(ASI) Gli Uomini che amano la Patria tenendo alta la Bandiera, in specie nelle avversità, hanno diritto ad essere ricordati ed onorati, costituendo un esempio, quale punto di riferimento per chi voglia perseverare nella fede e nella speranza.

Il Gen. Riccardo Basile, scomparso il 23 dicembre, nel giorno dedicato a Santa Vittoria, è stato innanzi tutto un grande Italiano, che ha voluto interpretare il lungo impegno nell’Arma di Artiglieria e nella Federazione Grigioverde, al servizio esclusivo della Patria. Proprio per questo, merita un saluto non formale, con un rimpianto oggettivamente sentito da parte del mondo militare, ed in misura non inferiore, anche da quello civile.

Si tratta - sia consentito rammentarlo – di un impegno tanto più encomiabile, in quanto manifestato con uguale, indomita perseveranza, anche quando le sofferenze fisiche si erano fatte più forti: massimo segno di una volontà protesa a spostare in avanti la frontiera del possibile, a costo di ogni sacrificio.

Basile aveva mutuato dalla generosa terra di Calabria, che gli aveva dato i natali, questa volontà indubbiamente tetragona, capace di coniugare l’azione con un alto pensiero patriottico, in una sintesi convinta ed efficace di valori fondanti: quelli di un’Italia davvero unita e consapevole. Non a caso, amava ripetere che nel 1915-18 si era combattuta, dall’Isonzo al Piave, la quarta Guerra d’Indipendenza.

In coerente aderenza a questi principi, non si era limitato ad esercitare con passione il ruolo militare di competenza prioritaria, ma lo aveva esteso con altrettanta dedizione ad una costante attività nel mondo del grande Esodo giuliano, istriano e dalmata: ciò, nella certezza che il 10 febbraio 1947 fosse stata compiuta una grande ingiustizia epocale, a carico di un popolo che aveva già subito, con il genocidio perpetrato da parte slava, l’agghiacciante tragedia delle foibe, ma che aveva ribadito la propria fede nell’Italia con una scelta plebiscitaria: quella dell’Esilio.

Ricordare adeguatamente Riccardo Basile significa non dimenticare questo impegno, tradottosi in una lunga ed attiva presenza nella Federazione Grigioverde di Trieste, forte di 37 Associazioni d’Arma, di cui è stato solerte ed attivo Presidente sino all’ultimo; e negli ambiti di significative Organizzazioni del movimento adriatico  (Lega Nazionale, Unione degli Istriani, Famiglia di Pola in Esilio) e di altri Soggetti legati alla reminiscenza patriottica (Comitato per le Onoranze alle Vittime delle foibe; Istituto per la Guardia d’Onore alle Tombe del Pantheon).

Sarebbe impossibile ricordare in dettaglio la complessa e multiforme attività di Basile: qui, basti menzionare, quale esempio emblematico, i Monumenti in Pietra del Carso eretti nella Zona sacra di San Giusto, presso la Cattedrale di Trieste: in particolare, quello in onore dei Volontari Irredenti decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare; e quello a suffragio delle Vittime di Vergarolla (Pola), in una strage compiuta a danno degli Italiani il 18 agosto 1946 che resta, per numero di Caduti (pari a 109, secondo la testimonianza di Padre Flaminio Rocchi), il massimo eccidio occorso in Italia durante il secolo scorso, in tempo di pace.

A proposito di questa strage, un autentico delitto contro l’umanità, si deve aggiungere che, sempre grazie a Basile, ogni anno la ricorrenza è diventata oggetto di una celebrazione ufficiale destinata a ricordare la tragedia, col significativo intervento delle massime Autorità locali. Una consuetudine che è auspicabile si voglia proseguire, anche in omaggio al Generale.

E’ giusto aggiungere che Basile, oltre a queste testimonianze dirette di fede, ne lascia una traccia importante anche nella notevole attività pubblicistica, sia nell’ambito degli Organi di stampa editi dalle suddette Organizzazioni, sia in qualità di storico: basti citare la “Cronologia   italiana” con particolare riguardo a quella istriana e dalmata, che costituisce un utile strumento di consultazione, anche ad uso delle scuole.

“Non omnis moriar”. Anche in questo caso, il monito di Orazio diventa un memento ed un’esortazione a non dimenticare: come è stato detto in tempi a noi più vicini, nessuno muore veramente finché ne viene conservato il ricordo; e fino a quando l’esempio venga proposto quale modello di pensiero e di opere. E’ il caso di Riccardo Basile e dell’impegno di tutta una vita, spesa egregiamente al servizio della Patria.

Generale Riccardo Basile: presente !

 

c.c.m.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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