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(ASI)Inizia il nuovo anno e quello e quello appena concluso, il quarto dall’insediamento del Sindaco   Boccali,  lascia l’amaro in bocca: società partecipate svendute, centro storico in completo abbandono, mobilità pubblica carente, altissimi tassi di inquinamento atmosferico, degrado delle periferie, infrastrutture inadeguate. Eppure, a seguito delle elezioni amministrative del giugno 2009, il Programma del Sindaco lasciava ben sperare perché fondato su idealità di tutto rispetto : dall’etica pubblica alla trasparenza; dalla qualità della vita alla sicurezza, dalla sostenibilità ambientale allo sviluppo economico. Tra gli obiettivi strategici, il neo-sindaco declinava con dovizia di particolari anche Perugia città democratica e partecipativa”.

Che fine ha fatto la partecipazione del cittadino alle scelte di Palazzo dei Priori i questi ultimi quattro anni? Quali forme di condivisione delle scelte sull’erogazione dei servizi pubblici? Quale trasparenza? Sui temi della  democrazia e della partecipazione a Perugia, in realtà, siamo tornati all’anno 0. Forse sarebbe meglio precisare: siamo rimasti all’agosto 2002, anno di entrata in vigore del Regolamento Comunale recante la “Disciplina delle forme di partecipazione popolare all’amministrazione locale”. Regolamento mai modificato salvo un blando tentativo nel lontano 2010, anno in cui fu istituita una commissione tecnica per lo studio dei cd Consigli di Quartiere il cui lavoro fu vanificato poco dopo Giunta comunale (DG n. 163 del 09.11.2011) che ritenne “opportuno rinviare l’istituzione e l’attivazione dei consigli di quartiere alla prossima consiliatura” decidendo che alcuni consiglieri comunali (scelti rigorosamente e democraticamente dal Sindaco) avrebbero però garanito “la rappresentanza delle esigenze locali” e raccolto “le istanze dei cittadini con particolare riferimento ai problemi di manutenzione ordinaria”.

In estrema sintesi, secondo l’amministrazione comunale, i cittadino avrebbe dovuto rapportarsi con singoli consiglieri scelti dal Sindaco per esprimere problematiche, si badi bene , di manutenzione ordinaria. Su tutto il resto (manutenzione straordinaria compresa), evidentemente, il cittadino non avrebbe potuto manifestare alcunché. Da quel lontano 2002 (escludendo il goffo tentativo naufragato del 2010) si sono dovuti attendere ben 11 anni per vedere la proposta della Giunta (n. 92 del 20/11/2013)  che prevede la possibilità di istituire Consulte di Quartiere con funzione di partecipazione e consultazione della cittadinanza. Tra le motivazioni della proposta, l’amministrazione Boccali evidenzia che lo scopo è quello di  realizzare un’ ulteriore valorizzazione della partecipazione dei cittadini all’attività politico-amministrativa”. Ulteriore rispetto a quali precedenti forme di rappresentanza delle esigenze della popolazione? Forse la Giunta si è accorta tardi che, negli ultimi anni a Perugia, sono sorte numerose associazioni di quartiere che hanno cercato di reagire al degrado, all’abbandono dei luoghi ed alla carenza di servizi attraverso variegate forme di vera e propria autogestione: dalla potatura di siepi alla realizzazione di aiuole; dalla riparazione di pavimentazioni stradali all’ utilizzo di locali sfitti per attività sociali, dal piedibus (per accompagnare i bambini a scuola) a vere e proprie ristrutturazioni di luoghi aggregativi. Dove tali associazioni non sono riuscite ad arrivare, hanno fatto sentire la loro voce attraverso riunioni e dibattiti pubblici coinvolgendo la cittadinanza tutta oltre che l’amministrazione e gli organi preposti alla sicurezza pubblica. Perché, dunque, la recente proposta di creare Consulte di Quartiere? Non può che saltare all’occhio anche del più distratto dei perugini che si tratta solo dell’ennesimo spot elettorale della Giunta guidata da Boccali. Uno spot lontano anni luce dal valore che Aldo Capitini diede alla democrazia diretta grazie alla realizzazione dei COS ( Centri di Orientamento Sociale) che proprio a Perugia videro la luce nel lontano 1948 e che permisero ai perugini di allora di svolgere ricorrenti dibattiti, aperti a tutti, su questioni amministrative e sociali, promuovendo forme di reale partecipazione. L’esperienza di Capitini si diffuse rapidamente in tutta l’Umbria e fu replicata a Firenze ed a Ferrara. I COS, purtroppo,  si conclusero quattro anni dopo perché fortemente contrastati da quelli che oggi chiameremmo i “poteri forti”. Corsi e ricorsi della storia?

Il Movimento 5 Stelle fonda la propria azione politica facendo tesoro dell’esperienza di Capitini e crede fortemente che il governo della città non possa ignorare, come accade da anni a Perugia,  forme effettive ed incisive di democrazia diretta e partecipazione del cittadino alle scelte della città.

Meetup 53 MoVimento 5 Stelle Perugia

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