Intervista a S.E. Mohammad Reza Sabouri, Ambasciatore dell'Iran: Difenderemo la nostra sovranità, ma non vogliamo l'escalation regionale. Roma può avere un ruolo costruttivo per la pace

(ASI) In uno scenario internazionale segnato da una pericolosa escalation militare, pubblichiamo l’intervista esclusiva rilasciata ad Agenzia Stampa Italia a S.E. Mohammad Reza Sabouri, Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran.

Gli Stati Uniti d'America ed Israele, nonostante i colloqui in corso , hanno attaccato l’Iran in modo improvviso. Qual è la posizione della Repubblica Islamica in merito?

La Repubblica Islamica dell’Iran ha sempre sottolineato che l’unica via per risolvere le divergenze è il dialogo e il negoziato, poiché non esiste alcuna soluzione militare capace di rispondere alle preoccupazioni delle due parti. L’Iran ha partecipato al processo diplomatico con buona fede e serietà, facendo tutto il necessario per prevenire la guerra. Fin dall’inizio abbiamo dichiarato con chiarezza che non saremmo stati noi ad avviare alcun conflitto, ma che non avremmo esitato a difendere la nostra sovranità, la sicurezza nazionale e i nostri interessi vitali. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno nuovamente tradito il tavolo negoziale e, mentre i colloqui erano ancora in corso — alla vigilia del Nowruz iraniano e nel decimo giorno del mese sacro di Ramadan — hanno avviato un’aggressione brutale contro l’Iran. L’atto aggressivo del regime israeliano e degli Stati Uniti costituisce una flagrante violazione dell’articolo 2, paragrafo 4, della Carta delle Nazioni Unite e rappresenta un attacco manifesto all’integrità territoriale e alla sovranità nazionale, configurandosi come un chiaro caso di crimine di aggressione.


Qual è la risposta dell’Iran a questa aggressione e fino a quando continuerà?
L’Iran ha dichiarato esplicitamente di non voler estendere il conflitto nella regione. La linea rossa di Teheran è la violazione della sovranità territoriale e qualsiasi minaccia diretta alla sicurezza nazionale. La risposta a questa aggressione è un diritto legittimo e legale dell’Iran ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Le Forze Armate iraniane utilizzeranno tutte le proprie capacità e risorse per contrastare l’aggressione e respingere le azioni ostili del nemico.
Nel corso della storia, gli iraniani hanno dimostrato di non cedere di fronte alla forza e all’arroganza. L’Iran continuerà la propria legittima difesa fino all’ultimo giorno di guerra, al fine di tutelare la sovranità nazionale, l’integrità territoriale e l’indipendenza del Paese, e di far pentire gli aggressori.

Alcuni ritengono che l’Iran abbia attaccato i Paesi vicini del sud in risposta. Conferma questa affermazione?
L’Iran rimane pienamente impegnato nella politica di buon vicinato con i Paesi della regione. Allo stesso tempo, si aspetta che i Paesi vicini e regionali evitino di mettere il proprio territorio e le proprie strutture a disposizione degli aggressori. Esistono tuttavia numerose prove che dimostrano come gli aggressori abbiano utilizzato pienamente lo spazio aereo di questi Paesi.
Secondo il diritto internazionale, tale comportamento equivale a partecipazione e assistenza nella commissione di un atto di aggressione, autorizzando lo Stato vittima ad adottare misure difensive contro l’origine e la fonte dell’aggressione. Gli Stati Uniti stanno abusando del territorio e delle infrastrutture dei Paesi della regione per estendere il fuoco della guerra all’intera area. L’azione difensiva dell’Iran contro gli Stati Uniti non deve in alcun modo essere interpretata come un attacco contro i Paesi della regione. L’Iran ha preso di mira esclusivamente le basi statunitensi in quei Paesi, che dal nostro punto di vista sono considerate parte del territorio americano.

