(ASI) Questa è la sintesi a cui si è giunti basandosi sugli inconsistenti successi conseguiti sul campo dopo circa 5  mesi di attacchi aerei, attuati prima degli Usa, poi degli Usa insieme ad una coalizione. Risultati: i bombardamenti non hanno minimamente scalfito la forza bellica del gruppo terroristico ISIL Takfiri.

A cui si deve aggiungere il fatto, effettivamente molto grave, che le incursioni dei bombardieri, effettuate da agosto 2014 all'interno della Siria dagli Stati Uniti e da settembre pure dai loro alleati, sono state fatte  senza alcuna autorizzazione ricevuta dal governo di Damasco e senza nessun mandato delle Nazioni Unite. E' legale tutto ciò?
Inoltre, va ricordato che l'Italia è coinvolta in questa operazione militare in quanto fa parte della coalizione fornendo anche alcuni caccia tornado. Sofisticati strumenti da comabattimento che non sono forieri di una missione di pace. A mio avviso, ciò dimostra che l'Italia partecipa attivamente in operazioni militari non autorizzate dall'Onu, per cui ci sono tutti gli estremi per affermare che si sta contravvenendo palesemente l'articolo 11 della Costituzione. Ma per chi sta nei posti di potere, questo sembra essere un piccolo dettaglio...Ormai da tempo l'opinione pubblica ha capito che quando si è di fronte agli interessi degli Usa e dei loro padroni..., allora, meschinamente, ci si dimentica dei bei principi ispiratori delle Costituzioni e si eseguono gli ordini e basta. Tanto il fine degli Usa ed affini è sempre lo stesso: filantropico. O no? Anche con le armi si compie tutto ciò per portare "democrazia, progresso e civiltà"...  Non è vero?

Sta di fatto che, nel mondo, cresce nell'opinione pubblica la consapevolezza che le motivazioni ufficiali  dell'intervento sono, come i fatti stanno dimostrando, false e pretestuose.

Ci si domanda: a chi giova tutto ciò? Quali giochi sporchi ci sono dietro? E la gente comincia a prendere coscienza della realtà. Perciò ha fame di conoscere i fatti per quelli che sono e non per come, complici  i mass media addomesticati, gli fanno apparire. Inizia a sentire e valutare anche altre campane.  Si documenta e cerca ulteriori informazioni in merito.

Allora, a questo scopo, quale ulteriore riscontro alle tesi sopra esposte, può essere utile prendere in considerazione la notizia dell'esito dell'incontro tra  il vice ministro degli Esteri iraniano per gli affari arabi e africani Hossein Amir-Abdollahian con il suo omologo russo  Mikhail Bogdanov.  I due importanti rappresentati politici dei due Paesi hanno convenuto che, alla luce dei fatti:

"Gli Usa non stanno seriamente combattendo lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (ISIL) ed il suo gruppo terroristico" .

I due alti rappresentanti governativi  nel loro incontro hanno affrontato  molti  temi, tra i quali spiccavano proprio la situazione della Siria e quella dell' Iraq. La posizione  russo-iraniana su queste vivende è univoca ed insieme  hanno dichiarato che:

 "il futuro politico della Siria appartiene al popolo di questo Paese". 

"La strategia dei governi di Teheran e Mosca è determinata a sostenere la Siria e l'Iraq".

"Teheran e Mosca sono attive nell' aiutare l'Iraq e la Siria a combattere contro il terrorismo e lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (ISIL)" .

Infine, va ricordato che già la Russia, prendendo atto degli scarsi risultati ottenuti contro ISIL dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti, aveva finito per accusare direttamente Usa e coalizione. Infatti per i russi  appare sempre più evidente  il  recondito fine strategico statunitense. Per cui,  l'obiettivo vero degli Usa e dei suoi  alleati sia più quello di cercare  "surrettiziamente" di  rovesciare il governo del presidente siriano Bashar al-Assad, piuttosto che assestare un colpo mortale all'ISIL.

A questo proposito è significativa la dichiarazione rilasciata nel mese scorso dal Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov che in merito ha detto:

"Forse ... questa non è così tanto un'operazione militare contro lo Stato islamico (ISIL), piuttosto sembra  la preparazione per un intervento per modificare il regime (di Assad,  n.d.r.) usando come copertura l'intervento  anti-terrorismo".

Concludo questa analisi con l'invito ai lettori di approfondire sempre gli argomenti. In ogni caso per  arrivare ad un giudizio più oggettivo sulle varie questioni affrontate, un metodo sicuro basato su dati reale c'è:  basterebbe vedere quali effetti hanno portato le guerre 'umanitarie' e gli interventi militari  per esportare il modello di democrazia e civiltà occidentale in Afghanistan, Iraq, Siria e Libia. Su quale 'democratica' coscienza e su quali 'civili' governi pesano le moltissime distruzioni, le tantissime morti, l'infinita violenza, il coas che hanno portato in quei Paesi? Allora, 1+1+1+1,  fa 4 e non altre comode verità...

Niger September - Agenzia Stampa Italia

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