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(ASI) Da più parti, prima e dopo l’uscita di Berlusconi sull’argomento, si sta discettando sull’utilità dell’unione Europea e su quanto convenga all’Italia di restarvi ancora dentro. Plotoni di opinionisti, di politologi e di economisti discutono sui quotidiani, nei dibattiti televisivi ed in tavole rotonde sul possibile fallimento di questa Europa,

Gli argomenti sono molteplici e quasi tutti non privi di fondamento.

  • Non ha senso un’Europa che ha la moneta comune , ma non un debito pubblico comune ( come la federazione Tedesca o quella Svizzera o gli stessi USA )

  • Vi sono Stati, come Francia e Germania che fanno politiche di incentivazione e di sviluppo industriale in barba ai regolamenti Europei mentre all’Italia ciò non è concesso.

  • Manca qualsiasi solidarietà per problemi che, come l’immigrazione clandestina, sono problemi Europei e non solo italiani.

  • Non ha senso avere la moneta unica senza una politica economica e monetaria comune che presupporrebbe un ministero dell’economia comune.

Gli argomenti sono tanti e tutti riconducono la questione al fatto che l’Europa, così come è stata fatta, è solamente un’unione di interessi e non di progetti.

Insomma l’Europa delle banche e non l’Europa delle Patrie ….!

Fa un poco specie che questa scoperta venga fatto solamente oggi e solamente a fronte del fallimento dell’Europa quando sin dall’inizio del processo federale molte voci avevano obiettato con precisi argomenti le contraddizioni di un'unione che nelle sue fondamentali finalità che si prefiggeva appariva, sin dall'inizio, piuttosto incompiuta.

Allora gli stessi Soloni che oggi criticano l’Europa e ne certificano il fallimento, accusavano gli scettici ed i critici di malafede, di oscurantismo quando non di stupidità e li classificavano come “cassandre” in servizio permanente!

Era invece del tutto evidente che il solo cemento degli interessi e della moneta comune non sarebbero stati in grado di accomunare una federazione dei paesi che non avesse altri e più concreti motivi per restare unita .

La mancanza di un’unione centrale politica oltre che monetaria, che fosse in grado di armonizzare strategie di sviluppo, ricerca, politica estera, difesa lasciava ampi margini per una forza centrifuga basata sulle reali necessità dei singoli Paesi ed intralciava invece qualsiasi azione che tendesse ad amalgamare le varie componenti in un tutto unico.

Al di là poi delle ipotesi teoriche che pure avevano una loro concreta consistenza nel prevedere il fallimento dell’”Europa delle banche”, per evitare una deriva negativa all'unione, sarebbe bastato guardarsi intorno e fare tesoro delle esperienze di tante altre federazioni che si reggevano da secoli sul principio dell’unità anche politica per immaginare che se queste non si erano limitate ad un’unione di interessi puramente economici, finanziari e monetari, una qualche ragione pratica doveva pur esserci. Pertanto, il non tenere conto della secolare esperienza altrui non era espressione di maggiore intelligenza, ma bensì di cecità politica.

A questo punto le strade possibili sono solamente due, o lasciare che questa Europa si sfaldi e si disgreghi definitivamente, oppure porre mano ad un processo di unione politica con un vero governo federale che abbia competenza assoluta su tutte le problematiche di ordine generale lasciando ai singoli stati componenti la competenza per i soli problemi di natura specificatamente locali.

Il governo federale dovrebbe avere competenza in materia di economia, ricerca, politica estera, difesa e sociale, mentre tutto il resto resterebbe di competenza degli stati federati.

Purtroppo siamo convinti che la litigiosità, le pretese nazionali e soprattutto l’indisponibilità dei politici nazionali a cedere una parte del loro potere ad un governo sovranazionale saranno di ostacolo a questo processo e che alla fine la costituzione di un' Europa unita, armata, indipendente e solidale non se ne farà nulla!

 

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