Quale ruolo pratico e concreto può svolgere l’Italia per prevenire un’escalation militare?
Tutti i Paesi membri delle Nazioni Unite sono tenuti a prendere posizione e a condannare l’aggressione. L’indifferenza e l’inazione incoraggiano gli aggressori, minano le norme internazionali e compromettono il principio dello Stato di diritto.Come è noto, i Paesi vicini e gli attori regionali hanno recentemente adottato iniziative per gestire le tensioni, iniziative accolte positivamente dalla Repubblica Islamica dell’Iran. Sebbene, nonostante questi sforzi costruttivi regionali, si sia assistito a un ruolo ritenuto distruttivo da parte dell’Unione europea nelle questioni relative all’Iran, dal punto di vista diplomatico il ruolo di Paesi come l’Italia può essere costruttivo.L’esperienza dimostra che canali di comunicazione aperti, anche al culmine delle tensioni, possono prevenire pericolosi malintesi. Un attore come l’Italia può muoversi in questa direzione. Tuttavia, qualsiasi ruolo efficace richiede iniziative concrete per superare l’impasse e un’attenzione agli interessi vitali di entrambe le parti; la sola dichiarazione di disponibilità non è sufficiente. Ribadisco comunque che, nella situazione attuale, l’azione immediata di tutti i Paesi, inclusa l’Italia, dovrebbe essere la condanna ferma e immediata di questo atto di aggressione e un’azione collettiva per contrastarlo, poiché questa dinamica può mettere a rischio la pace e la sicurezza regionale e globale in modo senza precedenti.

Vi sono ancora soggetti all’estero che alimentano la contrapposizione e l’instabilità nella società iraniana. A Teheran si ritiene che dietro la campagna di delegittimazione vi sia il governo israeliano?
La Repubblica Islamica dell’Iran ha sempre sostenuto che le questioni interne dei Paesi debbano essere gestite nell’ambito dei meccanismi nazionali e senza interferenze esterne. Le esperienze storiche dimostrano che quando una nazione intraprende un percorso di indipendenza politica e strategica, si sviluppano campagne volte a indebolirne la legittimità a livello internazionale.Per quanto riguarda il ruolo del regime sionista, degli Stati Uniti e persino di alcuni Paesi europei nei disordini interni in Iran, si tratta di una questione evidente e già riscontrata in passato. Questa posizione non si basa su mere congetture, ma su fatti concreti e su dichiarazioni pubbliche e mediatiche di funzionari americani e israeliani. Un esempio evidente sono le dichiarazioni di Mike Pompeo, ex Segretario di Stato e già Direttore della CIA, nonché di esponenti governativi israeliani. Ancora più rilevanti sono le dichiarazioni di Donald Trump, che si è rivolto ai manifestanti in Iran affermando: “Continuate la vostra lotta, il nostro sostegno è in arrivo.”


Dall’inizio di gennaio 2024, l’Iran è diventato ufficialmente membro dei BRICS (gruppo di economie emergenti). Recentemente nuovi Paesi, in particolare del Medio Oriente, vi hanno aderito e il gruppo si è ampliato. Considerando che i BRICS non sono né un blocco geopolitico né un’alleanza, la presenza della Repubblica Islamica indica comunque una linea politica orientata alla trasformazione delle strutture internazionali in senso multilaterale. Quali sono le vostre aspettative? Come immaginate l’Iran nei futuri meccanismi di cooperazione eurasiatica?

L’adesione ufficiale dell’Iran ai BRICS a partire da gennaio 2024 deve essere analizzata nel quadro di una trasformazione strutturale dell’ordine internazionale; una trasformazione che si muove verso il multipolarismo e il rafforzamento della cooperazione Sud–Sud. La promozione del multilateralismo nell’affrontare le questioni internazionali — in ambito politico, economico e di sicurezza — rappresenta uno degli assi principali della politica estera iraniana. L’Iran non considera i BRICS come un blocco contrapposto, bensì come una piattaforma per diversificare la cooperazione economica, finanziaria e tecnologica. La nostra aspettativa è che vengano rafforzati meccanismi finanziari indipendenti, che si faciliti il commercio in valute nazionali e che si promuovano investimenti congiunti nei settori dell’energia, delle infrastrutture e delle tecnologie innovative.
Nell’orizzonte della cooperazione eurasiatica, l’Iran, grazie alla sua posizione geopolitica, alle sue risorse energetiche e alle sue capacità di transito, può fungere da anello di collegamento tra Est e Ovest. Una partecipazione attiva ai corridoi di trasporto, ai progetti energetici e alle iniziative per la sicurezza alimentare può consolidare una collocazione naturale dell’Iran nella nuova architettura della cooperazione regionale e interregionale.


Redazione Agenzia Stampa Italia

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