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Politica Estera

Falkland. United Kingdom

Di Fabrizio Di Ernesto 10 Marzo 2013 – 18:55 2 min di lettura
(ASI) Gli abitanti delle isole Malvinas, al largo della costa argentina, si sono espressi ieri in un referendum per decidere se rimanere sudditi della Corona inglese o se diventare argentini, come la geografia e la logica avrebbero imposto. L’esito del voto non lascia spazi a dubbi.

Le istituzioni argentine si erano più volte opposte a questa consultazione ben sapendo che l’esito sarebbe stato scontato, in più di una occasione la presidentessa Cristina Fernandez de Kirchner aveva sottolineato come una popolazione trapiantata da una potenza coloniale , com’è quella delle isole Malvinas, non è un popolo che gode del diritto alla libera determinazione, poiché non si differenza dagli abitanti della metropoli.

Lo scontro tra Londra e Buenos Aires ha origini antiche ed è stata in più occasioni portato anche sul tavolo dell’Onu, oltre ad aver provocato una guerra oltre trenta anni fa, per la precisione nel 1982.

Negli anni ‘60 i due paesi iniziarono a portare avanti negoziati riguardo alla sovranità sulle isole Malvinas, Georgia del Sud, Sandwich del Sud e gli spazi marittimi circostanti.

Nel 1971 entrambi i governi giunsero ad un accordo di cooperazione, sotto la formula di sovranità in materia di servizi aerei e marittimi e di comunicazioni postali, telegrafiche e telefoniche mentre l’Argentina si assunse l’impegno di cooperare nel campo della salute, dell’educazione, dell’agricoltura e della tecnica.

Due anni più tardi l’Onu invitò i due paesi ad accelerare il processo.

Nel frattempo però Londra capisce che nella regione potrebbe esserci petrolio ed inizia a portare avanti esplorazioni in tal senso forzando però il contenuto delle precedenti risoluzioni Onu.

Si arriva così al conflitto del 1982 che non alterò la situazione nelle isole. In seguito a ciò però dal 1989 l’esame della questione avviene nell’ambito del Comitato speciale per la Decolonizzazione.

Nel 1990 con le Dichiarazioni congiunte di Madrid si arriva ad una formula di riserva o salvaguardia di sovranità sulle isole Malvinas e gli spazi marittimi circostanti che al contempo costituisce un riconoscimento da parte di entrambi i paesi dell’esistenza e del contenuto della disputa della sovranità.

Negli ultimi anni la questione si è riaccesa per un motivo molto semplice, nella zona sono state individuate importanti riserve petrolifere, le stime peggiori parlando di circa 20 miliardi di barili, una quota molto superiore alle riserve di entrambi i paesi.

Per l’Inghilterra inoltre affermare la propria supremazie sulle isole significa anche poter un domani avanzare pretese in vista della spartizione dell’Antartide e delle ricche del sottosuolo del Polo sud.
Da oggi quindi addio Malvinas, saranno solo Falkland con grandi vantaggi, e ricchezze, per la Corona inglese.

Fabrizio Di Ernesto  Agenzia Stampa Italia

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