto sta cancellando tutte le riforme sociali realizzate durante l’era Kirchner, prima dal presidente Nestor Kirchner quindi da

sua moglie Cristina.
Dopo un solo anno di governo la situazione del paese indio-latina è già molto diversa da quella eredita dal nuovo presidente. L’inflazione è al 40 per cento, il Prodotto interno lordo (Pil) è diminuito del 3,4. vari sondaggi dimostrano che le misure neoliberiste attuate dal nuovo presidente, gradito a Washington, non piacciono alla popolazione, il tasso di malcontento verso il primo cittadino è del 43,1 per cento.
Durante i primi 12 mesi del suo mandato Macri ha realizzato un aumento delle tariffe energetiche del 500 per cento, scatenando il malcontento della popolazione, inoltre da più parti sono state denunciate violazioni dei diritti di migliaia di lavoratori pubblici e privati. Registrati numerosi licenziamenti di massa al contrario di quanto avveniva durante l’era Kirchner dove la crescita dell’occupazione stata una costante.
Da cinque mesi il tasso di occupazione nel settore privato è fermo con il settore pubblico che non riesce ad assorbire i disoccupati.
Uno dei primi provvedimenti assunti da Macri è stato quello di ottenere un prestito da 9,3 milioni di dollari dai fondi internazionali, riportando il paese sotto la scure dei creditori.
Dati alla mano la situazione si fa sempre più drammatica, tra dicembre e settembre hanno chiuso oltre 2 milioni di aziende, più della metà delle quali con oltre 100 dipendenti, secondo i dati del Centro per la politica economica Argentina (Cepa).
Politicamente Macri ha modificato o eliminato molte politiche sociali dell’era Kirchner, con risultati che infatti stanno riportando l’Argentina ai livelli del 2002 e del suo crack internazionale.

Fabrizio Di Ernesto – Agenzia Stampa Italia

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